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‘Generazioni’ di Battarola interroga e coinvolge la fragilità umana

La mostra "Generazioni" di Sergio Battarola, a cura di Giuliano Zanchi, è aperta al Museo Adriano Bernareggi in via Pignolo fino al prossimo 2 febbraio. I ritratti, espressionisti nelle linee e quasi ossidati da una grafia ruvida e incisiva, sembrano profeticamente allertarci sulla nostra "humana fragilitas" rivendicando però un vitalismo e una fisicità tangibile e tutt'altro che banale.

di Stefania Burnelli

La forza dell’archetipo, dell’universale che c’è in fondo a ognuno di noi prima che la cultura si depositi sullo stato di natura, è l’energia propulsiva dell’arte di Sergio Battarola. Avevamo già incontrato la sua arte un paio d’anni fa in occasione di "Barbarica", una rassegna di sculture e disegni che incrociava i destini creativi dello scrittore Beppe Fenoglio e dell’artista bergamasco originario di Bariano. E ci aveva scosso, stupito, lasciando un segno indelebile nella memoria: per molti quella mostra fu una rivelazione, un impatto forte con la personalità di Battarola, artista dall’esordio fulminante (negli anni Ottanta) e poi ritornato per lungo tempo nell’ombra.

La mostra ora allestita al Museo Bernareggi fino al 2 febbraio, dal titolo "Generazioni", ha un’analoga presa sull’osservatore: nessun facile appeal, nessun compiacimento o compromissione col mercato, eppure un effetto ugualmente coinvolgente e destabilizzante. Decine di volti senza nome e senza mediazioni etiche o estetiche ci interrogano dalle pareti coi loro sguardi frontali, puntando dritto al cuore della percezione e dell’identità di chi guarda.

Si tratta di lavori a matita e tempera su carta pergamenata, quasi incisi nella carne degli individui che ne affiorano, che tracciano una sorta di genealogia a-storica e a-temporale dell’umanità. Un’umanità che biblicamente discende da figure come Eva e Adamo, Caino e Abele e che si carica volente o nolente di responsabilità, di colpe e di meriti, di trasgressioni e di riscatti, impressi negli sguardi di posteri ed epigoni – e riflessi nello sguardo di chi oggi osserva. I ritratti, espressionisti nelle linee e quasi ossidati da una grafia ruvida e incisiva, sembrano profeticamente allertarci sulla nostra "humana fragilitas" rivendicando però un vitalismo e una fisicità tangibile e tutt’altro che banale.

"Il suo grafismo primitivo – scrive in proposito Giuliano Zanchi in catalogo – scava su carta spessa come pelle animale e resuscita quella potente e antica anima di carne che pulsa anche sotto la maschera dell’evanescente individuo postmoderno".

La mostra, studiata nel tono basso e suggestivo delle luci, si apre su tre icone fotografiche di Nicoletta Prandi che fissano con cruda evidenza il momento del sacrificio rituale dell’agnello. "Ci vuole il coraggio di affrontare la morte in una società in cui essa è rimossa", spiega la giornalista e fotografa Prandi che a suo tempo aveva curato la mostra di Battarola all’ex Chiesa della Maddalena. Varcata la soglia, alle spalle delle fotografie, il sacrificio si fa palpabile e sconvolgente con una grande tavola a olio di 2 metri per 2 di Battarola su cui è allestita la pelle dell’animale e, a terra, una ciotola per raccogliere il sangue versato.

Il risalto cromatico di quest’opera è in dialogo serrato (e antifrastico) con il monocromo delle serie di carte alle pareti, che ruotano su iconografie antropomorfe e zoomorfe, con spiccato accento sulla fisiognomica di uomini e donne (non manca un bambino, l’unico con gli occhi chiusi nel sonno eterno) ma senza dimenticare gli animali allegorici della tradizione testamentaria. Correda la mostra la proiezione della pellicola "Il figlio di Amleto", un vibrante lungometraggio realizzato nel 2008 dal regista bergamasco Francesco Gatti che assembla con struggente evocazione, tra immagini di repertorio e interviste, stralci d’arte e di vita di Sergio Battarola. Il catalogo, in vendita al pubblico, è di particolare pregio anche per gli interventi appassionati ed esclusivi di Erri De Luca.

La mostra, allestita al Museo Vernareggi (via Pignolo 76) è aperta da martedì a domenica dalle 15 alle 18, ingresso libero.

Per informazioni 035.243539 

Commenti

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  1. Scritto da Mariachiara

    dopo aver letto l’articolo mi è venuto l’impulso di recarmi alla mostra…

  2. Scritto da luisa

    mostra molto forte, da vedere, finalmente qualcosa che lascia traccia

  3. Scritto da darioflautista

    splendida recensione, rende perfettamente l’idea, anzi nel amplifica la portata

    1. Scritto da sf

      qui c’è un conflitto d’interessi,o flautistadario….