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Etica, visione e coraggio Le sfide per il futuro delle imprese globalizzate fotogallery

“Capitalismi e Imprese”. Dal Convegno annuale della Fondazione e in occasione dei 150 anni di Italcementi, una riflessione sul valore e futuro delle diverse forme di capitalismo nazionale nell’attuale contesto economico mondiale. Un panel accademico ed economico internazionale ha messo a confronto esperienze e risultati di modelli di capitalismo con caratteristiche non necessariamente univoche ma pensate per grandi imprese in termini di visione e coraggio.

Esiste un elisir di lunga vita per le imprese impegnate ad affrontare la globalizzazione dei mercati? E quale fra le varie forme di capitalismo che dal XIX secolo hanno avuto una evoluzione connaturata alle proprie radici nazionali si può meglio adattare e rispondere come vincente a fronte dell’attuale contesto internazionale? In occasione del suo decimo anno di attività, la Fondazione Italcementi ha tratto spunto per il proprio Convegno annuale dai 150 anni di storia di ‘capitalismo familiare’ di Italcementi e dagli altri esempi presenti in Europa, in America, nei Paesi Arabi ed Asia, per mettere a confronto le diverse forme di capitalismo.

L’analisi ha preso in esame le varie esperienze, dal modello angloamericano, che enfatizza la libertà individuali, al capitalismo “di stato” cinese dove una pervasiva struttura di imprese statali si confronta con interi settori ampiamente aperti alla competizione fra privati, dal “capitalismo oligarchico” del mondo arabo, all’esperienza italiana, fatta di realtà familiari e di piccole e medie imprese, per arrivare fino al caso dell’India, Paese con alti tassi di crescita, ma in molti aspetti lontano dall’ortodossia del paradigma capitalista.

Giovanni Giavazzi, Presidente della Fondazione Italcementi, ha voluto rimarcare nel suo saluto come: «Nel 2014 la Fondazione festeggia i 10 anni di attività e Italcementi i 150 anni di vita. E’ un traguardo breve e significativo per la Fondazione, ma straordinario per Italcementi. Nel 2004 dissi che la nascita di una Fondazione era un segno di fiducia, un’espressione di speranza e un’ assunzione di responsabilità. Allora non potevamo lontanamente immaginare l’attuale situazione economica; ma grazie alla fiducia, alla collaborazione, all’aiuto e alla sensibilità di tutti quelli che ci sono stati vicini abbiamo potuto dar corpo a varie iniziative in linea con quanto avevamo annunciato e con le finalità statutarie».

Dal canto suo Giampiero Pesenti, Presidente del Gruppo Italcementi, nel suo saluto di apertura, ricordando i 150 anni di Italcementi, ha sottolineato come questo traguardo sia anche una testimonianza della capacità di fare cultura di impresa: «Cultura d’impresa legata alla competenza manageriale delle persone che hanno lavorato in Italcementi, cultura tecnologica per la straordinaria passione ingegneristica dei nostri tecnici, cultura del costruire che ci ha permesso di operare al fianco dei grandi dell’architettura mondiale, da Pier Luigi Nervi a Richard Meier, cultura scientifica testimoniata – anche in tempi recentissimi – dalla realizzazione dell’i.lab al Kilometro Rosso e da scoperte innovative nel settore dei materiali da costruzione. Ma non è mancata nella storia di Italcementi la passione civile per fare cultura in senso lato e l’annuale convegno della Fondazione ne è una concreta testimonianza».

Carlo Pesenti, Consigliere delegato di Italcementi e quinta generazione della famiglia bergamasca alla guida del Gruppo, ha evidenziato il forte valore del ‘ponte’ fra radici storiche e capacità di innovare. «Il 150esimo anniversario deve e può essere l’occasione per rafforzare ulteriormente la visione e la strategia che ci siamo impegnati a declinare in termini di responsabilità, integrità, efficienza, diversità e innovazione. L’innovazione è ormai la “cifra” del nostro gruppo: innovazione industriale di processo e di prodotto, innovazione manageriale e organizzativa, ma soprattutto innovazione culturale dell’impresa, come innovazione dei modelli di riferimento – saldi nell’ereditare il patrimonio di una lunga storia – ma capaci di evolvere e anticipare il cambiamento».

Un tema che Italcementi condivide con il vasto panorama dell’imprenditorialità italiana.

«Il mio impegno nell’ultimo anno e mezzo nella Commissione per la Riforma di Confindustria – ha aggiunto Carlo Pesenti – mi ha offerto l’opportunità di entrare in contatto diretto con tantissimi imprenditori italiani, raccogliendo anche tra loro l’esigenza di concentrare tutte le energie per essere efficaci, ma anche il bisogno di crescere e rafforzarsi consolidando i valori condivisi, recuperando gli interessi comuni, contribuendo alla crescita non solo economica ma culturale e sociale del Paese, dove l’impresa deve essere vista dalla società come un grande alleato e non un’antagonista».

Il focus sul tema del convegno è stato introdotto da Guido Corbetta, Professore ordinario di Strategia Aziendale e titolare della cattedra AIdAF-Alberto Falck di Strategia delle Aziende Familiari dell’ Università Bocconi. «Negli ultimi vent’anni, è diventato molto visibile in numerosi Paesi il fenomeno di grandi aziende controllate da famiglie – ha sottolineato Corbetta – Ove si considerino anche le imprese più piccole, il capitalismo familiare è la forma di controllo più diffusa. I dati di Paesi quali gli Stati Uniti, la Cina, la Germania, la Francia, l’India, il Brasile e, da ultimo, l’Italia confermano questa evidenza. E considerando il Global Family Owned Businesses Index calcolato da Credit Suisse First Boston, i valori dei titoli delle imprese familiari sono cresciuti dopo la crisi del 2009 molto più dei titoli del MSCI Index».

Il dibattito della mattinata ha quindi voluto esplorare se, tra le diverse forme di capitalismo emerse a livello globale, vi siano alcune lezioni condivise che evidenziano quali elementi debbano sussistere per assicurare soddisfacenti risultati economici e uno sviluppo sostenibile – sia a livello di impresa, sia di nazione – anche in uno scenario di crisi. La discussione ha visto la partecipazione di alcuni tra i maggiori protagonisti e osservatori del mondo accademico ed economico internazionale. Da Shaikha Al Maskari, Presidente di Al Maskari Holding degli Emirati Arabi Uniti a Taotao Chen, Professoressa di Management ed Economia Internazionale alla Tsinghua University di Pechino. Da Gabriele Galateri di Genola, Presidente Generali e Presidente Comitato per la Corporate Governance a Basant Kumar Gupta, Ambasciatore dell’India in Italia. Da Ivan Lansberg Direttore Accademico dei Programmi Executive in tema di aziende familiari, Kellogg School of Management a Ugo Parodi Giusino, Amministratore Delegato e socio fondatore di Mosaicoon. Ad animare il dibattito, Gianni Riotta, editorialista de La Stampa. In chiusura, la toccante testimonianza di Alex Zanardi, Medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Londra 2012.

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