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“Pericolosa e limitativa la petizione sulla memoria di Sciesopoli ebraica”

Elisabetta Ruffini, direttrice dell'Isrec, non condivide l'approccio con cui si cerca di difendere la memoria ebraica di Sciesopoli, l'edificio di Selvino ormai in stato di abbandono, in cui nel Dopoguerra vennero ospitati centinaia di bambini orfani,reduci dai campi di sterminio di mezza Europa. Per Elisabetta Ruffini la petizione avviata per salvare questo edificio e le iniziative a sostegno rischiano di far dimenticare altri importanti passaggi a Sciesopoli, facendolo diventare un luogo di culto più che di memoria storica.

Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Isrec, non condivide l’approccio con cui si cerca di difendere la memoria ebraica di Sciesopoli, l’edificio di Selvino ormai in stato di abbandono, in cui nel Dopoguerra vennero ospitati centinaia di bambini orfani,reduci dai campi di sterminio di mezza Europa. Per Elisabetta Ruffini la petizione avviata per salvare questo edificio e le iniziative a sostegno rischiano di far dimenticare altri importanti passaggi a Sciesopoli, facendolo diventare un luogo di culto più che di memoria storica.

Buongiorno

sono stata presente all’incontro su Sciesopoli ebraica e la Petizione per la sua memoria tenutosi al Museo storico.

Non essendoci stato spazio per porre alcuna domanda, mi sono rimasti profondi dubbi che vorrei condividere con i miei concittadini, gli organizzatori della Petizione, gli esponenti del sapere e della politica presenti, quanti hanno aderito e le vostre redazioni che si sono occupate tanto dell’argomento in questi giorni.

Non sono della generazione dell’avv. Carlo Salvioni, presidente degli Amici del Museo e del Comitato Antifascista, né sono mai stata come lui in vacanza a Selvino.

Come tanti bergamaschi, ho avuto però amici di Selvino e grazie a uno di loro, a vent’anni, conoscevo la storia di Sciesopoli.

Più tardi, nel mio lavoro all’Isrec sono stata sollecitata più volte con diverse richieste su questa storia e non ho mai avuto esitazioni nell’indirizzare o accompagnare a Selvino e dai suoi abitanti chi voleva sapere.

Sciesopoli non è “un buco nero nella memoria”, come diceva il prof. Sergio Luzzatto. Nella sua memoria, nella memoria ebraica, forse; in quella bergamasca, no.

È certo un luogo senza il suo storico, al massimo un buco nero nella storia, nella storia scritta.

E ieri abbiamo saputo che oggi Sciesopoli ha trovato uno storico, Sergio Luzzatto, che sta ricostruendone la vicenda dal 1945 al 1948.

Oggi, c’è uno storico della Sciesopoli ebraica, non di Sciesopoli.

Del resto, la Petizione “Perché duri la memoria” chiede di “intervenire per salvare la Memoria di Sciesopoli ebraica”.

Non si tratta soltanto di riportare all’attenzione una storia per certi versi inquietante a sentire quanto ha raccontato Luzzatto – i bambini accolti dovevano “dimenticare il loro passato” per diventare dei perfetti sionisti -, ma di incidere di memoria il territorio schiacciandone la vicenda complessiva sul periodo 1943-1945.

Qualsiasi operazione di memoria sull’edificio che intenda ridurre la storia del luogo mi sembra grave e pericolosa.

Grave, perché proprio i luoghi ci insegnano la profondità storica, il concatenarsi delle vite e delle esperienze che nei luoghi transitano. Qualche tempo fa, Luzzatto interveniva contro la tendenza della memoria italiana a costruire “santini”, ma chiedere che si conservi la memoria di un luogo sulla base di un singolo evento della sua storia significa farne un luogo di culto, non un luogo di memoria.

Possibile che nelle due ore di incontro dalla memoria di Sciesopoli dei fascisti, cattiva, si sia passati a quella degli ebrei, buona, e nessuno abbia sentito l’esigenza di dirci cosa ne è stato di Sciesopoli dopo il 1948, di ricordare gli altri bambini, quelli malati o sbandati, che passarono per Sciesopoli, bisognerà aspettare un’altra petizione?

Come si fa se l’attenzione è concentrata su Sciesopoli ebraica a trasmettere quella capacità/necessità della Resistenza di infiltrarsi nei luoghi fascisti e ridargli un nuovo senso, un significato aperto sul futuro e sulla costruzione di uno stato antifascista (Luigi Gorini socialista e resistente che si occupò del futuro di Sciesopoli per il CLN nel primissimo dopoguerra è stato citato ieri solo di sfuggita nel suo “approdare a Selvino”)?

La conservazione dei luoghi deve aiutare a far emergere le memorie stratificate di un paese, non a incollare pericolosamente sui luoghi simboli prodotti secondo logiche di appartenenza culturale e/o politica.

Non concordo con Spartaco Capogreco nel considerare che ci sia una memoria che ha coperto la memoria della Sciesopoli ebraica, ma credo che oggi la memoria della Sciesopoli ebraica rischi di sclerotizzare la memoria di Sciesopoli nel suo complesso, memoria che il luogo conserva e che rischia di venire pericolosamente troncata.

