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Paleari: “Italia malato d’Europa ed è solo colpa sua”

“Il terzo 'dopo'. Quale cambiamento per un nuovo sviluppo” è il titolo della Lectio Magistralis tenuta dal rettore dell'Università di Bergamo Stefano Paleari a chiusura dell'edizione 2013 del progetto formativo “RadiciGroup Academy”: si è parlato dello scenario macroeconomico e della situazione italiana, tra debito pubblico e competitività delle imprese.

“Stiamo vivendo gli effetti che in passato solo un conflitto aveva prodotto, è come se questo per noi fosse il terzo dopoguerra con cambiamenti e uno spostamento del baricentro degli assetti produttivi che per la prima volta avvengono senza l’uso delle armi”: si è aperta con questo presupposto la Lectio Magistralis che il rettore dell’Università di Bergamo Stefano Paleari ha tenuto a chiusura dell’edizione 2013 del progetto formativo “RadiciGroup Academy”, l’iniziativa formativa che il Gruppo Radici dal 2011 dedica ai propri dipendenti.

Nel suo intervento, dal titolo “Il terzo ‘dopo’. Quale cambiamento per lo sviluppo”, il rettore dell’ateneo bergamasco e presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane ha analizzato lo scenario macroeconomico e della situazione italiana, con particolare attenzione agli aspetti legati al debito pubblico, agli investimenti e alla competitività delle imprese.

In uno scenario globale – ha sottolineato Paleari – in cui la Cina è diventato il grande produttore del mondo e gli Usa il grande consumatore e in cui la produzione industriale del mondo è in continua crescita grazie ai paesi emergenti, l’Italia sta giocando il ruolo del malato d’Europa:Dal 2008 abbiamo perso un 20% di produzione industriale che è irrecuperabile: non è un problema congiunturale ma strutturale. Chi non cresce però non può dare la colpa al mondo: sono le sue condizioni intrinseche che glielo impediscono”.

Il Paese, secondo il rettore, vive come sotto anestesia, alimentata con l’indebitamento: “Ma quando questo effetto svanirà allora il rischio di tensioni sociali forti è altissimo. Continuiamo ad agire come se non fosse avvenuto nulla e abbiamo distrutto interi settori produttivi come quello dell’auto e degli elettrodomestici, gli assetti istituzionali si sono indeboliti e viviamo il grosso problema della disoccupazione: siamo a un punto limite”.

“Il modello che ha governato l’economia dal dopoguerra ad oggi, che per due terzi faceva leva su automobili e case, oggi non funziona più. Per finanziare gli investimenti del mio ateneo utilizzo gli avanzi dell’anno precedente mentre lo Stato continua a spendere soldi che non ha sulla base di previsioni oltremodo ottimistiche. La leva che in passato abbiamo usato per ridurre il debito, l’inflazione, ora non possiamo più usarla perchè siamo nell’Euro. Siamo al limite della spesa pubblica nonostante i tagli agli investimenti e nonostante non si spenda più nulla per il debito quindi ora dobbiamo capire quali sono i capitoli di spesa che necessitano veramente delle risorse”.

Ma di cosa ha bisogno l’Italia per un nuovo sviluppo? “Di discontinuità, bisogna cambiare partendo dalle macerie: combattere l’evasione con la buona finanza locale, salvare la voglia di fare, di innovare, di produrre idee e valorizzarle, dobbiamo puntare su un sapere diffuso e non solo su quell’1% che funziona, servono istituzioni forti, semplici e leggere perchè finchè saranno deboli non ci sarà sviluppo; occorre esplorare anche un nuovo tipo di export, quello dei servizi e non solo del manufatto; non serve promettere meno tasse ma una vita più semplice. Servono infrastrutture abilitanti, aeroporti, porti e treni veloci ma anche università, che dovranno essere molto diverse da oggi, dovranno preparare i giovani alla vita consentendogli di imparare durante il tragitto con meno lezioni frontali e più esperienze ed opportunità, soprattutto all’estero e in realtà aziendali”.

In chiusura le linee strategiche che l’Università di Bergamo adotterà nel prossimo futuro: dalla già citata didattica per experiences all’orientamento e placement in itinere, dall’inserimento in un network di università al legame con il territorio fino all’apertura internazionale con 5 corsi di laurea.

A conclusione dell’intervento del rettore la consegna degli attestati e delle borse di studio ai figli dei dipendenti del gruppo Radici, alla presenza del presidente Angelo Radici, del vicepresidente Maurizio Radici e di Paolo Radici, membro del Cda di Radici Partecipazioni: agli studenti che hanno conseguito un voto superiore al 97 dai 500 ai 1500 euro.

