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Un anno fa la rinuncia di Papa Benedetto XVI: atto di grande umiltà fotogallery video

L'11 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI rinuncia al suo incarico di Vescovo di Roma per "l'età avanzata". Un atto che ribalta il giudizio sul pontefice tedesco finora espresso da esperti e vaticanisti, un gesto che segna un cambiamento profondo nella Chiesa. Da allora Papa Ratzinger si è ritirato, è completamente sparito come aveva promesso: "Sarò nascosto al mondo"

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di Pier Giuseppe Accornero

Di lui ci sono solo foto di archivio e un paio di istantanee e di riprese televisive mentre incontra il successore e prega con lui. In questi 365 giorni Benedetto XVI è rimasto fedele al proposito dichiarato all’atto della rinuncia: «Sarò nascosto al mondo».

Così è stato.

«Ingravescente aetate… plena libertate declaro renuntiare ministerio Episcopi Romae…Per l’età avanzata… in piena libertà dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma». Alle 11,40 di lunedì 11 febbraio 2013 – memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes, 21ª Giornata mondiale del Malato e 84° anniversario della Conciliazione e dei Patti Lateranensi – la vaticanista dell’Ansa Giovanna Chirri stava seguendo dalla Sala Stampa vaticana in via della Conciliazione, grazie al circuito interno del Centro Televisivo vaticano, il Concistoro che si svolgeva nel Palazzo Apostolico.

Raccontò in diretta la clamorosa rinuncia. Riferì poi ai media di tutto il mondo e nel libro «L’ultima parola. Gesti e parole di Benedetto che hanno segnato la storia» pubblicato nel 2013 dalle Edizioni San Paolo: «Avevo già mandato il pezzo sui nuovi santi (i martiri di Otranto e due religiose, n.d.r.) e mi stavo quasi rilassando. Il Papa però, che aveva già parlato a lungo, ha ricominciato a parlare in latino. Mi sono messa in allarme appena ho sentito che diceva che si trattava di una cosa importante per la vita della Chiesa e poi quando ha pronunciato le parole “ingravescente aetate, l’età avanzata”. Lì, confesso, sono entrata nel panico, non riuscivo a credere a quello che sentivo».

La rinuncia divenne effettiva il 28 febbraio. «Ingravescentem aetatem» è il documento di Paolo VI del 21 novembre 1970 che stabilisce l’età massima per i cardinali: a 75 anni decadono dall’ufficio, a 80 perdono il diritto di entrare in Conclave e di eleggere il Papa.

Con il motu proprio «Ecclesiae Sanctae» del 6 agosto 1966 Paolo VI aveva stabilito le regole per i vescovi e i parroci: a 75 anni sono invitati a presentare rinuncia, rispettivamente al Papa e al proprio vescovo, che decidono se accettare o fare un’eventuale proroga. In questo anno Papa Ratzinger ha mantenuto fede al proposito di «sparire» e di non fare alcuna ombra al successore. Si è ritirato a Castelgandolfo e ora vive nell’ex convento di clausura dentro le mura vaticane. Non ha influito per niente sull’elezione di Papa Francesco. Non ha ficcato il naso nella gestione della Chiesa di Papa Francesco che peraltro, in alcune materie si è mosso nel solco tracciato da Papa Benedetto. È letteralmente sparito. Con la sua umiltà e il suo nascondimento il Papa tedesco – che ha sempre goduto di pessima stampa, specie in Italia – è stato un esempio per i cattolici e per i pastori della Chiesa, a qualunque livello, a cominciare dalla Curia romana, dove i cambiamenti più importanti hanno riguardato la sostituzione del Segretario di Stato – il 79enne cardinale Tarcisio Bertone è andato in pensione, sostituito dal 58enne Pietro Parolin – e del segretario generale del Sinodo dei vescovi, l’italiano Lorenzo Baldisseri è andato al posto del croato Nikola Eterovic, spedito nunzio in Germania.

L’umiltà di Ratzinger si è spinta a non volere neppure un nuovo emblema araldico da Papa emerito che esprima la nuova situazione che si è creata con la rinuncia al ministero petrino. D’altra parte i cardinali e i vescovi, al momento della rinuncia, non cambiano stemma. La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato il «Manuale di araldica ecclesiastica nella Chiesa cattolica», elaborato da due esperti, il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo e don Antonio Pompili. Spiegano: «L’araldica è un linguaggio e l’araldica ecclesiastica è un ramo, o un capitolo, dell’araldica generale».

