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Caso sul palco dell’Edoné “Canto i guai della vita e l’ironia per affrontarli”

Spazio Giovani Edonè presenta la quinta puntata di Radiolution live, a metà tra un programma radiofonico ed un vero e proprio showcase. Protagonista di mercoledì 15 gennaio è Caso, abbreviativo con cui Andrea Casali si presenta sul palco: chitarra di legno e voce, il vero outsider del cantautorato italiano e il primo portabandiera del folk-punk nostrano. Alterna parole sensibili dietro al microfono, a pezzi suonati senza amplificazione in piedi ad una sedia. Lo abbiamo intervistato.

Spazio Giovani Edonè presenta la quinta puntata di Radiolution live, a metà tra un programma radiofonico ed un vero e proprio showcase. Protagonista di mercoledì 15 gennaio è Caso, abbreviativo con cui Andrea Casali si presenta sul palco: chitarra di legno e voce, il vero outsider del cantautorato italiano e il primo portabandiera del folk-punk nostrano. Alterna parole sensibili dietro al microfono, a pezzi suonati senza amplificazione in piedi ad una sedia. Lo abbiamo intervistato.

Suonare a casa non è cosa da tutti. Che effetto fa esibirsi all’Edoné? Il mio primo concerto in assoluto risale a più di sette anni fa e a organizzarlo furono alcuni dei ragazzi che ora gestiscono Edonè; negli anni mi hanno sempre supportato e coccolato; c’è un rapporto un po’ diverso ormai, indipendente dallo spazio fisico, dal contenitore. Sarà un po’ come fare una cena in famiglia. In più da almeno tre anni Edonè è il punto di riferimento per i live a Bergamo, è quello che riesce ad avere la migliore programmazione accontentando tutti, dalla band locale al gruppo punk hardcore americano; ha un’atmosfera intima, un palco ben attrezzato, un fonico gentile e preparato. Ho suonato in molti locali sparsi in tutta Italia e sono convinto sia una fortuna avere "sotto casa" un posto come questo.

E’ uscito da qualche mese il tuo ultimo lavoro e hai già fatto un sacco di date. Come è stato accolto dal pubblico, quello che viene a vederti ai concerti? Essendo al terzo disco ormai chi viene a vedere i miei concerti è preparato: conosce la mia proposta, i pezzi nuovi e quelli più vecchi, compra il disco e mi sostiene; con questo lavoro mi ha fatto piacere riscontrare un aumento di questa specie di "seguaci" e non solo ai concerti: sono tanti gli sconosciuti che mi scrivono e mi dimostrano affetto. In particolare mi inorgoglisce quando riesco a pescare da un pubblico che non è prettamente quello che segue i cantautori, insomma quando si fa spedire il disco il metallaro di Firenze o il patito di rap di Vicenza penso di essere riuscito nel mio intento: far passare la canzone e il "messaggio" eludendo il filtro di genere.

Cosa è la linea che sta al centro? E’ una frase rubata ad un pezzo del mio disco precedente. In quel pezzo era la linea bianca in mezzo alla strada, tratteggiata o continua, che seguivo tornando tardi da un concerto. In questo disco è il punto d’incontro tra le diverse direzioni: i suoni elettrici e quelli acustici, i guai della vita e l’ironia per affrontarli, gli errori commessi e gli stimoli per recuperare; è il mio nuovo disco.

Bergamo è la tua città. Ne parli spesso nei tuoi brani. Se dovessi scrivere un pezzo a getto, come la descriveresti? Eh sì, è molto presente nei pezzi, però spesso non sono io a cercarla, quasi ci si infila da sola, sarà perché è il luogo dove sono cresciuto, sarà perché l’ho sempre vissuta pienamente in entrambi i suoi livelli e in tutte le sue differenti personalità. Le mie canzoni raramente sono storie inventate, sono più dei pensieri, delle riflessioni che provo ad appoggiare su qualche nota e trovo normale che siano le mura, il quadriportico o la Prealpi a fare da ambientazione. Descriverla di getto non saprei, ti posso dire che in una canzone nuova ci son finiti il teatro Donizetti e i cento rintocchi del Campanone, un po’ nascosti tra le righe, ma per i bergamaschi riconoscibilissimi.

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