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#coglioneno, protesta con graffio dei creativi I video: di’ la tua

Il collettivo di registi e filmaker Zero ha lanciato la campagna sul Web #coglioneno a difesa dei giovani che svolgono lavori creativi. Con tre cortometraggi si denuncia la poca considerazione che i creativi, grafici, videomaker e giornalisti hanno nel mondo economico che li sfrutta e alla fine non li paga. Che ne pensi?

Prima gli elogi per il lavoro svolto: "Sei un grande” “Bravissimo”. Poi, alla richiesta di saldare il conto, la solita risposta che diventa un mantra per molti giovani: “Scusa, ma non ci siamo capiti, per questo progetto non c’è budget”. Sta spopolando sul Web e sui social network la campagna virale #coglioneno lanciata nei giorni scorsi da Zero, un collettivo di registi e filmaker con base a Roma e Londra. Cortometraggi che hanno per protagonisti un antennista, un idraulico e un giardiniere che, dopo aver svolto puntualmente il loro lavoro, si sentono rispondere alla richiesta di pagamento: “no, per questo progetto non c’è budget” o anche “non posso pagarti, ma puoi metterlo nel tuo curriculum.

”.

I cortometraggi puntano a denunciare il paradosso: ad un antennista, un idraulico o ad un giardiniere nessuno direbbe mai così, mentre per molti giovani che lavorano in settori creativi questa è, purtroppo, la realtà quotidiana.

 

“I video nascono per denunciare questa situazione, che è vergognosa. Se ci sono competenze e professionalità, lavorare gratis è inaccettabile – spiega Niccolò Falsetti, 26 anni, autore dell’iniziativa con Stefano De Marco, 25 anni, di Roma e Alessandro Grespan, 29 anni, di Trento -. Esistono mestieri che hanno una loro dignità, riconosciuta dalla società: nessuno si sognerebbe mai di non pagare l’idraulico o il calzolaio. Chi sceglie un lavoro creativo viene sempre trattato come un figlio di papà, qualcuno che si può permettere di inseguire per sempre la chimera di un’occupazione divertente e fantasiosa, ma non è così. Se si parla di prime esperienze, allora può essere anche comprensibile pagare per la propria formazione, ma non può essere la regola".

 

 

Come nasce l’idea di questi cortometraggi la spiega lo stesso Niccolò Falsetti, che con gli altri creativi ha dato vita tre ani fa al collettivo Zero: “Spesso i pagamenti si vedono dopo mesi, a volte non arrivano proprio. Ci è anche capitato di dover chiedere un aiuto ai nostri genitori, che hanno anticipato qualche cosa per le spese – che aggiunge – : non credo che nel nostro settore servano più regole, basterebbe rivedere la disciplina del copyright e del diritto d’autore. Quel che davvero manca in Italia è una cultura del lavoro: siamo fermi agli anni Cinquanta, ma intanto il mondo è cambiato”.

Commenti

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  1. Scritto da isabella

    non sono una giovane cogliona ma ,pur sempre cogliona sono poiché è da trenta anni che mi sento dire “ma tanto tu lavori ugualmente poiché ti piace,e ancora ,piuttosto che tenerli chiusi nello studio almeno hanno visibilità ,l’arte deve girare”la fantasia per non pagare è illimitata