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Riapre il teatro del Casinò e a San Pellegrino torna un clima da Belle Epoque

Pienone, abiti da sera e molta curiosità per la riapertura del teatro del casinò dopo tre anni di lavori: "Il nuovo teatro - hanno assicurato i più anziani concittadini - è stato ristrutturato nel pieno rispetto del vecchio".

Il traffico insolitamente caotico delle auto in cerca di parcheggio sottolineava, già intorno alle sette e mezza, la portata dell’evento che in serata avrebbe paralizzato San Pellegrino: la riapertura del teatro del Casinò Municipale, chiuso per restauro da tre anni.

Alle otto e dieci si registrava ormai il “tutto esaurito”, e l’ingresso veniva chiuso lasciando sotto la pioggia circa cinquecento persone, alcune delle quali giunte fin dal milanese.

Dentro, trecentoventi spettatori seduti e un centinaio in piedi potevano ammirare i rinnovati stucchi della sala in attesa della proiezione del film del regista di Branzi Baldovino Midali, “La mia Terra, la mia Gente”, che avrebbe inaugurato ufficialmente la rinascita del teatro sanpellegrinese.

A condurre la kermesse Edoardo Raspelli con Maura Anastasia, conduttori di Melaverde; seduti in prima fila, e introdotti da una presentazione all’americana, Vittorio Milesi e Michele Pesenti – rispettivamente Sindaco e Assessore alla Cultura e ai Servizi Sociali della cittadina brembana, e Alberto Mazzoleni – Presidente della Comunità Montana Valle Brembana.

“Mi dispiace per la gente che è rimasta fuori dal nostro teatro”, ha esordito Milesi sottolineando con orgoglio il possessivo, “ma l’inaspettato afflusso sottolinea l’importanza di questa serata per la nostra comunità”.

È da ottobre, del resto, che l’Amministrazione Comunale preparava l’evento, come ha rivelato Pesenti. Il nuovo teatro, hanno assicurato i più anziani concittadini, è stato ristrutturato nel pieno rispetto del vecchio: gli stucchi sono quelli originali, bianchissimi; originali restano pure gli scintillanti lampadari a cascata.

Non c’è più il loggione: la sala si presenta ora su un solo livello, digradante verso il proscenio per una maggiore visibilità.

La capienza è stata ridotta da cinquecento a trecentoventi posti a sedere, ordinati su file continue: in questo modo è stato ricavato lo spazio per un ampio ed elegante foyer con l’area dedicata ai servizi, cui si accede da un vestibolo dove si trovano gli ascensori.

Il colpo d’occhio che si prova una volta entrati non lascia indifferente neppure lo spettatore più pignolo: il palcoscenico a listoni di parquet grezzo risalta sul bianco delle pareti stuccate, e l’illuminazione non nasconde i profili dorati delle decorazioni.

Il concorso di gente, con uomini e donne in abito elegante, sembrava per un attimo aver restituito San Pellegrino a quella Belle Epoque di cui è stata indiscussa capitale.

La proiezione di Midali, preceduta da un’esibizione dei ragazzi della Scuola Campanaria di Roncobello di Luca Fiocchi, ha indubbiamente affascinato il pubblico con le sue immagini di animali, persone e paesaggi delle nostre Orobie – che hanno richiesto tre anni di pazienti riprese.

E il lungo applauso che gli è stato tributato alla fine ha quasi commosso quel vero poeta dello sguardo che è il regista brembano, consacrandone una volta di più la bravura e la meritata fama in una location d’eccezione.

Sergio Ferrari

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