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Un’incerta Shagimuratova nella Lucia di Lammermoor non convince alla Scala

Al teatro alla Scala è in scena la 'Lucia di Lammermoor' di Gaetano Donizetti, firmato dalla regista americana Mary Zimmerman e diretto da Pier Giorgio Morandi, nela produzione del Metropolitan Opera House di New York. Il soprano Albina Shagimuratova incerta nel canto nei panni della protagonista, troppo esagitato Vittorio Grigolo nella parte di Edgardo.

La locandina

Data dello spettacolo: 1 febbraio 2014

Personaggi ed interpreti

Enrico Massimo Cavalletti

Lucia Albina Shagimuratova

Edgardo Vittorio Grigolo

Arturo Juan Francisco Gatell

Raimondo Sergey Artamonov

Alisa Barbara Di Castri

Normanno Massimiliano Chiarolla

Direttore Pier Giorgio Morandi

Regia Mary Zimmerman

Scene Daniel Ostling

Costumi Mara Blumenfeld

Luci T.J. Gerckens

Coreografia Daniel Pelzig

Maestro del Coro Bruno Casoni

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Produzione Metropolitan Opera House, New York

 

Dopo otto anni dall’ultima rappresentazione scaligera, Lucia di Lammermoor torna ad esservi rappresentata nell’allestimento ideato dalla regista americana Mary Zimmerman e che vide la luce nel 2007 al Metropolitan di New York; una produzione nota a molti appassionati italiani, grazie alla commercializzazione del DVD targato Deutsche Grammophon con la Lucia di Anna Netrebko e l’Edgardo di Piotr Beczala.

Dopo una serie di regie a matrice un po’ più “innovativa”, nella celebre sala del Piermarini è tornato in scena uno spettacolo “tradizionale”, senza stravolgimenti e senza simbolismi da interpretare. Di notevole bellezza gli scorci in esterno – in particolar modo lo sfondo della prima scena ed anche del primo duetto Lucia-Edgardo – che ricordano per soggetto, accostamento cromatico e luminosità, alcuni stupendi dipinti di Albert Bierstadt, importante pittore americano della seconda metà dell’800. Coincidenza vuole che Mary Zimmerman abbia ambientato la vicenda, proprio nella seconda metà del XIX secolo operando uno spostamento in avanti nel tempo di almeno centocinquant’anni rispetto all’originale fine XVI secolo.

Una modifica temporale che non ha portato incongruenze particolarmente evidenti tra quello che abbiamo visto e quello che gli artisti hanno cantato. Solamente nel duetto con Lucia all’inizio del II atto, il riferimento fatto da Enrico alla morte di Guglielmo e alla salita al trono di Maria – già errato nell’originale di Cammarano – perde, per ovvie ragioni, totalmente senso. Ma, come premesso, se questo spostamento temporale è risultato pressoché innocuo, perchè effettuarlo? Quali i benefici?

Ha forse consentito l’inserimento di qualche idea registica particolarmente innovativa? Francamente, se non ci siamo persi qualcosa, ha permesso unicamente l’introduzione, dell’uso della macchina fotografica – grande invenzione ottocentesca – per la classica foto di gruppo, durante il matrimonio fra Lucia e Arturo; non sarà un’idea geniale ma certamente carina.

Fra le particolarità da segnalare, l’ingresso in scena di una diafana figura femminile ad impersonare il fantasma che turba le notti di Lucia e di cui la stessa protagonista racconta ad Alisa durante il "Regnava nel silenzio". Durante l’ultima scena del III atto sarà un altro fantasma, questa volta quello di Lucia, ad entrare in scena per guidare la mano di Edgardo al suicidio.

Vanno segnalati i curati ed eleganti costumi di Mara Blumenfeld.

Sul versante musicale le cose sono andate discretamente. La direzione di Pier Giorgio Morandi è stata positiva per quel che concerne lo stacco dei tempi utilizzati, la riduzione al minimo degli scollamenti tra buca e palcoscenico, inoltre per la compattezza di suono ricavato da un’orchestra che ha suonato ottimamente.

Purtroppo il volume orchestrale è stato tendenzialmente eccessivo, scarse le agogiche e poco evidenziati alcuni cromatismi che in determinati passaggi avremmo desiderato più netti. Ad esempio, l’introduzione orchestrale che porta alla scena della torre all’inizio del III atto, a causa della graniticità e della compattezza del suono, ci è parsa povera di contrasti timbrici. I tagli alla partitura sono stati più o meno quelli di tradizione.

Per rispondere ai molti lettori che ci hanno richiesto lumi su questo tema, segnaliamo le parti eliminate da noi individuate: nel I atto è stato tagliato il da capo della cabaletta di Enrico “La pietade in suo favore”, la chiusura di “Quando rapita in estasi” – dopo il da capo regolarmente eseguito – con le ultime battute in duetto tra Lucia e Alisa. Nel II atto è stato tagliato il da capo del duetto tra Lucia e Enrico “Se tradirmi tu potrai”; è stata data una sforbiciata all’aria di Raimondo nel da capo a partire dal Più allegro di Lucia; un’altra sforbiciata è stata data nel grande concertato del finale II.

Nel III atto è stato tagliato il da capo del marziale tra Edgardo e Enrico “al primo albore”; qualche battuta è stata tagliata al termine della scena della pazzia; dopo la “scena della pazzia” si passa immediatamente a “Tombe degli avi miei” omettendo la scena che inizia con il recitativo di Enrico “Si tragga altrove…”. Buona la prova offerta dal coro della Scala preparato da Bruno Casoni.