L’elenco dei riconoscimenti:

Famuyide Samson – Radici Yarn Villa D’Ogna

Vecchi Chiara – Radici Yarn Villa D’Ogna

Innocenti Vanessa – Radici Fil Casnigo

Viscardi Giacomo – Novacips Chignolo

Mosconi Simona – Tessiture Pietro Radici

Boetti Monica – Radici Chimica Novara

De Bernardi Stefano – Radici Chimica Novara

Olivini Marco – Radici Chimica Novara

Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    Per Paleari occorre discontinuità e lotta all’evasione. Perseguitando la gente con l’illecito/legale redditometro? Poi, un’università con meno lezioni frontali. La stessa che ha abolito il merito in nome della carriera per punteggio e dell’ appoggio politico.
    Siamo pieni di esperti che salgono in cattedra a darci la ricetta per cambiare il sistema marcio che ci ha rovinati a cui loro appartengono e di cui si nutrono. Ecco perché questa gente oggi non va minimamente ascoltata.

  2. Scritto da julius

    Paleari ha scoperchiato il pentolone, mettendoci di fronte alle nostre incapacità storiche di esseri sociali (mi riferisco agli italiani)… infatti la maggior parte di noi cerca capri espiatori, demanda ad altri le proprie problematiche, critica il governo, cerca di rubare nel suo piccolo, s’indigna verso uno stato che non c’è.
    Lo Stato siamo noi, non gli altri.
    Le ricette di Paleari sono corrette: dobbiamo fare fatica

  3. Scritto da angilberto

    Paleari è un personaggio capace, di spicco e cosmopolita, secondo me sprecato a Bergamo. Basta leggere i commenti di questo articolo….

    1. Scritto da il polemico

      quindi stai dicendo che lui è un essere superiore alla media,o è troppo superiore ai bergamaschi….tu sei bergamasco?

      1. Scritto da angilberto

        No, sono un bresciano e vorrei che Paleari fosse a Brescia poiche Brescia al contrario di Bergamo va avanti. I bresciani non sono gli uni contro gli altri come a Bergamo dove perdono tempo per non fare nulla. Ecco perche Paleari è sprecato a Bergamo città provinciale, marginale dove al massimo gli anziani d’Italia potrebbero trascorrere i loro ultimi anni di vita.

        1. Scritto da dark

          che modestia! Sa, dopo questa sua uscita, da semplice bergamasco, ho un motivo in più per non aver da invidiare niente di Brescia. Probabilmente a Brescia ci sono persone con un po’ di saggezza di lei. non si spiegherebbe perchè la leonessa ha delle doti che Bergamo può imitare.

          1. Scritto da angilberto

            A parte le polemiche personali che non mi toccano, nella sua ultima frase c’è la conclusione del dibattito..

    2. Scritto da otre

      ecco, allora lo segua, e percorrete le vostre strade internazionali. Sarà un grande dolore per Bergamo, cercheremo di elaborare sopravvivere alla perdita.

  4. Scritto da Carlo

    …invece di fare lectio magistralis, Paleari si impegni ad abbassare le tasse universitarie che servono per mantenere la sua casta dando zero servizi agli studenti….che l’unibg è la più esosa in termini di tasse universitarie!!

    1. Scritto da Lorenz

      Questo è proprio falso. L’unibg è la meno cara delle Università del nord per gli studenti. Il rapporto tra quanto riceve dallo stato e tasse universitarie è più alto della media. Ciò è determinato dal fondo ordinario per l’università di Bergamo che, basato principalmente sulla spesa storica, la sfavorisce.

  5. Scritto da Baumann

    Il Prof. Paleari è un ingegnere nucleare esperto in imgegneria gestionale ed in particolare in economia del trasporto aereo. Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere il suo non è quello del macroeconomista. Improvvisandosi tale ha solo espresso una serie di luoghi comuni tipici della vulgata neoliberista. La prossima volta prima studi un po ‘ quel che hanno scritto macroeconomisti come il Nobel Stiglitz, come Bagnai, Ruffolo, e in particolare il prof. Gallino.

  6. Scritto da CarloPezzotta

    “Un popolo sotto anestesia”, dice bene Paleari. Un’anestesia che dura dalla fine della prima guerra mondiale. I sinistri Berlinguer-Iotti, predicavano allora il superamento del bicameralismo e un sistema elettolare che ci desse governabilità, ebbene, siccome ho una certa età, ricordo bene la campagna denigratoria dei democristiani e preti, che predicavano la svendita dell’Italia ai comunisti russi, con la perdita delle nostre case Ora, siamo punto a capo!!!

  7. Scritto da No euro

    Questo non ha capito che i problemi sono cominciati quando abbiamo perso la sovranità della moneta.
    Mi viene a parlare di superpotenze produttive come Cina e India senza tener conto che ci si confronta con regole diverse.
    Ma per piacere, va bene la globalizzazione, ma con regole uguali, se no meglio l’autarchia, tanto le macchine le possiamo produrre per il nostro di mercato, senza importare quelle tedesche, coreane, giapponesi. Ma per piacere,