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Hot Rats, disco minore? No, la svolta vera dell’immenso Frank Zappa

Il nostro Brother Giober vi propone tra i Cimeli una chicca che pure ha fatto un po' storcere il naso ai puristi di Zappa: "Hot Rats": "Oggi, ogni volta che lo ascolto, non posso fare a meno di coglierne la grandezza assoluta". Siete d'accordo con lui?

Giudizio:

* Camera iperbarica

** indispensabili massicce dosi di vitamine ed esercizio fisico

*** necessario solo qualche ritocco di chirurgia estetica

**** in perfetta forma

***** Cocoon!

 

 

ARTISTA : Frank Zappa

TITOLO: Hot Rats

GIUDIZIO: *****

Sono oramai vent’anni che Frank Zappa se ne è andato.

È stata una gran perdita: musicalmente se ne è andato un genio, uno che era avanti vent’anni, un artista che ha attraversato gli stili più diversi e che è stato capace di sintetizzarli in modo perfetto, in modo lucido e consapevole senza mai perdere il filo del discorso.

Ha pubblicato una sessantina di dischi e dopo la sua morte c’è stata la solita corsa al saccheggio delle outtakes, delle registrazioni mal riuscite ma poi restaurate, dei nastri nascosti “chissà dove”.

Il tutto in nome della diffusione dell’opera, più probabilmente per arricchire le tasche della di lui vedova.

Mi è venuto in mente di parlare di Zappa leggendo un articolo sul “Mucchio”.

Il ricordo di un fan sfegatato che a un cero punto scrive “guarda che poi nessun’altra musica ti sembrerà all’altezza”. Probabilmente, Beatles e Stones a parte, è vero.

Ho iniziato ad ascoltare Frank Zappa che avevo 12 anni. Me lo fece conoscere un mio amico di Milano, in vacanza a casa mia a Rovetta. Mi portò, registrati su cassetta, alcuni 33 giri da ascoltare, ricordo tra gli altri un Battiato d’epoca che non mi colpì più di tanto mentre mi incuriosì il disco che vado a recensire, Hot Rats, appunto.

Anche se non lo capii subito.

Il linguaggio musicale era troppo complicato, troppi stili diversi, poche concessioni alla forma più tradizionale della canzone. Io amavo il rock and roll e il soul.

L’ho poi rivalutato con il tempo, quando mi sono avvicinato al jazz e, in genere, a forme musicali più complesse ed oggi, ogni volta che lo ascolto, non posso fare a meno di coglierne la grandezza assoluta.

Hot Rats esce nel 1969 a pochi mesi di distanza dal monumentale Uncle Meat. Esce quando le Mothers of Inventation (il gruppo di supporto di Frank Zappa) suonano insieme già da tre anni e quando il leader ha già raggiunto una popolarità, pur di nicchia, di tutto rispetto.

Hot Rats segna però anche una svolta nella musica di Zappa che prende le distanze dal rock parodistico delle opere precedenti e abbraccia linguaggi musicali più complessi che anticipano il rock progressive inglese, che aprono al jazz, all’avanguardia, al funk.

Le canzoni così diventano più lunghe e le partiture strumentali acquisiscono un peso preponderante, la variazioni di ritmo e di genere all’interno del medesimo brano sono ricorrenti.

Ascoltando il disco è percepibile la necessità dell’artista di non avere barriere stilistiche, l’esigenza di proporre tutto quanto gli passa per la testa.

Per onestà va detto che non tutti condividono quanto sto scrivendo; anzi per alcuni Hot Rats rappresenterebbe un episodio minore rispetto alla precedente produzione musicale. Chi sostiene questa tesi lamenta l’assenza del clima sulfureo alimentato da testi dissacratori dei lavori precedenti, apparentemente privi di senso, che invece mettevano alla berlina tutti i principi sui quali si basa il sogno americano, che parlavano di emarginati, di corrotti, di amorali, in una cornice musicale sempre ai massimi livelli di raffinatezza.

