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Don Fausto Resmini: “Nessuna convivenza e nessuna scorciatoia”

Don Fausto Resmini, cappellano delle carceri di Bergamo e presidente del Patronato San Vincenzo, spiega come segue i sacerdoti sottoposti a provvedimento penale ospitati a Sorisole.

Don Fausto Resmini, cappellano delle carceri di Bergamo e prete del Patronato San Vincenzo, rispondendo ai dubbi di Bergamonews, spiega come segue i sacerdoti sottoposti a provvedimento penale in seguito ad accuse di atti di violenza su minori hanno trovato ospitalità a Sorisole.

 

di don Fausto Resmini

Premetto di provare un certo disagio a trattare un tema legato ai sacerdoti sottoposti a provvedimento penale, tra i quali sono presenti alcuni casi legati alla violenza sui minori.

Però mi presto a rispondere alla richiesta che mi è stata sottoposta da Bergamonews.

Il mio primo pensiero va alle vittime di ogni abuso. Nei loro confronti abbiamo messo a disposizione assistenza psicologica e risarcimento economico, così come la giustizia penale aveva chiesto. Sono assolutamente consapevole che non c’è risarcimento che possa lenire la loro sofferenza né quella dei loro familiari.

Anzitutto all’interno del Patronato San Vincenzo non è stata creata nessuna struttura o alloggio ad hoc che ospiti dei preti. L’accoglienza è stata approntata nella casa che fu del religioso che in passato si prendeva cura del santuario. In questa casa annessa alla chiesa hanno trovato accoglienza alcuni sacerdoti che hanno chiesto, per proprie vicissitudini personali, in accordo con i loro vescovi, di poter trascorrere momenti diversi dall’attività pastorale classica.

I sacerdoti che hanno usufruito di questa accoglienza sono stati fino ad oggi dodici, e tra questi due sottoposti a provvedimento penale: uno in custodia cautelare ed uno in affidamento. Nulla a che vedere con la realtà dei giovani adulti e minori (sottoposti a provvedimento penale che hanno già un’età di 17/18 anni e oltre). E nulla in comune.

Ciò che ha reso possibile l’accoglienza in questa struttura è stato il mio ruolo di responsabile dei cappellani della Lombardia e la mia esperienza in campo penale, legata ai 23 anni di servizio nel carcere di via Gleno.

L’altra ragione che ha reso possibile l’accoglienza in questa struttura è l’opportunità della vita comune tra sacerdoti di varia estrazione, uniti alla possibilità del servizio ai poveri e agli emarginati provenienti dalla stazione che trovano qui a Sorisole ospitalità nei moduli abitativi, nei container, nel reparto di degenza (dove sono presenti i malati gravi) e nel dormitorietto.

Queste strutture di accoglienza si interfacciano con la casa dei preti e con nessuna struttura dei minori, quindi nessuna convivenza e neppure tutele di nessun genere. È facile generalizzare ed equivocare.

Le garanzie della Giustizia sono state: la fedeltà all’esecuzione delle prescrizioni del tribunale e l’impegno dei soggetti coinvolti al rispetto degli impegni.

Condivido con questi sacerdoti alcuni momenti di preghiera, la celebrazione dell’Eucaristia e il servizio ai poveri. Servizio che per la gravità delle situazioni richiede un cambiamento personale. Ma anche un cambiamento culturale, perché ci si deve accostare a persone provate nel fisico, nella mente e negli affetti, quindi il più delle volte non disponibili a nessun dialogo, a nessun aiuto, che riportano nell’accoglienza i loro problemi.

Il senso dell’inutilità del vivere è quasi sempre la non soluzione di ciò che cercano. È l’aspetto caritativo e il servizio alla strada il più difficile e che ha permesso di creare questo spazio dove educatori della strada, volontari hanno camminato insieme a loro.

Non c’è nessun privilegio, nessun insabbiamento, nessuna scorciatoia, nessun stile comodo di vita, ma la volontà di ripartire dagli ultimi per un genere diverso di vita.

Vorrei allora sottolineare due tratti della personalità di questi sacerdoti che è stata legata alla loro disponibilità ad entrare in un servizio così faticoso, che finisce per cambiare l’uomo, la persona, il prete.

Unito a questo, c’è stato tutto il percorso psicologico e psicoterapeutico nell’ambito della struttura psicologica del Conventino e quello della direzione spirituale, portato avanti dai loro referenti.

Il servizio è nato 15 anni fa dall’esigenza di riportare, dentro i confini regionali quei sacerdoti che, trovandosi in difficoltà, erano stati mandati fuori dalla regione Lombardia.

Il rischio era quello di dimenticarsi di loro per la difficoltà a raggiungerli, a seguirli e ad attuare nei loro confronti percorsi di reinserimento.

Ho sempre paragonato la Chiesa ad una famiglia. Ed in ogni famiglia c’è qualcuno che è più debole, più fragile, che viene meno ai legami, agli impegni, all’organizzazione, ai valori che ogni famiglia pone in essere. Proviamo a pensare alla famiglia che ha tra i suoi figli un tossicodipendente. Per i reati che compie finisce in carcere. Non ci sono amici, non ci sono legami se non quelli familiari. Ma alla fine un figlio è sempre un figlio.

E se anche quella famiglia lo ha espulso per la sua condotta, alla fine non smette mai di cercarlo ovunque si trovi, di pensarlo, di raggiungerlo con le forme più svariate di affetto che testimoniano l’indissolubilità del legame. Tutti abbiamo diritto, di fronte ad un errore, di avere una nuova opportunità, di vederci offrire delle alternative, di riuscire ad intraprendere nuovi cammini di speranza. Senza la speranza di appartenere a qualcuno si muore lentamente in balia di se stessi e di una società incapace di fare qualcosa.

È chiaro che quando parliamo di reinserimento, la Chiesa è consapevole che non ci possono essere incarichi pastorali così come lo sono per tutti i sacerdoti legati al mondo giovanile o adolescenziale. Ma ci sono tante pastorali che possono dare fiato e significato all’essere preti a partire da un servizio ai malati, ai bisognosi, ai poveri, agli emarginati e agli anziani. La mia azione è sempre stata quella di aiutare i sacerdoti ovunque si trovino nelle loro difficoltà. Innanzitutto perché restino preti.

Che famiglia saremmo se di fronte alle difficoltà di uno l’unica soluzione fosse quella di cacciarlo?

Non si predica così la misericordia; il perdono è il portare i pesi gli uni degli altri, così come il Vangelo ci chiede. 

I sacerdoti che seguo sono una quindicina sparsi in tutte le diocesi lombarde. Qualcuno si trova ristretto in carcere e di questi mi sono assunto anche la tutela giuridica.

Ci sono sacerdoti in attesa di giudizio. Ci sono sacerdoti che hanno concluso l’iter penale.

Per tutti loro ho sempre chiesto ai vescovi che potessero rientrare nella famiglia sacerdotale nell’ottica dell’accoglienza, del perdono dopo aver espiato quello che la Giustizia ha emesso nei loro confronti come condanna. Non dimentichiamo mai che dopo il processo penale, nei loro confronti c’è il processo canonico e le conseguenti sanzioni che la Santa Sede nei “delicta graviora” impone a chi ha sbagliato.

Attualmente non c’è nessun sacerdote sottoposto a provvedimento penale a Sorisole.

E penso che il sacerdote di Brescia, ora in carcere a Bergamo, non intraprenderà questo cammino nella mia comunità perché l’attuale normativa che porta a cinque mesi l’anno la liberazione anticipata, chiude di fatto ogni altra esperienza bergamasca.

Commenti

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  1. Scritto da Walterino

    Avevo 16 anni quando sono stato affidato dal Tribunale Minori di Milano a Don Fausto Resmini. Nei 3 anni trascorsi a Sorisole e Lurano ne ho fatte di tutti i colori… avrei meritato di ritornare in carcere, ma Fausto ha fatto di tutto per tenermi con se.
    Lui e il suo staff mi hanno fatto diventare ciò che sono oggi, un padre di 3 figli e un’imprenditore che lavora in Italia e all’estero.
    Fausto é un gran Uomo, i suoi pensieri illuminano la morale e la misericordia spesso celate in noi.

