BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Il ricordo di Valter Grossi: “Così Parenzan m’aiutò a cambiare le Gavazzeni”

Valter Grossi, che con Lucio Parenzan ha collaborato nel periodo in cui ha presieduto le Cliniche Gavazzeni, propone un ricordo vero, commovente, non scontato del professore e della nascita dell’International Heart School.

Valter Grossi, che con Lucio Parenzan ha collaborato nel periodo in cui ha presieduto le Cliniche Gavazzeni, propone un ricordo vero, commovente, non scontato del professore e della nascita dell’International Heart School. 

Nel decennio di presidenza delle Cliniche Gavazzeni ho avuto modo di condividere molte esperienze col Prof. Parenzan, stabilendo un rapporto al di là della reciproca stima, direi affettuoso, in cui non sono mancati momenti di entusiasmo come di attrito.

Come altri due grandi della medicina bergamasca: Francesco Vaccari e Giorgio Invernizzi, Parenzan era nato nel 1924, lo stesso anno di mio padre, con cui non avevo da tempo più rapporti, e ciò credo che in qualche modo mi rendeva particolarmente disponibile nei suoi confronti.

In più, essendo stato un bimbo molto timoroso nei confronti dei medici e della medicina, ero catturato dall’empatia sprizzante da quei suoi occhietti vivaci, che da anziano pediatra era sempre pronto a offrire a chiunque gli si rivolgesse.

I nostri primi contatti avvennero intorno al 1994: con il Prof. Invernizzi (una coppia tanto diversa quanto sinergica) era alla ricerca di una sede per la sua scuola internazionale di cardiochirurgia, una sorta di master post-laurea, rivolto a giovani dei paesi in via di sviluppo e basato sulla più totale interdisciplinarietà e l’alternarsi tra pratica e case history, presentati dai più importanti specialisti del mondo.

In quel momento muovevo i primi passi nel mondo della sanità e avevo di fronte problemi assai tosti, un bilancio piuttosto malmesso, personale in esubero, montagne di crediti verso le regioni da esigere, cambiamenti legislativi epocali; ero in pratica di fronte al dilemma: riconvertire verso la cronicità e la riabilitazione o rilanciare la struttura, restando nel solco della sua storia centenaria.

Le sollecitazioni di Parenzan, che si facevano più pressanti, contribuirono con altre considerazioni a farmi propendere per questa seconda opzione (che si sarebbe rivelata vincente) e così arrivammo in poche settimane alla firma di un protocollo d’intesa con il quale, insieme alla condivisione di una serie di servizi, la vecchia ed elegante villa padronale (Villa Helios), abitazione del fondatore, posta nel parco delle Cliniche, venva offerta gratuitamente come sede e foresteria dell’International Heart School.

Fu una decisone costosa, forse un po’ azzardata, ma foriera di soddisfazioni umane e in termini di prestigio.

Grazie alla portentosa rete di relazioni del Professore in poco tempo le Cliniche ripresero a dialogare e confrontarsi con i vertici della cardiochirurgia mondiale, si avviarono alla professione centinaia di giovani, si creò un’osmosi tra solidarietà ed eccellenza, destinata a divenire il minimo comun denominatore della nostra collaborazione.

In ruoli diversi avevamo la medesima idea di ospedale, quella che lui stesso non era mai riuscito a realizzare nel pubblico come nel privato (non so in questi giorni quanti ricorderanno che a Parenzan si deve la creazione di almeno tre centri cardiochirurgici privati in Italia a Torino, Milano, Avellino), una comunità aperta in cui conoscenza, meritocrazia ed umanità fossero valori fondativi, dove l’efficienza economica fosse considerata un mezzo piuttosto che un fine.

Negli anni successivi il nostro sodalizio si intensificò e nella sua veste di direttore scientifico continuò con la sua vulcanicità a darmi consigli, trasmettermi visioni e favorire contatti.