Un’avvertenza sola prima di entrare nello specifico dei brani: vi sono più edizioni su CD del lavoro. Quella di cui vi scrivo è del 2012: in questa il missaggio è quello dell’originale in vinile ed il risultato finale è ottimo, mentre quello delle edizioni precedenti veramente orribile.

In questa potrete apprezzare in pieno le varietà timbriche, la nitidezza dei suoni.

L’apertura del lavoro è affidata a Peaches En Regalia, probabilmente uno dei brani più noti di Zappa, uno di quelli che hanno varcato le soglie di una popolarità di sola nicchia. L’intro è dirompente, il tema memorabile e la varietà dei temi e dei ritmi stupefacente. Si passa dal latin, al southern rock, al prog, al funk, senza soluzione di continuità, con batteria e basso in primo piano e la chitarra di Zappa che inizia a diventare elemento distintivo della sua musica. Una lunga esaltante cavalcata sonora che induce al movimento. Io ho trovato echi di Pink Floyd, ABB, PFM, Prince, persino degli ELP. Di tutto e di più.

Willie the Pimp è aperta dalla voce di quell’altro matto di Captain Beefheart ed è splendida. Potrebbe essere un blues ma ha forti accenti psichedelici. Senz’altro da questo brano Tom Waits ha attinto a piene mani per ispirarsi negli ultimi lavori. È un brano certo più complesso di quello che può apparire al primo ascolto. È un brano che cresce con il tempo dove Zappa evidenzia le sue doti, oltre che di autore, anche di chitarrista. Ottimo il contributo di Max Bennet al basso.

Altro brano noto che ha permesso a Zappa di essere conosciuto anche al difuori di una ristretta cerchia di fans è Son of mr. Green Genes, un lungo brano strumentale di oltre 8 minuti, vario, pieno di cambi di atmosfere dove emerge in modo devastante il talento di Ian Underwood (tastiere e fiati), presenza fissa nel disco e colonna delle “Mothers” e la duttilità ritmica di Paul Humprey alla batteria.

Little Umbrellas era sul vinile, posto all’inizio del “lato B” (locuzione che oggi ha ben altri significati) ed è un brano di durata più contenuta rispetto a quella media del disco (poco più di tre minuti). Anche in questo caso il tema musicale è di quelli che sono rimasti nella storia della nostra musica. Lo sviluppo poi è complesso, vari piani musicali che si sovrappongono e che alla fine offrono però un risultato finale ordinato e coerente. Fantastica l’intro di Ian Underwood che riprende temi che sanno di danza araba mentre una tastiera ci riporta poi ad atmosfere già ascoltate in alcuni lavori del prog inglese.

Gumbo Variations dura oltre 12 minuti, il sax di Ian Underwood ha timbriche jazz e sviluppi decisamente funk ed è torrenziale. Potrei senza tema di smentita dire che dietro l’angolo vigila lo spirito di Sonny Rollins, ma probabilmente anche James Brown è lì ad ascoltare, ammirato e divertito. L’atmosfera del brano è inquieta, l’equilibrio instabile, basta un niente per trasformare un capolavoro in un pasticcio senza capo né coda. Ma non è questo il caso.

Chiude l’intero lavoro It Must be a Camel (proprio così!) cinque minuti e poco più, meno ritmo che in altre parti ma la stessa freschezza, la stessa esigenza di libertà già dimostrata nei brani precedenti. Questa volta stupiscono il lirismo delle tastiere contrapposto all’ampiezza del sax e il lavoro delle percussioni che creano una base che potrebbe dirsi free, sulla quale trova spazio il suono raffinato della chitarra di Zappa. Ma non basta. C’è posto anche per un intervento di Jean Luc Ponty, un violinista prodigioso che qualche anno più tardi scriverà una delle più belle pagine del jazz-rock insieme a John Mc Laughlin e alla sua Mahavishnu Orchestra.

Un disco meraviglioso, che suona oggi ancora moderno.