  2. Scritto da Bruno Resmini

    Ciao Don Fausto, sono Bruno Resmini. Ci conosciamo per vari motivi, non ultimo per la comune amicizia con Don Eliseo Ariotti. Avrei bisogno di parlarti. Chiedo scusa se utilizzo questa via ma non ne conoscevo un’altra.
    Grazie,
    ciao, Bruno

  3. Scritto da maurizio dini

    conosco don fausto da più di 30 anni e stato mio insegnante , educatore ed amico ,quando ero studente a sorisole avevo 11 anni posso garantire che si tratta di un uomo che ha dedicato la vita al prossimo ha avuto a che fare con migliaia di bambini ed adolescenti da sempre .quindi state sicuri che i minori all’interno del patronato sono in buone mani come lo sono stato io .ciao don un abbraccio Maurizio

  4. Scritto da Frank

    Don Fausto, grazie perché ha fatto e continuerà a far fruttare quei talenti che il Signore a posto in lei. Anche se non ci siamo mai conosciuti personalmente lavoriamo nello stesso ambito e incontro spesso i suoi collaboratori. Come Gesù non è stato amato così anche per alcuni cristiani avviene…la storia si ripete. Continui così ha la stima di molti. La pace

  5. Scritto da Simona

    Trovo terribilmente squallido e imbarazzante che un soggetto che si sia macchiato di un reato orrendo come la pedofilia possa continuare a fare il sacerdote!

  6. Scritto da luca

    grande Don Fausto! tu che ti fai sempre piccolo per incontrtare gli ultimi della fila….
    Raimondo se hai dei fatti rendili pubblici o sei un barlafus?

    1. Scritto da lotty

      Barlafus o non barlafus, le ricordo che i preti pedofili sono sempre recidivi, non devono essere inseriti nelle comunità dove vivono bambini e adolescenti. Devono essere isolati!

  7. Scritto da Raimondo V.

    “Non c’è nessun privilegio, nessun insabbiamento, nessuna scorciatoia, nessun stile comodo di vita…”
    Avrei da ridire. Anzi i fatti provano il contrario.

  8. Scritto da linuccia

    ….grande stima,per Don Fausto!

    1. Scritto da Walterino

      Linuccia di Oly?

  9. Scritto da carlo

    Chi è senza peccato scagli la prima pietra!Un sacerdote infedele non azzera la moltitudine di sacerdoti nsanti!

    1. Scritto da lotty

      Un prete pedofilo distrugge una moltitudine di ragazzi! Altro che infedele!

  10. Scritto da paolot

    anche io ti voglio bene don fausto, ma anche io mi chiedo perché devono stare così appiccicati quei preti con dei giovani, non puoi mandarli in una casa di riposo?

  11. Scritto da Allibito

    Persone e preti come don Fausto meritano profondo rispetto per quello che fanno tutti i giorni a favore dei più deboli. E di certo non fango e titoli da Novella 2000.

  12. Scritto da Diletta

    Caro don Fausto la stimo e per me lei è una splendida persona. Eppure sono perplessa per questa che lei non chiama convivenza tra pedofili dichiarati o sospettati (molto sospettati). Mi sembra proprio una vicinanza pericolosa e mi preoccupa un po’. Non si può trovare un’altar soluzione?

  13. Scritto da Fabio beniamino gatti

    Mi complimento con Don Fausto per la coerenza, ciò fa riflettere su come i media possano ” interpretare ” le notizie in base al colore politico,. Che tristezza sentire almeno 3 versioni della stessa notizia…
    Auguri di un buon e nobilissimo lavoro a Don Fausto, che Dio abbia cura di lui…
    Un Trevigliese orgoglioso di essere suo compaesano….. Complimenti di nuovo!!!
    Fabio…. 3viglio

  14. Scritto da Enea

    Forza Don Fausto , sei sempre il migliore e meriti solo apprezzamento , stima , gratitudine ed affetto e magari un qualche aiuto per consentirti di continuare ad operare. Un forte abbraccio ed ancora grazie.