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Sochi, Deborah Scanzio “Sogno una medaglia da dedicare a Bergamo”

La freestyler cresciuta a Casazza e diventata grande nel Ticino si giocherà la sua terza Olimpiade: "Questa volta non partirò tesa e preoccupata come a Torino e Vancouver. Ma fiduciosa: so che sarà dura ma voglio migliorare i primi due risultati e portare a casa qualcosa di importante".

Quarto e ultimo appuntamento con i protagonisti bergamaschi delle Olimpiadi invernali che si disputeranno a Sochi a partire da venerdì 7 febbraio. Dopo Michela Moioli, Nicole Della Monica e Fabio Pasini, questa volta è il turno di Deborah Scanzio che ormai è stata adottata dalla Svizzera ma che non dimentica le sue origini orobiche: è infatti cresciuta nella tranquilla Casazza con l’amore dei nonni.

 

Deborah Scanzio ormai si sente a tutti gli effetti una svizzera. I salti l’hanno portata lontana in questi ultimi anni, lontana da quella Casazza che l’ha vista crescere e dove conserva i suoi ricordi di un’infanzia felice e nemmeno troppo distante. Ma quei salti l’hanno anche portata a due Olimpiadi, quella torinese del 2006 e quella del 2010 disputata a Vancouver, e tra pochissimo le regaleranno la sua terza avventura a cinque cerchi, a Sochi: "Questa volta, però, spero di arrivarci più tranquilla, meno tesa ma comunque concentratissima – ha spiegato a BgNews la freestyler -. Nel 2006 e nel 2010 mi sono concentrata sulla manifestazione senza pensare ad altro, sbagliando. Oggi, invece, mi sono ripromessa di non compiere più quell’errore e ho diviso le fatiche, gli sforzi e i carichi di lavoro su tutta la stagione. Anche se dopo l’ottima partenza in Finlandia, ho trovato solo sfortuna".

Parla della poco felice prova di Calgary, la seconda tappa della Coppa del Mondo?

"Sì. Lì sono state frenata da una fastidiosa influenza e da qualche errore mio dovuto alla troppa foga di dover recuperare una volta tornata in pista. Ma ci sta, ho voluto forzare e quando forzi le sbavature sono dietro l’angolo, sempre".

Come si è preparata per questa Olimpiade?

"Sto pensando da tanto a questa avventura ma, a differenza di quattro anni fa, me la sono presa con più serenità. La stagione è iniziata a dicembre e mi sono concentrata su tutto quello che mi passava davanti, vivendo ogni cosa alla giornata. E prima della partenza per Sochi mi sono presa tre giorni in cui ho svolto gli allenamenti a casa mia, nel Ticino: mi hanno aiutato moltissimo a staccare la spina senza fermarmi".

Dopo l’ottimo nono posto ottenuto a Torino nel 2006 e il decimo di Vancouver quattro anni dopo, quante possibilità ci sono di migliorarsi?

"Molte, anche se so che sarà molto dura".

Una medaglia è possibile?

"Beh, uno sportivo deve sempre scendere in pista con la massima ambizione. Come farò io. Non sono venuta in Russia per fare il mio compitino ma per cercare di centrare un obiettivo importante. Darò tutto e non tornerò a casa con dei rimpianti, questo è certo".

Bergamo ormai fa parte del suo passato. Quanto è rimasta legata alla nostra città?

"Moltissimo. A Casazza sono cresciuta e a Casazza ho ancora la residenza, anche se purtroppo ci torno sempre meno. Una parte del mio cuore è comunque rimasto in quel piccolo paese nel quale trascorrevo gran parte delle mie vacanze estive, dove tornavo con gioia ogni estate per partecipare al Cre dell’oratorio".

Insomma, un’eventuale medaglia profumerebbe anche di bergamasco.

"Esattamente: dovesse arrivare la dedica sarebbe anche per Bergamo".

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