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“High Hopes”: inutile l’ultimo Springsteen E Tom Morello è… peggio

Solo due stelle e mezzo: Brother Giober boccia il suo beniamino Springsteen, con "High Hopes". Ma soprattutto boccia senza appello il chitarrista Tom Morello, nuovo ingresso nella E Street Band.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Bruce Springsteen

TITOLO: High Hopes

GIUDIZIO: **1/2

Beh si, lo ammetto, sono un po’ noioso. Sempre con ‘sto Springsteen! Che balle! Avreste ragione da vendere.

Però il Boss è sempre il Boss anche quando è un po’ sottotono o quando il disco è più che altro un pretesto per andare in tour, perché oggi il nostro forse guadagna di più dalle esibizioni dal vivo che non dalle registrazioni in studio.

O forse no, perché Springsteen del tutto normale non deve essere. Ho trovato conferma dalla lettura della sua biografia, Bruce, molto bella e completa che consiglio a tutti, fans e no.

Perché il ritratto che emerge da quest’ultima è “di uno “ un po’ paranoico, a volte cinico, non sempre coerente. Di un uomo dai grandi slanci emotivi, dai grandi amori, anche artistici, a volte inspiegabili come quello verso Tom Morello.

Ad ogni modo questo di cui scrivo è un disco strano, neppure atteso (nel senso proprio che nessuno ne sentiva il bisogno vista la non troppo lontana uscita di Wrecking Ball) a metà strada tra la raccolta di pezzi già noti ma registrati solo dal vivo (American Skins), oppure presenti su altri dischi in versione diversa (The Ghost of Tom Joad) o cover di artisti poco noti.

A differenza di Wrecking Ball, non esiste un tema unitario e forse questo è uno dei dischi dove i testi hanno meno rilievo.  

Tuttavia il lavoro ha una sua coerenza nello stile musicale, rock più che mai, libero da quelle influenze folk che non tutti i fans hanno accettato a partire dalle Seeger Sessions in avanti. (De) merito dl Tom Morello, ex chitarrista dei Rage Against the Machine, e nuovo ingresso nella E Street Band, in pianta più o meno stabile, che sembra abbia sostituito nel cuore (artistico) del Boss “Miami” Steve van Zandt a partire dal tour australiano dell’anno scorso tanto da fargli dichiarare che “Tom e la sua chitarra sono diventati la mia musa e hanno portato l’intero progetto a un livello superiore”.

A proposito della “E Street”, nel disco partecipano tutti i componenti, anche i compianti “Big man” e Danni Federici, essendo le versioni proposte dei brani dove partecipano quelle di alcuni anni fa.

Il disco esce il 14 gennaio e, in una versione limitata, prevede anche accluso un DVD dove viene riproposto da vivo, registrato in una tappa del tour a Londra, tutto “Born in the USA”.

Apre con la title track , una cover di una band di Los Angeles neppure troppo conosciuta The Havelinas, pubblicato anche come singolo, potente, con un wall of sound che a me ha ricordato vagamente Candy’s Room, con un arrangiamento dei fiati che ricorda molti di quelli delle canzoni riproposte nell’ultimo tour. Un brano certamente di impatto ma poco adatto come singolo, troppo ridondante nell’arrangiamento.

Harry’s Place è uno “scarto” di The Rising ed effettivamente è un brano sottotono, con un sinth che riporta alle orecchie le cose peggiori del nostro degli anni ’90. Carina la storia, ma i suoni e la produzione sono troppo tronfi. Passare oltre.

American Skin (41 Shots) è una canzone di protesta, che narra delle vicende di un ragazzo di colore freddato dalla polizia di New York per errore, con 41 colpi appunto. Fondamentale l’apporto di Morello, poco digeribile il campionamento della batteria, ma il pezzo continua ad essere uno dei miei preferiti della produzione degli ultimi anni del Boss e qui mantiene alla fine tutto il suo pathos originario.

Just like Fire Would è un brano dei pochi conosciuti Saints che la E Street ha riproposto nell’ultimo tour australiano. Nella sua semplicità e nella sua gioiosità è uno dei pezzi meglio riusciti dell’album, forse un po’ troppo “FM”, ma comunque molto piacevole e cantato con convinzione e voce potente. Pacchiano l’inserto di tromba verso il finale che appesantisce un brano fino a quel momento riuscito.

Down in the Hole è un altro buon momento del lavoro anche se è, ancora, uno scarto di The Rising e qui faccio fatica a capire i motivi dell’esclusione. L’atmosfera è cupa, il suono e il ritmo sono quelli di I’m on Fire. Poco originale ma niente male.

Heaven’s Wall è una canzone che ha qualche sfumatura gospel, ma poi il ritmo sale. Non resterà stampata nella memoria dei fans ma è un brano che cresce con gli ascolti.

Si avvicina più alle atmosfere usuali della E Street Band, Frankie Fell in Love, un pezzo dai sapori vagamente country che originariamente doveva far parte del “non troppo riuscito” Working on a Dream, e si sente, anche se qui però non disdegna più di tanto. Purtroppo però è ancora l’arrangiamento troppo pieno a disturbare.

This is Your Sword ha qualche reminiscenza gospel e avrebbe dovuto far parte di un disco precedente a Wrecking Ball, mai invece uscito. Il brano ricorda in qualche passaggio le atmosfere di Wrecking Ball ma non incide più di tanto.

Hunter of Invisible Game è un inedito. Chitarre acustiche e archi per un brano che ha cadenze lente. Atmosfere intime e qualche ricordo dell’ultimo album.

Non male The Ghost of Tom Joad ovviamente è il brano più noto dell’intera raccolta, title track del disco solo del 1995. La versione proposta è vicina a quella che i fans sono stati abituati ad ascoltare dal vivo negli ultimi tour, quindi elettrica, rabbiosa. