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Boni è “L’ingegnere”: “I giovani di oggi? Non si mettono in gioco”

E' passato da Caravaggio a Guerra e Pace, da Cime tempestose a Walter Chiari. Ma anche se il ruolo che lo ha consacrato e' stato quello di Matteo ne 'La Meglio Gioventu' di Marco Tullio Giordana', degli anni di piombo Alessio Boni ricorda poco. Su Rai1 è protagonista de L'ingegnere, terza e ultima parte dell'antologia televisiva sugli anni 70 diretta da Graziano Diana, prodotta dalla Albatross e Rai Fiction.

E’ passato da Caravaggio a Guerra e Pace, da Cime tempestose a Walter Chiari. Ma anche se il ruolo che lo ha consacrato e’ stato quello di Matteo ne ‘La Meglio Gioventu’ di Marco Tullio Giordana’, degli anni di piombo Alessio Boni ricorda poco. Su Rai1 è protagonista de L’ingegnere, terza e ultima parte dell’antologia televisiva sugli anni 70 diretta da Graziano Diana, prodotta dalla Albatross e Rai Fiction. L’attore bergamasco interpreta, un dirigente della Fiat, Giorgio Venuti, che negli anni di piombo, piegati dalla crisi sociale ed economica, deve licenziare sessantuno dipendenti accusati di avere legami con i terroristi. – "Vivendo in un paesino in provincia di Bergamo di 4 mila anime – racconta in una conversazione con l’ANSA – in casa non se ne parlava, mio padre era un artigiano, lavorava sodo, sembrava tutto cosi’ distante, non c’erano manifestazioni di piazza. Ricordo l’uccisione di Pier Paolo Pasolini nel ’75 e di Aldo Moro nel ’78, quello che si vedeva in tv. Poi quando sono andato a Roma all’Accademia e ho iniziato la carriera d’attore, allora ho recuperato. Poi nel 2003 con il film di Marco Tullio Giordana, ho letto tutto quello che c’era da leggere, ho divorato tutto.

Trovo che il ruolo di Matteo mi abbia aperto un mondo". Nella miniserie, racconta Boni, ”sono un personaggio di fantasia ispirato ad un ingegnere realmente esistito che non lavorava per la Fiat di Torino Mirafiori e non aveva due figlie femmine, ma un figlio maschio rimasto coinvolto con il terrorismo”. Il dramma familiare vissuto da quest’uomo tiene alta la tensione della miniserie che intreccia alle lotte sindacali il conflitto tra il dovere morale di un dirigente verso l’azienda e l’amore di un padre vedovo per le sue figlie di 16 e 20 anni, entrambe appassionate di atletica. Ma una delle due, la grande (Giulia Michelini) ha scelto la lotta armata. A questo punto gli crolla il mondo addosso, si chiede dove ha sbagliato, quali errori puo’ aver commesso, la figlia viene arrestata, finisce in carcere. Malgrado lo sconforto, Venuti riesce a reagire e a conquistare una sorta di rinascita, sia personale sia professionale”.

Sullo sfondo, la marcia dei 40 mila a Torino dei colletti bianchi della Fiat del 14 ottobre 1980, considerata un punto di rottura nella storia delle lotte sindacali in Italia. Per la prima volta nella storia delle proteste dei lavoratori la maggioranza silenziosa dell’industria piu’ importante d’Italia alza la voce e da’ luogo ad una manifestazione che cambiera’ per sempre i rapporti tra lavoratori, sindacati e azienda. Boni cosa ne pensa di questo periodo storico? "Se gli anni di piombo sono stati anni di pura follia che si sono rivelati un fallimento. Questi, per paradosso, sono anni statici, immobili. Nei giovani non c’e’ curiosita’, non c’e’ voglia di mettersi in gioco, ma c’e’ anche diffidenza”. Boni in teatro e’ stato Michelangelo e Amerigo Vespucci, in questi giorni e’ in tournee, con la regia di Valerio Binasco e in coppia con Alessandro Haber, ne Il visitatore di Eric-Emmanuel Schmitt, dove e’ Dio, o qualcuno che si sente tale e crede nella spiritualita’, nell’anima, nella vita eterna, ”Sempre ruoli leggeri, mi piace rischiare”. A proposito di rischi la vedremo in data da definirsi anche in una versione anomala dell’Odissea, voluta da Arte’: e’ un Ulisse che spiazza, il suo. E’ un Ulisse che non riconosce piu’ la sua Itaca. "E’ stato lontano per vent’anni: tutto e’ cambiato e lui dubita di tutti. Un Ulisse orgoglioso, sofferente, possessivo. Un padre severo, un uomo vendicativo e scaltro. Sa usare il cervello e sfidare gli dei. Ma si narrera’ anche il dopo". E’ indubbiamente un ritorno coraggioso questo di Ulisse, su cui punta Rai1 e la coproduzione europea di GMTProductions, MakingProd, Raifiction. 

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