Pericolosamente, già.

La Petizione “Perché duri la memoria” finisce per apparirmi un’operazione di memoria pericolosa.

Sono profondamente convinta che l’Italia abbia bisogno di rompere con la creazione di logiche identitarie che passano per la costruzione di memorie comunitarie, di memorie familiari.

Possibile che non si riesca a costruire una memoria che sappia custodire la nostra storia, la nostra storia di cittadini di questo paese?

Possibile che non si riesca a costruire una memoria repubblicana, al di là delle individuali appartenenze familiari, religiose, politiche?

Possibile che non si riesca a costruire una memoria quale bene comune, una memoria in cui si intrecciano tutte le storie degli uomini e delle donne che hanno vissuto e vivono in questo paese?

Una memoria che sappia essere accogliente per tutti quelli che oggi abitano questo paese? Non si fanno a fette i luoghi, non si affetta la memoria dei luoghi.

Chiedo alle forze che sempre hanno avuto a cuore la storia del nostro paese di chiedere che Sciesopoli conservi la memoria di tutta la sua storia e se deve diventare un Memorial diventi un Memorial per i diritti dei bambini: i bambini, tutti i bambini, contro le ideologie, tutte le ideologie anche quelle della memoria, e per un futuro consapevole del passato e delle scelte compiute.

Ringraziando della vostra attenzione

Elisabetta Ruffini

Commenti

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  1. Scritto da Daniele

    Possibile che la parola ‘ebraico’ nel 2014 faccia ancora scatenare le piu’ bieche distorsioni morali che nascondono tra le proprie pieghe l’ideologia di separare l’identita’ ebraica (una religione) con l’identita’ italiana (una nazionalita’). O bergamasca? Forse Sciesopoli ebraica serve proprio per questo. Ben venga.

  2. Scritto da oliviero alviero

    Quando cè vo..tosta questa scricciolo di Prof.Elisabetta più che da titolata storica, qui mi sembra parli come una vera Chioccia a cui la natura dona un momento magico (quello della cova appunto) senza guardare la proprietà l’aspetto la dimensione tantomeno il colore dei Pulcini che hanno il diritto di crescere all’aria aperta fuori da ogni “gabbia” o puzzolente stagnante pollaio grazie dunque.. pure alla Redazione BgNews che in questo dibattito promuove Cultura saluti Oliviero

  3. Scritto da Marino

    Che significa il nome “Sciesopoli”? Grazie

    1. Scritto da tarcisio

      Sciesopoli deriva dal nome del patriota del Risorgimento Amatore Sciesa, calziolaio milanese fucilatio dagli Austricai nel 1851 (quello del “tirem innanz…”). Il nome Sciesopoli fu dato nel 1927 a questo edificio dal gruppo fascista milanese “Amatore Sciesa” che vi fondò una colonia destinata ad ospitare le vacanze dei piccoli balilla… Così fu fino alla fine della guerra, quando al posto dei balilla arrivarono i bambibi ebrei scampati alla shoah.

      1. Scritto da Marino

        Grazie! Buona domenica

        1. Scritto da ARIA FRITTA

          da quello che ho capito si tratta di una normale “colonia” d’anteguerra come la Dalmine di Castione o la Francesco Baracca di Cesenatico destinata alla vacanze di salute di bambini “non ricchi”. Che dopo la guerra ci abbiano messo degli altri bambini bisognosi altrettanto di vacanze di salute mi pare naturale. Tutte queste chiacchiere mi sembrano atte a creare un caso per dare visibilità ai soliti ig-noti

  4. Scritto da tarcisio

    Per un opportuno inquadramento della storia della Sciesopoli consiglio il libro di Giulio Tiraboschi “Selvino, la storia, la cronaca, le memorie”, (Corponove, Bergamo, 2008 – IBAN 13 978-88-87831-85-6) al cap. XIV “La Sciesopoli”, pagg. 187-200

    1. Scritto da Peter

      Immagino sia ISBN, non IBAN ;-)

      1. Scritto da tarcisio

        Ovviamente, mi scuso per il refuso… bancario

  5. Scritto da Timoteo

    Posso capire le ragioni di Elisabetta,e le capisco;ma io credo che non sia proprio il caso di fare altre polemiche fra”cugini”gia i revisionisti sguazzano in certi argomenti,se poi anche noi gli si da corda…

  6. Scritto da amelia perani

    io ho firmato la petizione perchè Sciesopoli , per iniziare, non diventi un centro benessere , sono pienamente concorde con la signora ruffini perchè diventi un memorial per i diritti dei bambini

    1. Scritto da Taddeo

      Il problema é appunto quello da te ricordato,Sciesopoli non é piu di proprieta pubblica,e esiste la possibilita che il proprietario privato ci faccia davvero una spa.

      1. Scritto da ?

        Appunto,ed ai Selvinesi(loro dovevano attivarsi per primi!)interessera piu un luogo di Memoria,o una bella spa con idromassaggio ecc…?