Ascoltare Zappa non è facile: quando avevo dodici anni era appannaggio dei fratelli più grandi che “sapevano suonare” ma, se vi piacerà, guardate che poi nessun’altra musica vi sembrerà all’altezza.

Da andare a riascoltare o, se per caso siete più giovani del sottoscritto, da scoprire e amare.

Albero genealogico:

Figli, figliocci, adozioni: tutto il prog tutta la psichedelia tutto il funk e anche un po’ di jazz rock

Fratelli: neanche uno

Genitori : orfano

Commenti

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  1. Scritto da Massimo

    Ottimo disco e ottima recensione!! Thumbs up!! :-)
    Probabilmente un disco difficile apprezzare al primo ascolto,soprattutto per chi è abituato alla musica rock “tradizionale”, (passatemi il termine… ) ma uno di quelli che poi non molli più
    Sicuramente da consigliare a chi vuole conoscere ed apprezzare un grande musicista!

  2. Scritto da Sergio

    Da molto tempo ascolto Hot Rats. E’ come ritrovare un luogo amato in tutto il suo fascino, la sua forza è intatta e ti prende dal primo istante come quarant’anni fa. E’ un grande affresco psichedelico, un viaggio non ancora finito. Credo anch’io si tratti del punto di svolta del grande Frank, il momento in cui tutti i frammenti del suo universo trovano piena espressione.
    Una scelta perfetta B.G.

  3. Scritto da Angelo

    Condivido il recupero di Frank Zappa, certamente uno dei grandi della musica in assoluto, un po’ meno i toni mistici e gli elogi sperticati che sanno tanto di fanatismo, e lo dico con amicizia e rispetto. Chi ha conosciuto e seguito l’istrionico e soprattutto ironico Zappa sa che a leggere alcuni commenti si starà facendo un sacco di risate…prima di tutto è stato un iconoclasta libero da schemi, consapevole di non essere che un musicista e si sente!

  4. Scritto da Umberto 2

    Devo ammettere caro B.G. che oggi mi hai proprio sorpreso, chissà perchè ho sempre pensato che a te Frank Zappa proprio non ti piaceva……

  5. Scritto da Umberto

    Grande B:G. , mi ha fatto immensamente piacere oggi trovare la recensione di Hot Rats, per me uno dei 10 dischi cosi detti da ” isola deserta”. Un capolavoro assoluto, lo scoprii nel 1979 a 16 anni e da li seguii tutta la sua carriera fino alla sua prematura scomparsa. comprandomi tutte le sue nuove uscite, tante in verità, e recuperando quelle più vecchie. Per me Zappa è un grande, ancora oggi ogni tanto sento ” il bisogno ” di ascoltare per qualche giorno i suoi dischi.

  6. Scritto da Beppe Thiella

    Hot Rats ha rappresentato per me una totale vera rivoluzione dei miei gusti musicali e tuttora lo considero un caposaldo della “musica” (musica senza aggettivo). Non avevo mai ascoltato Frank Zappa e quel disco allora (avevo 18 anni) mi aprì la mente spingendomi alla conoscenza e alla scoperta di tanta altra musica geniale e spesso considerata erroneamente “difficile”, di nicchia ed elitaria (jazz, musica contemporanea…). La mia vita musicale è da allora radicalmente cambiata!

  7. Scritto da brixxon53

    E’ l’unico disco che possiedo di Frank Zappa e in effetti è qualcosa di geniale. Quando uscì avevo 16 anni e mi colpì per la copertina e il titolo. In effetti non avevo mai ascoltato qualcosa di così libero e senza schemi, Peaches in Regalia l’ho canticchiata per mesi e ancora adesso, leggendo l’articolo, lo sto’ facendo. Veramente un grande disco, bravo B.G. e buona musica a tutti.

  8. Scritto da milvo

    Grazie B.G. una recensione-proposta per tutti coloro che non hanno nella memoria un “grande” della musica