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Rivoluzione digitale così le aziende sono più competitive

Una ricerca di Confindustria Bergamo ha messo in luce i progressi delle imprese della provincia per ridurre la carta e condividere i documenti. Arranca però la fatturazione elettronica.

Una “rivoluzione” silenziosa si sta compiendo nelle aziende. In tempi di vacche magre come quelli attuali la guerra agli sprechi si è unita a quella contro gli eccessi burocratici e sta mettendo in luce diverse eccellenze bergamasche che hanno imboccato la strada della documentazione digitale, vista come strumento per accrescere la competitività. I progressi sono stati evidenziati da una ricerca di Confindustria Bergamo, presentata nella mattinata di mercoledì 15 gennaio nell’ambito del convegno “Bergamo e il Digitale: tra opportunità e urgenza”, realizzata in collaborazione con l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano.

L’indagine ha coinvolto 83 imprese principalmente produttive, appartenenti ai settori metalmeccanico, chimico, del tessile-abbigliamento e altro, soprattutto di piccola e media dimensione, in buona parte con volumi di acquisti elevati, fra i 5 e i 50 milioni di euro e anche oltre all’anno, e fornitori frammentati, almeno 50, che salgono ad oltre 250 in quasi il 40% del campione. Tutto ciò comporta una mole di documenti impressionante: oltre 1 milione e 240 mila fatture all’anno, 1 milione e 450 mila ordini e quasi 3 milioni di documenti di trasporto. In molti casi questa massa di documenti prende la via dell’estero, a seguito di operazioni di import e di export, con tutte le complicazioni del caso.

Un numero limitato, pari a poco più del 30%, fattura regolarmente nei confronti della pubblica amministrazione e sarà quindi maggiormente interessato all’obbligo di fatturazione elettronica, il cui lunghissimo iter di approvazione si è finalmente concluso nel 2013 e su cui si spera molto, soprattutto se integrato dalla digitalizzazione di tutto il ciclo dell’ordine, per far recuperare produttività al paese. E i benefici potrebbero essere enormemente amplificati se l’adozione fosse estesa anche alle relazioni fra imprese e imprese.

Ma come se la cavano le aziende considerate nell’esame degli esperti? Non male: se è vero che circa il 50% del campione è stato definito dagli esperti “agli esordi”, cioè che non ha saputo ancora cogliere appieno i benefici di processi che ha timidamente avviato, oppure nemmeno considerato, l’altra metà ha effettivamente puntato su un recupero di efficienza ed efficacia dei processi operativi o amministrativi grazie alle soluzioni digitali, oppure, soprattutto se di maggiore dimensione, ha focalizzato la digitalizzazione per rendere più facile il rapporto fra altri partner di business.

Ci sono anche aziende top, in totale 11, equamente distribuite fra grandi e medio-piccole, che hanno adottato un approccio esteso, raggiungendo un buon livello di completezza dei progetti e combinando attenzione ai processi interni e ai processi di relazione. Nell’insieme predominano i progetti a supporto della relazione con i partner di business rispetto alle soluzioni a supporto dei processi interni. Spiccano, in particolare, portali o simili, attivati con i clienti e sistemi di tracciabilità dei prodotti.

Rispetto alle modalità di scambio delle fatture sia di vendita sia di acquisto, che rappresentano il documento amministrativo per eccellenza, si ricorre però ancora ai canali tradizionali, posta o e-mail, con un utilizzo marginale, ma comunque presente, di sistemi in formato elettronico. Per quanto riguarda, infine, la conservazione sostitutiva, cioè la procedura in grado di garantire nel tempo la validità legale di un documento informatico, le aziende sono attendiste rispetto alle evoluzioni normative in materia. Completa lo studio l’evidenziazione di casi di buone pratiche della digitalizzazione. In particolare sono stati analizzati in modo approfondito i percorsi di Argomm, Bonduelle Italia, Colombo Filippetti, Cosberg, Mediamarket, Nolan, Scame Parre, scelti per alcune particolarità delle soluzioni adottate e dell’approccio, che possono funzionare da stimolo per un’evoluzione più generale.

“La digitalizzazione è un fattore determinante nella competitività di un’impresa – ha sottolineato Monica Santini, vice-presidente di Confindustria Bergamo – e non mi riferisco solamente alla diminuzione della carta, al risparmio di spazi e alla maggiore affidabilità nella conservazione e ricerca di qualsiasi tipo di documento, ma anche all’impulso al business, perché la digitalizzazione consente di ottimizzare la filiera aziendale che parte dall’ordine, transita per la logistica e si conclude in amministrazione. Non si deve credere che attività di questo tipo siano riservate solo alle grandi imprese. Anzi, è proprio nelle imprese di minori dimensioni che i benefici sono maggiormente apprezzabili, soprattutto in termini di razionalizzazione delle procedure”.

Resta tuttavia il difficile confronto con la burocrazia pubblica, che, se da un lato obbliga a passi decisi verso la digitalizzazione, per esempio a partire dall’anno venturo sarà operativa la fatturazione elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione, dall’altro continua ad essere arretrata e pesante, con effetti a volte schizofrenici. Ci sono però anche segnali importanti, per esempio le prime facilitazioni stabilite dall’Agenzia delle entrate per le imprese che si avvalgono della fatturazione elettronica.

Questo perché, grazie anche alle proposte fatte dall’Osservatorio sulla Fatturazione Elettronica, da Confindustria Bergamo e da altri operatori, si giungerà a breve all’eliminazione di alcune comunicazioni o dichiarazioni fiscali. Confindustria Bergamo sta inoltre lavorando per fornire assistenza alle proprie associate sulle piattaforme elettroniche del Mercato Elettronico della PA. C’è in definitiva l’invito a “cavalcare la tigre”, a cogliere le opportunità offerte e non subire solamente le nuove disposizioni, anche perché le soluzioni tecniche ci sono, dalla gestione elettronica documentale alla conservazione sostituiva, dalla gestione dei contratti e del magazzino alla costumer relationship management, dagli applicativi software per la condivisione dei dati ai sistemi per la tracciabilità dei prodotti, e in genere non comportano investimenti particolarmente onerosi.

Rossana Pecchi

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