Albina Shagimuratova, soprano russo che negli ultimi anni ha cantato in molti importanti teatri internazionali, è balzata agli onori delle cronache soprattutto per essere riuscita ad incarnare con efficacia il difficile ruolo della Regina della notte, opera nella quale convinse anche il nostro Ugo Malasoma nella sua recensione scaligera del 2011. Purtroppo per lei il belcanto è tutt’altra cosa e la sua Lucia ci ha piuttosto deluso. Sin dall’inizio la prestazione ci è parsa incerta. La prima ottava è risultata debole e non sufficientemente incisiva ed alcune note di attacco sono parse fisse durante tutto il corso dell’opera. Sia nella prima aria, sia nel duetto del I atto con Edgardo, come pure nella “scena della pazzia” abbiamo notato alcune note la cui intonazione non ci è parsa impeccabile. Inoltre, in un ruolo come questo, al pari di tutti i ruoli tipici del repertorio belcantista, è necessario saper smussare gli spigoli all’emissione, cantando morbidi, sul fiato, quasi in surplace; doti che non abbiamo riscontrato nella Shagimuratova, quanto meno, durante la prova a cui abbiamo assistito.

Con questi limiti anche l’interpretazione ne ha risentito e, soprattutto nel I atto, ci è parsa inerte, mentre è migliorata sensibilmente in corso d’opera. Inoltre, considerando la vocalità tipica da leggero di coloratura, ci saremmo aspettati qualche variazione con puntata al sovracuto, durante i vari da capo delle sue arie, piuttosto che nel duetto con Edgardo, invece nulla; ma questa potrebbe essere stata una precisa scelta direttoriale. In compenso ha chiuso tutte le scene con le puntature al sopracuto di tradizione, peraltro ottimamente realizzate ma, a nostro avviso, decisamente troppo poco per considerare riuscita la realizzazione di un personaggio sfaccettato e complesso come Lucia.

L’Edgardo di Vittorio Grigolo ha destato ottima impressione per le non indifferenti doti vocali e per la sicura tecnica di emissione che gli ha consentito di arrivare alla fine dell’opera senza manifestare nemmeno un minimo cedimento, pur tuttavia, senza convincerci totalmente nell’approccio interpretativo. Soprattutto nel corso del I atto avremmo gradito un tenore dal canto più controllato, elegante, nobile, invece, l’eccessiva esuberanza, hanno portato spesso Grigolo ad un fraseggio sopra le righe. Tra l’altro questa eccessiva carica è sottolineata anche dal punto di vista scenico con movimenti francamente esagitati.

Nel II atto questo eccesso interpretativo ha fatto sì che l’intervento di Grigolo durante la scena del matrimonio risultasse piuttosto efficace. Ci ha invece colpito positivamente, senza se e senza ma, la realizzazione della ultima grande scena di Edgardo nella quale Grigolo ha sfoggiato ottime mezzevoci e un più misurato approccio scenico e interpretativo. Massimo Cavalletti nel ruolo di Enrico, ha sostituito l’inizialmente previsto Fabio Capitanucci. Il trentaseienne baritono lucchese ha ben caratterizzato la parte del cattivo di turno. Dotato di una voce autenticamente baritonale, emessa con sicurezza sino allo squillante registro acuto, ha tratteggiato un Enrico implacabile, duro e senza evidenti cedimenti emotivi, neanche nel tragico finale.

Sergey Artamonov, basso di timbro piuttosto chiaro, ha ben figurato nel ruolo di Raimondo, fraseggiando sempre con eleganza. Barbara De Castri è stata una discreta Alisa a parte i brutti La naturali (che forse il direttore avrebbe fatto bene a non farle cantare) urlati durante il grande concertato del finale II. Elegante l’Arturo di Juan Francisco Gatell seppur dotato di voce davvero piccina. Buono il fraseggio evidenziato dal Normanno di Massimiliano Chiarolla, seppure anch’esso non dotato di una gran proiezione vocale.

Al termine grande successo di pubblico per tutti, in particolar modo per Albina Shagimuratova e Vittorio Grigolo. Il tenore aretino, confermando anche nei ringraziamenti finali il suo atteggiamento apparentemente sovreccitato, si è prodigato in salti, inchini, lancio di baci e cuori come neanche il Bonisolli dei tempi d’oro riusciva a fare.

Questo spettacolo sarà replicato i giorni 7, 11, 14, 16, 19, 21, 23 e 28 febbraio.

Le recite dell’11, 16 e 21 febbraio vedranno Jessica Pratt e Piero Pretti impegnati nei ruoli di Lucia e Edgardo.

 

Danilo Boaretto

direttore del quotidiano online Operaclick

Commenti

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  1. Scritto da fil

    Gent Danilo Boaretto, dopo la prova che ho potuto vedere condivido le sue osservazioni, (un po’ eccessive con alcuni dettagli sulle voci, se posso) ma non trovo fuori posto (alcune) altre osservazioni di Girardi sul Corsera, anche se meno dettagliate delle Sue. Lo spettacolo non mi è parso dei più avvincenti, e per me molto va addebitato anche alla regia, né bella né significativa.
    Un cordiale saluto

  2. Scritto da Danilo Boaretto

    Gentile Fil,
    qualora andasse a vedere questa Lucia, sarei davvero lieto di leggere qui le sue impressioni.
    Cordialmente
    Danilo Boaretto

    1. Scritto da fil

      andrò a vederla, of course. Più che il mio, è la discordanza tra i suoi giudizi e quelle di Enrico Girardi che ho e ho fatto notare. Per ora posso far solo questo, da appassionato. Anche se Bergamo News mio desse modo di scrivere, sarà tra un paio di settimane. E ovviamente in questo “spazio” limitato. Cordialità

  3. Scritto da fil

    Già. Girardi sul Corriere tesse elogi dove voi fate critiche. E viceversa. Come si dice…il mondo è bello… con quel che viene di seguito