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Contratti di solidarietà In Bergamasca sono 29 Coinvolti 2.247 lavoratori

La Fim Cisl di Bergamo analizza i dati della provincia di Bergamo sull'utilizzo del Contratto di Solidarietà: 29 le aziende, per 2.247 lavoratori, che hanno fatto ricorso allo “strumento più efficace per affrontare situazioni di crisi lunghe e persistenti e per evitare i licenziamenti”.

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“Se si vuole trovare un elemento che dà la misura dell’inadeguatezza e della timidezza della legge di Stabilità sul tema del lavoro, sull’urgenza di misure in grado di salvaguardare il lavoro che c’è ma anche di rilanciare in modo decisivo la creazione di posti di lavoro, questo è l’intervento sui contratti di solidarietà”: Valentino Gervasoni, segretario generale di Fim Cisl Bergamo avvia così la propria analisi rispetto alla situazione occupazionale della provincia e sull’utilizzo, in particolare, del Contratto di Solidarietà, vera e propria bandiera delle battaglie sindacali della Fim.

Dalla ricerca compiuta risultano essere attualmente 29 le aziende che hanno fatto ricorso alla Solidarietà per “tamponare” le proprie difficoltà, con 2247 lavoratori coinvolti su 2257 occupati. La N&W di Valbrembo è la più grande, con i suoi 1040 dipendenti, in solidarietà da 2 anni, mentre la Lametec di Cisano e la Olvan di Lurano sono le più “anziane”, essendo questo il loro quarto anno di Contratto di Solidarietà. La media di riduzione dell’orario è di poco superiore al 50%, con punte che vanno dai 20 della N&W al 60 della maggior parte delle aziende.

Serviva innanzitutto, secondo la Fim Cisl, il rifinanziamento, con risorse ben superiori ai 50 milioni di euro, per confermare la copertura delle ore di riduzione di orario con un’integrazione dell’80% della retribuzione persa (la normativa di legge ordinariamente prevede il 60%). Per questo il giudizio della FIM è quanto meno critico, “perchè i Contratti di Solidarietà restano lo strumento più efficace per affrontare situazioni di crisi lunghe e persistenti e per evitare i licenziamenti. Perchè i Contratti di Solidarietà per la Fim Cisl hanno sempre avuto questa caratteristica e ben venga che anche le controparti ed altre Organizzazioni Sindacali abbiano cominciato ad apprezzarne l’efficacia e la flessibilità. Questa misura del Governo è particolarmente odiosa perchè depotenzia tale strumento e riduce il salario dei molti lavoratori che, avendo cominciato la solidarietà nel 2013 con l’integrazione all’80%, si trovano a dover proseguire con un’integrazione più bassa sia per il contratto in corso che per un’eventuale proroga dell’utilizzo del medesimo strumento”.

Ma serve molto di più. “Va bene rilanciare l’idea del ‘Contratto unico‘, come contratto a tutele crescenti che vale per tutti i lavoratori – continua Gervasoni. La Fim non pone pregiudiaziali aprioristiche se si tratta di rilanciare il lavoro, ma qui servono misure ad hoc, mirate ed efficaci in un contesto in cui il lavoro è risorsa scarsa”.

Alle timide misure messe in capo dalla legge di stabilità oltre a politiche industriali in grado di rilanciare il lavoro nei settori industriali strategici vanno affiancati strumenti per “redistribuire il lavoro”. Non si tratta solo di rispolverare il vecchio, e quanto mai attuale, motto “lavorare tutti, vivere meglio”, tanto caro alla Fim ma di andare oltre la semplice denuncia e constatazione dei problemi.

“Uno strumento – conclude Gervasoni – potrebbe essere quello dei ‘Contratti di Solidarietà espansivi’ opportunamente ridisegnato e finanziato. In grado cioè di incentivare tanto le imprese, quanto i lavoratori che riducono l’orario per consentire l’ingresso di giovani, di cassintegrati, disoccupati. Riorientare l’utilizzo delle molte risorse finalizzate ad ammortizzatori difensivi che tengono i lavoratori costantemente sospesi dal lavoro per spenderle in rioccupazione favorendo la staffetta generazionale e l’incontro domanda e offerta di lavoro; attivando percorsi di riqualificazione anche attraverso un utilizzo efficace delle ‘doti lavoro’; prestando attenzione alla conciliazione lavoro e cura famigliare e alla mobilità da aziende decotte ad aziende produttive ed in sviluppo”.

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Commenti

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  1. Scritto da Pier

    Queste Aziende sono da imitare, BRAVI

  2. Scritto da !

    LAVORARE MENO PER LAVORARE TUTTI…!

  3. Scritto da Colibri

    ma per i diversamente abili nessuna forma di contratto che schifo
    32 anni di lavoro alle dipendenze e da 8 anni disoccupato INVALIDO ma i sindacati dove sono.