I nostri colloqui avvenivano per lo più il mattino, mi raggiungeva in ufficio intorno alle 9 per un caffè, era sempre molto più tonico e sveglio di me.

Quando invece ero scorato o avevo un problema grosso mi recavo da lui in Villa Helios, dove il contatto diventava più intimo e da parte sua paterno, confesso che in quelle occasioni ci siamo guardati spesso coi lucciconi negli occhi.

Di tutta quell’esperienza ricordo con particolare intensità alcuni momenti, la lectio magistralis del Professor Barnard in occasione del varo della Scuola di Specializzazione di cardiochirurgia dell’Università di Milano.

Una scelta da me operata, senza il suo totale consenso in verità, da vecchio ospedaliero conosceva bene i vizi del mondo universitario, da cui voleva mettermi in guardia.

Tuttavia non si tirò indietro nel tentare di porre in atto quel difficile innesto tra la sua scuola e il mondo accademico, che per alcuni giovani di talento si rivelò una contaminazione esaltante ed un progetto formativo inedito per l’Italia.

Un’altra avventura non meno intensa scaturita dai suoi contatti internazionali ci portò ad avviare, da zero e senza alcun lucro, l’impianto dei by pass aorto-coronarici in un remoto ospedale della Siberia a Novosibirsk, attraverso la formazione del personale a Bergamo e l’invio di una équipe in loco.

Abbiamo ideato anche tanti altri progetti, molti rimasti irrealizzati: l’idea principale rimasta incompiuta, di cui per la prima volta parlo, fu però quella di trasformare la struttura in una Fondazione, che potesse conservare nel tempo lo spirito ed i contenuti, che ne avevano fatto la storia e che in quel decennio abbiamo insieme riabilitato.

Si trattava di un progetto ambizioso, che tendeva alla realizzazione di un modello ospedaliero innovativo, capace di correggere i limiti burocratici del pubblico, i suoi sprechi e l’eccessiva avidità del privato.

Pensavamo che eccellenza ed innovazione, unite ad un sistema gestionale trasparente e partecipato, fortemente concentrato sul malato e non solo sulla patologia, potesse rivelarsi vincente e gratificante, sul modello della famosa Cleveland Clinic, con cui avevamo avviato , sempre grazie a lui, contatti per una futura affiliazione.

Ci stavamo riuscendo: dopo aver redatto un piano strategico piuttosto credibile e conservativo ero riuscito a liquidare alcuni soci e coinvolgere direttamente la Diocesi, come l’elemento catalizzatore delle migliori energie imprenditoriali del territorio, tutto stava procedendo al meglio, ma improvvisamente vi fu una repentina retromarcia, peraltro nemmeno giustificata, se non da deboli scuse.

E così il nostro sogno si infranse, Bergamo perse un’occasione e preso dal disgusto gettai fatalmente la spugna.

Caro Professore, a tanti anni distanza la sua scomparsa mi ha fatto rivivere quella stagione, in cui grazie al suo esempio ho potuto sperimentare dal vivo che la conoscenza in medicina non può essere usata come vantaggio competitivo, cha la formazione continua è un imperativo categorico, che dobbiamo fare in modo che gli altri siano meglio di noi, che la competizione è sempre sul fare meglio.

La sua curiosità, il suo voler sempre aggiornarsi, imparare da tutti (tell me your secrets) non l’hanno mai distratta ne da una visone olistica del malato, ne dal desiderio, fino all’ultimo, di riversare tutto questo giacimento di esperienza, laddove ve ne era meno, con tutto l’amore di cui era capace.

Grazie Professore!

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da lotty

    Ben detto!

  2. Scritto da mao

    Caro Valter bisogna capire se il cambiamento è stato in meglio o in peggio dipende dai punti di vista,ma tra le righe s’intuisce che lei non è soddisfatto di come le gloriose Gavazzeni sono finite diciamo,diciamo completamente liquefatte.Forse fidarsi della curia è stato l’errore più grande,il passo verso CL è stato brevissimo,del professore che dire,nulla non può replicare.