L’araldica ecclesiastica «deve presentare in modo semplice e immediato le qualità e le caratteristiche della persona». Tra le curiosità della pubblicazione anche lo stemma del neo-cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e uno studio, con diverse ipotesi grafiche, per lo stemma di Benedetto XVI che fu realizzato nel 2005 da Montezemolo. La Libreria Editrice vaticana informa che, durante la preparazione del volume, Benedetto XVI ha manifestato al cardinale Montezemolo «vivo gradimento e sentita gratitudine per l’interessante studio fattogli pervenire e ha fatto sapere che preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al ministero petrino».

Contrariamente all’immagine pubblica che i media hanno disegnato, Benedetto XVI per esempio ha usato subito i media più moderni e il loro linguaggio. L’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, recentemente ha confidato ai giornalisti in Sala Stampa vaticana che «la decisione di aprire l’account Twitter di Papa Benedetto XVI non fu ingenua. Non ci hanno mai intimorito i messaggi negativi di risposta. Quello che mi lascia molto perplesso è la volgarità e la grettezza di alcuni messaggi. Qualche giornalista di alto volo ci ha consigliato di chiudere il canale Twitter. Ci siamo chiesti che cosa fare. Dopo matura riflessione abbiamo preferito mantenere aperto il canale Twitter. La Provvidenza ci ha aiutato in questo gesto audace. E oggi, al di là del numero di followers, è impressionante quanti messaggi di Papa Francesco vengano ritwittati: Bergoglio ha oltre 11 milioni di follower, il cinguettio più menzionato è quello in inglese. Il Papa usa un linguaggio che il mondo giovanile comprende e in questo modo entra in dialogo.

È questa la stessa idea di Papa Benedetto, che disse: "Io desidero essere presente là dove gli uomini si incontrano"». Un altro esempio di continuità tra il Papa tedesco e il Papa argentino è il magistero sociale. Per esempio nel messaggio per la prossima Quaresima, che inizia il 5 marzo con il mercoledì delle Ceneri, Papa Francesco ricorda che «la grande colpa della cultura moderna è di aver pensato a un uomo felice senza Dio, negando così ciò che di più profondo c’è nella persona, cioè il suo legame esistenziale con un Padre che gli dà la vita».

Questo è in perfetta continuità con il magistero di Benedetto XVI, che ha fatto del «condurre gli uomini fuori dal deserto, verso la vita e l’amicizia con Cristo» il cuore del suo pontificato. Papa Bergoglio, un anno fa, il 14 marzo 2013, nella sua prima Messa da Papa, con i cardinali elettori, disse di «non trasformare la Chiesa in una Ong».

Il concetto di «Chiesa povera per i poveri» viene spesso evocato come contestazione alla Chiesa, opponendo la Chiesa dei poveri – una Chiesa buona, che fa il bene, la cui missione è la promozione sociale – a una Chiesa che annuncia Cristo, che predica la verità, dedita alla preghiera e alla difesa del Vangelo.

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Commenti

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  1. Scritto da Alberto

    Mi tirerò addosso le critiche di molti credenti, ma da credente ritengo Benedetto XVI un Papa di una statura morale e teologica in confronto alla quale l’attuale Papa appare decisamente uno gnomo. Bergoglio è il trionfo del relativismo e dei progressisti distruttori della Chiesa stessa.

  2. Scritto da angelo f.

    Di certo noi, che cerchiamo di essere cristiani, dobbiamo subire le osservazioni, le critiche di certi sapientoni che individuano sempre qualche pagliuzza più o meno evidente per insegnarci come dobbiamo comportarci…

  3. Scritto da lotty

    L’uomo non è felice senza dio? Conosco un sacco di gente che crede e non è felice e tante persone che sono felici senza credere: la felicità, ammesso che esista, dipende da ben altro!

  4. Scritto da lotty

    Tutte le settimane un articolo di un prete, ma non siete un giornale laico? Fra l’altro le cose scritte sono veramente di parte, mi dispiace.

  5. Scritto da Narno Pinotti

    Nel 2013 si lodavano l’umiltà e il coraggio di Benedetto XVI per l’atto della rinuncia. Fra i lodatori, molti che nel 2005 avevano lodato l’umiltà e il coraggio di Giovanni Paolo II che, pur stremato dal morbo di Parkinson e da anni non più in grado di guidare la Chiesa (come gli stessi ambienti vaticani ammettono, ma solo da poco), diceva di non voler scendere dalla croce del proprio ministero. Il principio di non contraddizione, questo sconosciuto.

    1. Scritto da mario59

      Esatto Narno…Da sempre gli esponenti eclessiastici hanno la capacità (o meglio la faccia tosta) di giustiicare tutto e il contrario di tutto.

      1. Scritto da Sasso Luigi

        La santita non è uniforme, è sinfonica.

      2. Scritto da Giulio

        Prima o poi arriverai anche tu a bussare a San Pietro alla porta del Paradiso… E allora per te saranno cavoli amari!