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“Sala ipogea alla Carrara, singolare che l’assessore si rallegri per la perdita”

Pubblichiamo la lettera aperta dell’architetto Attilio Gobbi e dell’ingegner Marco Verdina in replica alle affermazioni dell’assessore comunale ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli che giovedì scorso, durante una commissione, ha sostenuto pubblicamente che con la realizzazione della sala ipogea sarebbe crollata l’accademia Carrara. Una tesi piuttosto ardita, anche solo perché il progetto (studiato, realizzato e curato da stimati professionisti) ha ricevuto tutte le autorizzazioni.

Pubblichiamo la lettera aperta dell’architetto Attilio Gobbi e dell’ingegner Marco Verdina in replica alle affermazioni dell’assessore comunale ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli che giovedì scorso, durante una commissione, ha sostenuto pubblicamente che con la realizzazione della sala ipogea sarebbe crollata l’accademia Carrara. Una tesi piuttosto ardita, anche solo perché il progetto (studiato, realizzato e curato da stimati professionisti) ha ricevuto tutte le autorizzazioni. L’amministrazione ha deciso di fare un passo indietro solo ed esclusivamente per l’impossibilità di cedere l’area della corte dove realizzare la sala. Anche Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Credito Bergamasco, sottolinea la grande professionalità dell’architetto e dell’ingegnere incaricati di studiare il progetto della sala ipogea, ora tramontato non per volontà della Fondazione, e dell’attuale riallestimento della pinacoteca. “Il nostro progetto della sala ipogea era di eccellenza, redatto da professionisti di altissima qualità e dotato di approvazioni comunali e non solo. E’ stata un’occasione persa per la città”.

Ecco la lettera aperta:

Egregio Assessore Saltarelli,

in questi anni abbiamo apprezzato molto la Sua tenacia nel portare a compimento un cantiere così difficile come quello della Accademia Carrara, “pieno di sorprese” come Lei stesso ha avuto occasione di affermare durante il recente incontro con le Commissioni comunali. Ci ha lasciati però stupiti la notizia dell’esserVi accorti, a cantiere avanzato, che l’edificio di cui si stava procedendo al consolidamento, non fosse dotato di fondazioni. E ancor più sorprendente è stata quindi la Sua successiva dichiarazione, riportata dalla stampa, sul rischio di crollo del palazzo per via dei lavori di realizzazione della sala ipogea ad opera della Fondazione Credito Bergamasco e dei sottoscritti professionisti. Un rischio tale da quasi compiacersi che detti lavori non fossero stati intrapresi.

Si trattava di un’opera, è bene ricordarlo, finanziata interamente dalla Fondazione Credito Bergamasco, con un proprio cospicuo finanziamento, che nulla sarebbe costata ai cittadini e che nulla avrebbe gravato sull’Amministrazione comunale, né in termini economici né procedurali. Un’opera che avrebbe messo a disposizione della città non solo una nuova grande sala espositiva – servizio di cui oggi si avverte sempre più la necessità – ma che avrebbe anche restaurato integralmente la barchessa di destra, ossia quella parte del palazzo che pochi mesi fa ha dovuto richiedere invece ulteriori finanziamenti comunali e ulteriori attese da parte della città. Singolare, quindi, rallegrarsi di tale grave perdita economica, civica e culturale.

E’ opportuno ricordare a questo proposito che tali lavori non furono iniziati solo per via della impossibilità, da parte dell’Amministrazione comunale, di concederci l’area della corte ove realizzare la nuova sala ipogea, e questo nonostante gli accordi convenzionali, nonostante l’approvazione del nostro progetto esecutivo e persino nonostante il già avvenuto appalto all’impresa realizzatrice.

A proposito del paventato rischio di crollo, è inoltre necessario ricordare che, sin dalle fasi preliminari del nostro progetto, quindi già nel 2008, rilevammo e subito segnalammo al Comune che, sulla base dell’evidenza dei sondaggi da noi effettuati, il palazzo non era dotato di fondazioni e che la corte era percorsa da flussi d’acqua sotterranei provenienti dalla collina di Sant’Agostino.

Ci permettiamo quindi di ribadire con molta chiarezza che l’assenza di fondazioni e la presenza di acqua nel terreno – circostanze peraltro ricorrenti e facilmente prevedibili per edifici di quella età e in quella posizione – non ci avrebbero trovato per nulla impreparati, sia perché tali caratteristiche era ben note sin dall’inizio, perché il progetto ne tenne debito conto, e infine perché avremmo dotato il palazzo – come è buona norma fare in circostanze così delicate – di un sistema di monitoraggio costituito da una rete di sensori in grado di verificare lo stato della costruzione, ventiquattr’ore su ventiquattro, durante tutte le fasi del nostro cantiere e anche dopo, a lavori ultimati.

Gentile Assessore, aderendo al contenuto di questa lettera aperta desideriamo offrirLe la possibilità di precisare le Sue recenti affermazioni, e questo a tutela dell’immagine e della professionalità delle molteplici competenze coinvolte nel progetto, nonché della serietà della proposta rivolta alla città dalla Fondazione Credito Bergamasco, nostra committente.

Distinti saluti

Architetto Attilio Gobbi

Ingegner Marco Verdina