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Alitalia seduce gli Emirati per riprendere il volo Stretta finale con Etihad

La compagnia aerea degli Emirati Arabi, Etihad, è pronta ad entrare nel capitale di Alitalia. Tre le condizioni necessarie imposte dagli arabi: ridimensionamento dei debiti, riduzione del personale e dei costi e la realizzazione di un sistema aeroportuale efficiente. La protesta di Lufthansa, la compagnia aerea tedesca: l'ingresso di Etihad in Alitalia è un aiuto di Stato camuffato. Intanto Ryanair, la compagnia aerea irlandese low cost, ha archiviato il terzo trimestre in rosso con una perdita netta di 35,2 milioni di euro.

È in atto una guerra per la conquista dei cieli, anche se le battaglie si svolgono tutte a terra. A salire all’onore della cronaca è il possibile ingresso di Etihad, la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti, che sarebbe disposta ad investire fino a 300/350 milioni di euro nella compagnia tricolore. Ma a tre condizioni: ridimensionamento dei debiti (dopo l’aumento di capitale, c’è il debito da ritrattare con le banche); la riduzione del personale e dei costi (e qui si apre il fronte con i sindacati) e, infine, la realizzazione di un sistema aeroportuale efficiente (che significa investimenti e collaborazione con le Ferrovie dello Stato per un migliorare i collegamenti con gli scali).

LE DICHIARAZIONI DI DEL TORCHIO

“Siamo nella fase più importante della trattativa, che parte questa settimana con lo scambio di informazioni per redigere insieme il nuovo piano industriale di Alitalia all’interno della logica Ethiad – afferma Gabriele Del Torchio, amministratore delegato di Alitalia – per mettere in sicurezza l’azienda e guardare con serenità al futuro”. Sull’esito della trattativa, Del Torchio ammette di essere realista: “Negli ultimi mesi abbiamo fatto cose importanti: l’aumento di capitale, la nuova base di azionisti tra cui le due banche più importanti d’Italia e Poste Italiane, oltre agli azionisti storici. Ora ci stiamo concentrando sulle prossime mosse, per guardare al futuro, e con Etihad si va esattamente in questa direzione”.

L’ingresso di Etihad in Alitalia non sarà indolore. Se l’accordo di concluderà agli arabi spetterà il comando della compagnia di bandiera italiana. I precedenti non mancano, dopo l’ingresso di Etihad in Air Berlin e l’indiana Jet Airways, gli arabi hanno sempre imposto un loro uomo come amministratore delegato. Anche se è bene ricordare che Etihad non potrà avere più del 49,9% del capitale di Alitalia, perché essendo extraeuropea se avesse una quota di maggioranza Alitalia perderebbe lo status di compagnia comunitaria e non potrebbe più fare voli all’interno della Unione Europea.

LE DUE FLOTTE

Alitalia conta 126 aerei a medio raggio (Airbus 321 e 320) e 22 jet a lungo raggio. Etihad ha una flotta di 89 aerei in prevalenza nel lungo raggio ed ha ordinato altri 220 aerei, tra cui 71 Boeing 787 Dreamliner, 25 Boeing 777-X, 62 airbus A350 e 10 superjumbo Airbus A380. Alitalia non ha neanche un aereo ordinato.

LA PROTESTA DI LUFTHANSA

La compagnia aerea tedesca Lufthansa di fronte al possibile matrimonio tra Alitalia e Etihad Airways ha sollevato formalmente protesta, definendo l’accordo un “aiuto di Stato mascherato” e ha diramando una nota in cui si legge: “Chiediamo alla Commissione Ue di proibire tali tattiche di aggiramento delle regole della concorrenza”. Il riferimento è alla recente visita del presidente del Consiglio, Ernico Letta, negli Emirati Arabi dove ha affermato che Alitalia è “un settore strategico per l’Italia” e ha invitato gli emiri ad investire nella compagnia di bandiera.

RYANAIR: PERDITE PER 35 MILIONI DI EURO

Nel panorama del trasporto aereo, intano, la compagnia aerea irlandese low cost Ryanair (che vanta l’80% dei voli dello scalo di Bergamo-Orio al Serio) ha archiviato il terzo trimestre in rosso con una perdita netta di 35,2 milioni di euro a fronte di un utile di 18,1 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. Dopo anni di crescita, la compagnia low cost lo scorso anno aveva preoccupato il mercato con il lancio di due profit warning in due mesi.

“La perdita di 35 milioni di euro – spiega il direttore generale della compagnia, Michael ÒLeary – è conforme alle nostre previsioni ed è interamente dovuta a un ribasso del 9% del prezzo medio dei biglietti e a una sterlina più debole. A fine settembre abbiamo risposto a queste debolezze con promozioni e biglietti meno cari che hanno stimolato il traffico su tutti i mercati”.

I risultati, secondo la società, sono stati un aumento del 6% del numero dei passeggeri a 18,3 milioni e la compagnia stima di far volare 81,5 milioni di persone nel corso dell’anno contro una precedente stima di 81 milioni. Dopo i due profit warning di settembre e novembre, la compagnia ha confermato la previsione di un utile annuale compreso tra 500 e 520 milioni di euro.

Commenti

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  1. Scritto da Roberto Spadoni

    Dire all’emiro d’oltremare d’investire su Orio, invece che su Malpensa. Qui siamo a Milano e in pieno centro al nord e non in mezzo alle nutrie. Qui siamo in un aeroporto in aumento che ha mercato e non come lo scalo di Gallarate e dintorni, che dal 1999 è fermo sulla stessa quota passeggeri, tra l’altro frutto solo di un trasloco coatto da Linate, a mo’ di aiutino arbitrale per far funzionare una struttura succhiatasse.
    I nostri parlamentari si battano. Fateci sentire che ci siete!

  2. Scritto da Alberto

    Mi sbaglierò, ma credo che quella araba fosse l’unica pista percorribile per non eliminare dalla scena Alitalia così come previsto da AirFrance: in questo modo, sarà forse possibile incrementare le tratte orientali a medio-lungo raggio (più redditizie), invece che confinarla a compagnia locale in Europa come volevano i francesi. Speròm.

  3. Scritto da Bignoca

    Me ma par che töte i otre ditte ia lasa falì.
    I cerca de salvà doma alitaglia.
    Forse perché i è töcc’ de roma?
    Bignoche!

    1. Scritto da Bill

      Bignoca , quando parli di alitalia puoi solo andare a nasconderti con quelle che gli avete combinato.

      1. Scritto da Bignoca

        Pota.
        Ma so mia rincursit de is fac’ dan a alitaglia.
        Sere che a catà sö i me pomates, mia a roma a tra ‘nvià palanche.
        Merà che ta sa scondet te, dopo la vacada che te scriit.
        Ma sa pöl?
        Te biit cosè, candegina col grigioverde?

        1. Scritto da Ligaiöl Des Ciules

          A roma ghera i to amis a comandà , nel goerno e in alitalia !!!!

          1. Scritto da Bignoca

            Me a roma de amis ga no mia. Ma sa che i è i to.
            Chei de prima e chei de ades.
            Barlafüs.

  4. Scritto da Andrea

    Il fatto che Lufhansa si arrabbi mi scombussala i ricordi. Ma Lufhansa non ha grossi soci stranieri, forse arabi? In Germania la Mercedes Benz non ha come socio principale proprio un petroliere arabi o sacietà ad esso riconducilbili? Se si che cazvolo vogliono i teteschi di Cermania adesso da Alitalia? Solo rompere le balle?