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“Yacob, Ozana e il vento”, concerto riflessione con “Pane e guerra”

Stasera 1 febbraio alle 20.45, nella suggestiva cornice della Chiesa di S. Fermo in Bergamo, va in scena “Yacob, Ozana e il vento”, spettacolo sul tema del Giorno della Memoria dell'Associazione Pane e Guerra, di cui il presidente Dario Cangelli ci parla in anteprima.

Stasera 1 febbraio alle 20.45, nella suggestiva cornice della Chiesa di S. Fermo in Bergamo, va in scena “Yacob, Ozana e il vento”, spettacolo sul tema del Giorno della Memoria dell’Associazione Pane e Guerra, di cui il presidente Dario Cangelli ci parla in anteprima.

Giorno della Memoria, un tema su cui abbondano gli appuntamenti. Quale la vostra proposta? Una serata a metà tra il concerto e la riflessione. Il Giorno della Memoria è stato istituito 14 anni fa, ma il nostro interesse alla tematica della deportazione e dei campi di concentramento risale più addietro: ne trattammo già nella nostra prima “importante” produzione del 1995, intitolata “1943- 1945, Canti Testimonianze Cronache”. Allora il tema rientrava nel discorso sullo straniante periodo della seconda guerra mondiale, in particolare sulla dolorosa esperienza della guerra civile, qui al nord. Per noi, che avevamo preso le mosse nel 1988 dal pensiero nonviolento e dal canto popolare contro la guerra, fu un momento di rielaborazione che ci portò poi a diventare soprattutto cantori della Resistenza e della protesta.

Qualche canto esemplare? ll popolare “Non più si canta” sulla prigionia in terre lontane e che risale addirittura al periodo delle guerre napoleoniche e “Canto dei deportati” precedente al 1940, nato nel campo di prigionia femminile di Ravensburger, una città nota nel mondo per i puzzle, ma purtroppo cornice di queste terribili esperienze di detenzione ed eliminazione.

Come si arriva a questo progetto “Yacob, Ozana e il vento”? Mentre il nostro lavoro si divideva in diversi filoni di ricerca, il canto femminista, la protesta, le ribellioni post unitarie, la “Boje”, la Resistenza… quest’altra tematica si arricchiva con ricerche su testi e poesie. Soprattutto con l’emergere a tanti anni di distanza del fenomeno dello sterminio degli zingari, della deportazione degli operai in sciopero nel 1943, dell’internamento coatto in Germania dei militari italiani che rifiutarono di entrare nell’esercito di Salò, come Guareschi e tanti altri, tra cui mio padre. Siamo così passati all’idea di un filo narrativo quasi teatrale: il racconto in prima persona da parte di Yacob, un “ragazzo di Auschwitz”. Lo spunto viene dalla canzone “Auschwitz, il bambino nel vento” di Guccini, che rappresenta tuttora in Italia la “soglia” della conoscenza dello sterminio per le generazioni più giovani. Al racconto di Yacob si è poi intrecciato quello di Ozana, una giovane rom.

La scelta delle melodie? Dal punto di vista musicale ha pesato la nostra attenzione storica al canto popolare e anche yiddish. Ecco quindi “Dona dona”, un canto nato negli anni Trenta, reso noto da Joan Baez ma anche interpretato in italiano dal geniale artista ebreo Herbert Pagani ; ecco “Gam Ki Elech”, una melodia sul testo biblico da noi noto come “Il Signore è il mio pastore”. Il nostro incontro con il grande Moni Ovadia, seguito nei concerti e nel suo toccante lavoro teatrale Dybbuk, è stato occasione per levigare e anche “copiare” lo splendido canto matrimoniale “Ale Brider” ed un paio di suoi brani strumentali. Senza dimenticare la vivacità jazz e passionale dei Klezmatics, che abbiamo ascoltato a Berlino. Dalla sterminata letteratura musicale yiddish abbiamo scelto anche “Mayn Rue Platz” e il giocoso “Koylen (il piccolo carbonaio)” brano degli anni Venti di un polacco emigrato negli USA, che presenta singolari similitudini con “Bella Ciao”. Soprattutto yiddish, quindi? Non solo. Ci sono brani italiani storici come “Dove vola l’avvoltoio”, di Italo Calvino e Sergio Liberovici, oppure il commovente “Lettera di Chaim” di Ivan della Mea, cantore della rivolta degli anni Sessanta. O ancora, un canto scritto da un membro del coro, Alfonso di Sirio, sul tema dell’immigrazione e dell’accettazione, “Facce Nere”.

E Ozana, la giovane zingara? La musica “romani” sta dilagando insieme alla massiccia immigrazione rumena. Ma già da anni le melodie rom dominano per la loro bellezza la musica di tendenza e animano i nostri festival. Pensiamo agli incredibili musicisti della Kocani Original Orchestra, con il loro squillante timbro colmo di vibrato e tempi dispari. Il campo è vastissimo e spesso non facile per un ensemble di non professionisti come il nostro. Ma abbiamo individuato due bei canti, un tradizionale giocoso “Satra” e il tragico “Ederlezi”, conosciuto da molti nella versione di Kusturica.

Musica e…? Recitazione di passi diaristici e dialogici tra Yacob e Ozana, quindi Anna Frank e Helga Weissova internata a Terezin che ha lasciato una serie di disegni esposti anche a Bergamo alcuni anni fa. Inoltre riferimenti letterari alla ormai vasta produzione sul tema, Primo Levi, Liana Millu, Martin Niemöller. In chiusura una serie di spunti sul drammatico presente, con l’asciutta citazione di notizie e comunicati ANSA su quanto avvenuto ad esempio a Lampedusa pochi mesi fa, o gli attacchi al campo rom di Ponticelli vicino a Napoli. Non mancheranno le immagini, selezionate da Lisetta Corigliano e Luisa Zimei, con spunti di riflessione frutto di un work in progress che ha portato alcuni di noi anche a viaggi e visite nei campi di concentramento di Polonia e Germania e a Fossoli, in Italia.

Stefania Burnelli

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