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Al Sorriso di Gorle nuovi appuntamenti con il cineforum

Le proiezioni delle pellicole, con la possibilità di partecipare al dibattito dopo la visione del film, inizieranno da mercoledì 5 febbraio. Ecco tutti i titoli in programma.

Al Cineteatro “Sorriso” di Gorle torna l’appuntamento autunnale con il cineforum. Le proiezioni delle pellicole, con la possibilità di partecipare al dibattito dopo la visione del film, inizieranno da mercoledì 5 febbraio e proseguirà per quattro settimane.

A introdurre i film e a coordinare il dibattito sarà la professoressa Annunciata Pellegris. Ecco il calendario di febbraio.

Mercoledì 5 febbraio, “Una canzone per Marion” di Andrew Williams.

Uno scontroso pensionato lui, una moglie gravemente malata lei. Due vecchiaie unite da decenni di vita in comune che vacillano sotto il peso della morte che incombe. Arthur e Marion, Terence Stamp e Vanessa Redgrave, perfetti per età e carisma, sono i protagonisti di “Una canzone per Marion del quarantenne Andrew Williams. Non un dramma, ma una commedia squisitamente britannica sulla solitudine, la perdita, la fragilità e che nei titoli di coda è dedicata ‘a tutte le famiglie’. ‘ E’ un progetto al quale sono molto legato affettivamente- confessa il regista- perché in parte il film fa riferimento al rapporto tra i miei nonni, all’amore e al senso del dovere che la loro generazione esprimeva e a come si relazionassero in modo semplice e puro ai sentimenti e al dolore. Ricordo i sacrifici fatti dal nonno seguendo la malattia della nonna, come le è rimasto vicino per cinquant’anni, come ne ha condiviso la sofferenza degli ultimi. E come la paura di ammettere le proprie fragilità e i propri bisogni possa distruggere una persona e tutti coloro che le stanno attorno. Nel film Arthur rappresenta proprio questa debolezza, ma è alla fine un uomo che ritrova se stesso perché a qualsiasi età qualcosa può farti cambiare drasticamente. E il racconto si snoda non con un susseguirsi di pianti, ma con momenti di vero divertimento, che pur si alternano ad alcuni di naturale durezza. Volevo assicurarmi che la gente si rendesse conto che gli anziani si fanno delle belle risate. E noi con loro”.

Mercoledì 12 febbraio “Zoran, il mio nipote scemo” di Matteo Oleotto

Mentre l’industria nazionale si interroga su un futuro non roseo, alcuni ‘piccoli’ film italiani lanciano da Venezia segni di sorprendente vitalità. L’ultimo arriva dall’esordio di Matteo Oleotto, il cui “Zoran, il mio nipote scemo” è stato presentato ( con dieci minuti di applausi finali) all’interno della settimana della critica. Il nipote che dà il titolo al film è quello che capita tra capo e collo a un inaffidabile etilista scansafatiche (a cui Giuseppe Battiston offre tutta la sua travolgente carica umana). Lui ha accettato di farsene carico perché sperava comportasse anche una consistente eredità pecuniaria, invece la zia slovena morta gli ha lasciato solo quello stralunato Zoran. Che possiede una sola qualità: è imbattibile al gioco delle freccette. E lo zio comincia a sognare di campionati vinti e soldi incamerati. Ma più che le disavventure ‘sportive’, il film mette al centro una malinconica vena di umorismo alcolico (si beve molto, vista l’ambientazione friulana), che aiuta ad abbozzare alcuni bei caratteri umani, e una serie di sogni tra l’ingenuo e il commovente, che danno corpo ad una commedia che si fa apprezzare per l’originalità del soggetto e la bella prova di tutto il cast.

Mercoledì 19 febbraio “La prima neve” di Andrea Segre

Siamo in Trentino e in un piccolo paese di montagna popolato da gente semplice legata alle tradizioni; quasi tutti i personaggi principali sono soli. Dani, emigrato dal Togo, ha perso la giovane moglie durante un fortunoso viaggio in mare ed è rimasto solo con la figlia. Michele, appena undicenne, è senza il padre e, pur vivendo con la madre e qualche volta con il nonno, si nutre solo di ricordi… Grazie al nonno, apicoltore e falegname, che ha assunto Dani come suo aiutante, Michele lo incontra cominciando presto a capire il lutto familiare dell’altro pur non condividendo il suo desiderio di andare lontano lasciando ad altri quella bambina cui non si è legato. Arriverà la prima neve che Dani dal Togo non ha mai visto e la solitudine di Michele, che ha presto guardato a lui come ad un secondo padre riuscirà forse a fargli rinunciare a quella idea per fermarsi lì dove aveva trovato nuovi affetti. Senza retorica, senza cedere mai a un sentimentalismo facile, Segre, grazie anche al suo finissimo passato da documentarista, ha immerso la sua nuova storia nel cuore stesso della natura, quei boschi rigogliosi, quelle valli e quelle montagne del Trentino dove Michele, marinando la scuola, va spesso per raccogliere la legna per i lavori del nonno, accompagnato da Dani. La natura attorno, le sue luci, il variare delle stagioni, mentre attraverso gli alberi filtrano i raggi del sole. Con lo molto riserbo, comunque, lo stesso con cui Segre ha fatto ricorso per rappresentare i sentimenti di quei due personaggi e il loro quasi impalpabile progredire.

Mercoledì 26 febbraio “Variabile umana (la)” di Bruno Oliviero

Milano, un uomo potente con la passione per le minorenni, viene trovato ucciso in un lago di sangue. La moglie, reticente e distante, attira su di sé i sospetti dell’ispettore Levi che si fa prendere la mano e così il questore richiama all’azione l’esperto e discreto commissario Monaco. Per quest’ultimo è un brusco risveglio dall’inazione in cui si era ritirato dopo la morte della moglie, e in più la sua azione complicata dal pasticcio in cui si è cacciata la figlia Linda, pescata a sparacchiare nella notte in un pratone di periferia… Il film segue il percorso di Monaco, la sua indagine e soprattutto le sue resistenze a comprendere quello che davvero è successo. La verità non è difficile da scoprire, ma è quasi impossibile da accettare. Al regista Bruno Oliviero non interessa la meccanica della detection e neppure la denuncia del malcostume: davanti alla sua macchina da presa mette il travaglio di un uomo che ha trascurato i suoi doveri di padre e ora, sulle macerie della sua famiglia, si scopre dilaniato dalla necessità di scegliere tra principi e affetti. Silvio Orlando, in una grande prova d’attore, attraversa il film come un sonnambulo, come schiacciato dal peso della responsabilità, incapace di reagire, sospinto unicamente dagli automatismi del detective di razza. E anche alla fine, quando tutto sarà finalmente chiaro a tutti, la sua figura non si libererà completamente dall’ombra dell’ambiguità che attraversa l’intero film e che si prolunga verso lo spettatore.

Il Cineteatro “Sorriso” è a Gorle in via Piave, 2. Le proiezioni cominceranno alle 20.45. È possibile avere ulteriori informazioni chiamando il numero 035656962, inviando un’email all’indirizzo di posta elettronica cinema.sorriso@oratoriogorle.net oppure consultando il sito internet www.oratoriogorle.net/Cinema

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