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“L’altra Resistenza” Albino ricorda isoldati italiani internati

In occasione del giorno della memoria, sabato 25 gennaio, ad Albino si ricorda una vicenda che, spesso dimenticata, riguarda invece migliaia di italiani e centinaia di cittadini albinesi. L'incontro intitolato “E cosi’ partiamo per l’ ignoto …” tratterà dei militari italiani internati nei lager nazisti.

Per troppo tempo la vicenda degli internati militari italiani nei lager tedeschi, più di 600 mila soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, vennero deportati per due lunghi anni di prigionia e per i quali è stato inventato l’acronimo IMI, è rimasta del tutto appartata e «sostanzialmente ignorata dalla storiografia della Resistenza. Ancor oggi, nonostante l’importante stagione di studi apertisi in proposito a metà degli anni Ottanta, l’altra Resistenza, la Resistenza senza armi degli internati militari non è ancora divenuta patrimonio condiviso della consapevolezza storica nazionale, né parte integrante, a pieno titolo, della storia della Resistenza» (Santo Peli, La Resistenza in Italia, storia e critica, Einaudi, Torino 2004).

È pertanto da questa considerazione che prende corpo l’idea di costruire una giornata di studio in occasione del giorno della memoria 2014 che parli degli internati militari italiani, compresi quelli albinesi: ben 250, 100 del capoluogo, una trentina di Desenzano, una ventina di Comenduno, una decina di Bondo, oltre 30 di Vall’Alta, 15 di Abbazia, una dozzina di Fiobbio, quasi 10 di Casale, 5 di Dossello; 20 coloro che morirono nei lager. Le sofferenze di tutti furono presto dimenticate dall’Italia del dopoguerra. La giornata, promossa dalla sezione ANPI di Albino prevede un incontro che intende ripercorrere la specificità degli IMI, categoria inventata dai nazisti e accettata da Mussolini, che li sottraeva alla convenzione di Ginevra e all’intervento della Croce Rossa, all’interno della deportazione militare italiana durante la seconda guerra mondiale: gli IMI ebbero infatti la possibilità di lasciare i campi di prigionia, di scegliere se rimanere o aderire alle ricostituite organizzazioni fasciste della Repubblica Sociale Italiana nel nord Italia. Le adesioni furono scarse: «Gli IMI pagarono duramente il loro no, i soldati con condizioni di lavoro e di fame sempre più dure, gli ufficiali con forti pressioni e maltrattamenti perché accettassero di andare a lavorare come “schiavi del Reich”. Anche in questo rifiuto si può intravvedere il lento e doloroso formarsi di una nuova democratica coscienza nazionale» (Angelo Bendotti e Eugenia Valtulina, Presentazione al n. 51 SRSC, Internati, prigionieri, reduci.

La deportazione militare italiana durante la seconda guerra mondiale, ISREC BG, Bergamo 1999). «In quel momento era “no al fascismo” ma che conteneva in sé un più profondo e vasto storico significato: era un “no” a ogni forma di regime politico che intendesse, in qualunque modo a e qualunque fine, violare i diritti della persona umana» (Giuseppe Lazzati, Pensare politicamente, AVE, Roma 1988, vol. I); giustamente Alessandro Natta definì gli IMI, in un suo libro-testimonianza, L’altra resistenza. Quello degli IMI fu anzi uno tra i primi atti di resistenza attiva al nazismo e al fascismo e fu rinnovato nel freddo e nella fame. Riscoprire gli IMI nel Giorno della Memoria è strettamente coerente con il “ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, secondo la Legge 20 luglio 2000, n. 211. La giornata di studio del 25 gennaio prevede due momenti: al mattino una lezione animata incentrata sulla storia degli internati militari, a cura dell’ ISREC e del Teatro Prova di Bergamo rivolto alle classi quinte dell’ISIS “O. Romero” di Albino. Al pomeriggio, presso l’Auditorium Comunale, invece un convegno dal titolo Gli Internati Militari Italiani: l’altra resistenza (8-9-1943/aprile 1945), dove, da una parte si ripercorrano le figure di Giuseppe Lazzati e di Alessandro Natta, cattolico e comunista accomunati dalla stessa esperienza nei lager come luoghi di formazione e di dialogo democratico e precostituente. Per Lazzati, professore dell’Università Cattolica di Milano, anche nel lager si poteva sviluppare un progetto di formazione: formare uomini e cristiani per l’Italia del domani.

Per Natta «il ricordo più vivo è quello di una sorta di seminario ideologico-politico, che si tenne a Sandbostel, probabilmente il 1° settembre 1944, per un confronto fra le grandi correnti di pensiero e le diverse tendenze politiche, poiché nei campi degli ufficiali vi era stato un qualche processo di aggregazioni di forze, dalla sinistra comunista e socialista, agli azionisti, ai liberali e al gruppo dei cattolici, forse il più consistente ma di varia ispirazione. Il tema, ben significativo, era la “questione sociale”, ma al di là del confronto specifico, quell’incontro mirava alla ricerca di una convergenza per l’opera comune di liberazione e di rinascita del nostro paese» (Alessandro Natta, I tre tempi del presente, Edizioni Paoline, 1989). E questo dialogo sarebbe continuato in Parlamento. E rinnovato nella difesa della Costituzione. Di Lazzati parlerà Piergiorgio Confalonieri, postulatore della causa di beatificazione e di Natta il presidente dell’ISREC di Bergamo, Angelo Bendotti. Insieme ci sarà la trattazione degli IMI albinesi: un inquadramento generale a cura di Giampaolo Casari, un intervento su Luigi Goisis a cura del figlio Giacomo, un intervento di Gianvittorio Fassi su Valentino Carrara e la testimonianza diretta del Cav. Mario Scandella.

Il programma dell’evento sarà il seguente:

“E così partiamo per l’ignoto, Internati Militari Italiani: l’altra Resistenza (8 settembre 1943 / aprile 1945)”. Appuntamento previsto all’auditorium comunale di Albino sito in via Aldo Moro 2/4 e così composto:

Ore 9.30, “L’altra resistenza”, lezione animata riservata alle classi quinte dell’ISIS Romero di Albino a cura di ISREC e Teatro Prova. A seguire, alle ore 15, “I lager come luoghi di formazione del dialogo democratico e precostituente. Le figure di Giuseppe Lazzati, cattolico”.

Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    Firmate per non disperdere la memoria della SCIESOPOLI di Selvino: 800 bambini ebrei orfani provenienti da ogni parte d’Europa, sopravvissuti ai campi di sterminio e alla Shoah, ospitati curati ed educati alla SCIESOPOLI EBRAICA di Selvino.
    https://secure.avaaz.org/it/petition/Al_Presidente_della_Regione_Lombardia_PERCHE_DURI_LA_MEMORIA_di_Sciesopoli_di_Selvino_BG/?tMPIMgb