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CRTVTR all’Edoné Da Genova a Bergamo passando per la Cina

I CRTVTR sono un trio genovese attivo dal 2009. La loro musica è sospesa tra il post-punk di Washington DC e un tocco di psichedelia contemporanea nel senso più ampio del termine, con spruzzi di post-rock e ritmi matematici, loop vocali e suggestioni da colonna sonora di morriconiana memoria. Arrivano a Bergamo, sabato 8 febbraio all'Edoné di via Gemelli, sull'onda lunga promozionale dell'ultimo album "Here it comes, Tramontane!", del 2013.

CRTVTR sono un trio genovese attivo dal 2009. La loro musica è sospesa tra il post-punk di Washington DC e un tocco di psichedelia contemporanea nel senso più ampio del termine, con spruzzi di post-rock e ritmi matematici, loop vocali e suggestioni da colonna sonora di morriconiana memoria. Arrivano a Bergamo, sabato 8 febbraio all’Edoné di via Gemelli per Bergamo Sottosuolo, sull’onda lunga promozionale dell’ultimo album "Here it comes, Tramontane!", del 2013.

I CRTVTR tornano a Bergamo dopo circa due anni dalla loro precedente esibizione. Cos’è successo un questo periodo? sono successe un mucchio di cose, tanti chilometri e tanto live. siamo una band migliore, lo stesso disco con gli stessi pezzi registrato oggi sarebbe il doppio più bello, perché i pezzi live hanno continuato a crescere. Il nostro sound si è fatto più duro, non nel senso che abbiamo una deriva black metal, ma nel senso che siamo più intensi e spigolosi. Venendo alle tappe, oltre al tour in Cina e alla prossima ristampa US del nostro disco, direi che l’altra grande cose è stato il live con Mike Watt, che dopo avere collaborato sui dischi si è esibito al nostro fianco a Genova rendendo tangibile la collaborazione e l’amicizia che ci ha regalato senza chiedere nulla in cambio. Siamo tornati all’estero altre tre volte oltre la Cina, e quest’anno viaggiamo sui 40 concerti in previsione fino ad Agosto. Se tutto va bene, quindi fate le corna per me.

Una vicissitudine sicuramente curiosa è il vostro tour in Cina: puoi raccontarci come l’avete organizzato e reso possibile? Il tour in Cina è nato come tutti gli altri tour: con una grande voglia di prendere e andare e di seguire le opportunità che ci si presentano senza remore. Abbiamo conosciuto in Norvegia i Mindy Misty, un gruppo che con i soldi dello Stato era riuscito durante l’anno delle Olimpiadi ad andare a fare questo tour cinese. Fabio (il nostro bassista) ha scritto all’agenzia che si era occupata del loro booking, e loro ci hanno dato l’ok. Ci siamo presi un anno per pensare a come sfruttare bene quest’opportunità e a come tornare sani e salvi, anche economicamente, vista l’impresa. Da qui è nata una coproduzione destinata a un documentario, con contributi da parte sia di etichette che di gente comune, attraverso il crowdfunding. Il documentario è in fase di audio-editing e a breve uscirà. Per noi questo è il secondo inizio. Vogliamo raccontare la Cina per come l’abbiamo percepita noi, e per come diversa l’abbiamo vista rispetto a come l’occidentale medio se la immagina. Ci piacerebbe anche importare in distro (distribuzione di dischi tramite contatto diretto. n.d.r.) alcune etichette cinesi veramente molto valide che stanno emergendo con forza in quel particolare contesto così ostile e allo stesso tempo fecondo.

A Genova esiste una lunga storia di attivismo che opera sul territorio con grande continuità per promuovere la musica indipendente, puoi raccontarci dall’interno questa esperienza? Genova è una città fatta di enormi contraddizioni e di molti muri che rendono tutto un po’ complicato di solito, e non è solo una metafora rispetto alla sua topografia. Per questo, penso, in città chi ha voluto fare qualcosa si è dato a una militanza davvero oltranzista che è riuscita a costruire nel tempo una buona base di un discreto numero di persone che permettesse alla scena di rimanere collegati. Noi siamo stati nutriti e svezzati da Disorder Drama, che a Genova ha portato tanto la grande musica indipendente internazionale, quanto i gruppi più macina-chilometri d’Italia, e per diverso tempo è stata sul serio l’unica realtà a tenerci aggrappati al treno delle subculture internazionali. Nel tempo Disorder Drama forse giustamente, ha trovato collocazione in alcune sale teatrali che hanno dato un preciso taglio alla programmazione: per questo noi abbiamo dovuto cercare nuovi spazi per fare suonare le cose che ci interessavano, dividendoci principalmente tra il Checkmate, un circolo vero (non solo nominalmente e fiscalmente) di persone che amano la musica e una certa attitudine caciarona, e poi il Buridda, principale centro sociale cittadino, nonché contenitore di un’infinita serie di iniziative che ne fanno uno spazio davvero centrale nella cultura cittadina, anche se molte persone cercano di non vedere. E poi tanti micro-locali nei micro-spazi del nostro centro storico… insomma tante cose in effetti, più di quante ce ne meriteremmo, però ognuna strappata davvero con le unghie e con i denti a questo ambiente ostile. La militanza non è un’opzione qualsiasi, è l’unica alternativa, spesso.

Trovi affinità o particolari motivazioni a collaborare con Bergamo Sottosuolo? Che idea ti sei fatto di questo progetto? Bergamo Sottosuolo è una realtà di spiriti cui ci sentiamo affini, per come fanno le cose e per come fanno gruppo tra di loro. È una di quelle realtà che ti permette di costruire un dialogo particolare con le persone che ne fanno parte e quindi con quella porzione di territorio, non si limitano solo a trovarti una data. Suonare per Bergamo Sottosuolo fa venire voglia di essere bergamaschi. E poi è così che dovrebbe sempre essere ed è in posti del genere che viene sempre voglia di tornare. Ti senti a casa, e quando torni a casa la tua identità cambia, riesci a percepire quell’identità un po’ randagia e sicuramente reticolare che ti dà la forza ogni volta di caricare e scaricare il furgone, anche quando i chilometri da fare sono tanti e la paga è quella che è, e magari il giorno dopo lavori.

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