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“Atalanta-Cagliari? 1” L’ex Pinardi, che al calcio ha preferito la famiglia

Il doppio ex dell'attesa sfida di domenica a Bergamo tra i nerazzurri e gli isolani fa il pronostico e ripercorre la propria carriera: "Per stare vicino a mio figlio malato a 26 anni ho rinunciato a giocare in Serie A lontano da casa"

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Una lunga trafila nel settore giovanile dell’Atalanta fino alla Prima Squadra, mezzo campionato a Cagliari un po’ meno fortunato. Alex Pinardi è un doppio ex dell’attesa sfida di domenica a Bergamo tra i nerazzurri e gli isolani. Il “Barone” (così fu soprannominato ai tempi di Zingonia) dopo una decennale carriera tra Serie A e B da un anno gioca in Lega Pro, prima nella Cremonese e ora nel Feralpi Salò. Il fantasista 33enne che spesso si giocava una maglia con Doni a inizio anni 2000, si è raccontato in una lunga intervista a Bergamonews, in cui ha svelato che per stare vicino alla famiglia e al figlio malato, a 26 anni ha rinunciato a giocare in Serie A lontano da casa.

Come sta andando l’avventura in Lega Pro con il Feralpi Salò? Molto bene, siamo partiti per fare un campionato tranquillo e invece ci ritroviamo in zona play-off. Io faccio un po’ da chioccia e il resto della squadra è molto giovane, ma vogliamo rimanere nelle zone alte della classifica. Poi chissà. Da parte mia sono ancora molto motivato: sono sempre il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andare via. Finché non mi calerà questo entusiasmo non smetterò di giocare a calcio.

Ai tempi della Primavera atalantina Pinardi era considerato un grande talento: nella tua carriera hai raccolto quanto ti meritavi? Questo non lo so, ma sono contento così. A 25 anni avevo già oltre 100 partite in Serie A. Poi dopo i due splendidi anni a Lecce ho dovuto salutare la A e avvicinarmi a casa, al Modena, in Serie B, per un motivo che in pochi sanno e che non mi è mai piaciuto raccontare.

Di cosa si tratta? Mio figlio allora aveva problemi di salute. Ho preferito scendere in B a Modena e stare vicino a lui e a mia moglie, piuttosto che giocare in Serie A ma lontano da casa. E non nascondo che avevo diverse offerte. Però quello che mi è stato tolto dal calcio, mi è stato donato dalla meravigliosa famiglia che ho ora.

E da grande cosa vorresti fare? Mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio. Magari allenando una squadra di bambini, per insegnargli quello che ho imparato nella mia carriera. Ho già provato in un camp la scorsa estate e mi sono trovato molto bene.

Tu che ha giocato sia a Bergamo che a Cagliari, come vedi la partita di domenica? Secondo me è favorita l’Atalanta, anche per il fattore pubblico che al Comunale vale molto, con una tifoseria unica. Inoltre il Cagliari con la cessione di Naingollan ha perso un grosso valore in mezzo al campo.

Il ricordo più bello della tua esperienza a Bergamo? Se devo sceglierne uno dico il gol a Buffon in Atalanta-Juve del 2003 (finita poi 1-1, Ndr). Ma in realtà sono stati tutti belli. La cosa più piacevole è vedere che tutt’oggi quando vado a Bergamo i tifosi atalantini mi vogliono bene e mi ammirano anche come persona. Anche se sono bresciano.

Tu hai giocato con Doni e spesso vi siete contesi una maglia. Che idea ti sei fatto di tutto quello che è successo negli ultimi mesi? Di Doni non posso che parlarne bene. Con me si è sempre comportato in modo corretto e non mi ha mai fatto nulla. Ancora stento a credere che abbia potuto combinare quelle cose. In ogni caso non giudico mai gli altri, preferisco pensare a comportami bene.

Come vedi l’Atalanta attuale? E’ una squadra esperta. Molto forte dal centrocampo in su, con gente di qualità come Cigarini, Bonaventura, Moralez e Denis, in grado di risolverti una partita con una giocata. Dietro finora mi sembra che abbia qualche problemino rispetto al passato.

Hai conosciuto sia Antonio Percassi che suo figlio Luca, che persone sono? Il padre era presidente quando io ero nel settore giovanile. Si è sempre comportato da signore con noi. Ricordo che avevamo i pulmini che ci portavamo in giro, ma se ci facevamo accompagnare dai genitori lui ci dava il rimborso spese. Luca è stato mio compagno di squadra: si vedeva che aveva la serietà e l’educazione per diventare un dirigente.

Un personaggio importante nella tua carriera è stato Giovanni Vavassori: Oltre ad essere l’allenatore che ho avuto dagli Allievi alle Serie A e che mi ha fatto diventare un giocatore, con la morte di mio padre per me è stato anche un punto di riferimento importante.

Il giocatore più forte con cui hai giocato? Un giovane ma già grande Mirko Vucinic a Lecce. Poi citerei anche il mio caro amico Giampaolo Bellini, che secondo me non ha avuto la considerazione che meritava nel corso della sua carriera.

E il nuovo Pinardi chi sarà? Non saprei, ci sono tanti giocatori anche più forti di me in Serie A. Però ne vedo anche tanti che non capisco come ci siano potuti arrivare, se non attraverso giri strani. Io non ho mai ricevuto nessun aiuto. Mi sono sempre comportato in modo limpido e ho sudato tutto ciò che ho ottenuto.

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Commenti

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  1. Scritto da Max

    con il bello il dona’ e il pinetto vinceremo il nostro scudetto te lo ricordi? Bei tempi davvero. Grazie davvero

  2. Scritto da Angelo Novali

    Ciao Alex, il TUO ricordo per l’anno passato insieme è rimasto nella mia memoria anche per la correttezza che TE e i tuoi compagni di quell’anno, avete sempre dimostrato verso di me con rispetto.. La formazione tipi era: Griti, Cavadini , Bellini, Bosetti, Teani, Vismara, Spampati, Pinardi, Simonetta, Valenti.. Lecchi, Belloli, Facheris, Fornaroli, Goisis..

  3. Scritto da birispx

    Grande Alex Modena ti rispetta x me rimmarrai sempre il capitano