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Esuberi al Banco Popolare, sono 470 nel gruppo: 23 del Credito Bergamasco

Banco Popolare: 470 esuberi, 23 dei quali nel Credito Bergamasco. Sono 670 persone coinvolte nel processo di ricollocamento interno al gruppo, oltre 200 in Creberg.

Dopo una maratona notturna, a mezzogiorno di venerdì 24 gennaio si è conclusa con un accordo la trattativa tra Banco popolare e sindacati sulle tensioni occupazionali derivanti in parte dal Piano industriale che scadrà nel 2015, in parte dovute al nuovo modello organizzativo di gruppo, il cosidetto Hub&Spoke.

Questo modello prevede in sintesi la suddivisione tra filiali capofila e filiali senza titolare, distinzione che ha prodotto la cancellazione di alcuni profili professionali.

La riorganizzazione era stata annunciata ed avviata la scorsa estate, quando si cominciò a discutere dei dipendenti da ricollocare internamente, mentre solo nell’incontro del 27 dicembre l’istituto di credito ha annunciato il numero esatto degli esuberi.

“L’accordo siglato prevede 470 fuoriuscite a breve termine, tutte su base volontaria (più altre previste nel 2015), per le quali abbiamo predisposto di utilizzare il Fondo di Solidarietà che permetterà di traghettare la maggior parte dei lavoratori alla pensione” spiega Alessandra Orlando, coordinatrice di gruppo per la Fisac-Cgil. “Inoltre verranno utilizzati altri strumenti previsti dal Contratto nazionale, quali il part time e la riduzione di orario”.

L’accordo sulle tensioni occupazionali e dunque sulle 470 uscite prevede in particolare che 400 persone lasceranno l’istituto con incentivazioni legate all’età anagrafica e all’età di servizio e utilizzando l’ammortizzatore di settore. Ci saranno poi 50 persone che già hanno i requisiti per accedere alla pensione, quindi usciranno, sempre dietro incentivo.

Dei 470 esuberi, 23 riguardano lavoratori del Credito Bergamasco, che sarà, invece, interessato in maniera consistente sul versante delle ricollocazioni interne: dei 640 “quadri” che la riorganizzazione ha lasciato senza un ruolo (di direttore o vicedirettore di filiale), oltre 200 appartengono al Credito Bergamasco.

“Non si tratta di un accordo sul demansionamento, è importate sottolinearlo, ma di un’intesa per gestire le ricadute della riorganizzazione aziendale, cioè il ricollocamento di chi ha perduto il proprio ruolo a seguito della riorganizzazione, utilizzando gli strumenti previsti dal Contratto” spiega Alessandra Orlando. “Il processo non avverrà immediatamente: l’azienda avrà 18 mesi di tempo per trovare un nuovo posto a questi lavoratori che, nel frattempo, usufruiranno di un’indennità. Nel caso i 18 mesi non bastassero, si prevede di aumentare l’indennità prevista”.

Alla domanda se questo sia un primo effetto della fusione per incorporazione dello storico istituto di credito bergamasco nel Banco Popolare, annunciata il 27 novembre, Alessandra Orlando risponde: “Anche se fino a luglio il Credito Bergamasco resterà un’azienda autonoma, è da tempo che nei progetti del Banco Popolare l’istituto di credito bergamasco viene considerato a tutti gli effetti una banca del gruppo: la riorganizzazione è stata avviata prima della fusione e riguarda tutti gli istituti, dunque non deve essere vista come primo effetto della fusione”.

Commenti

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  1. Scritto da Mario

    la Gente non ha più soldi da mettere nelle banche

  2. Scritto da Sergio

    Non sapevano che tagliando il ramo sul quale stavano seduti, sarebbero precipitati. A forza di vessare e strangolare clienti, viene a mancare la materia prima che fornisce lavoro. Giusto anche per loro tagli e riduzioni…..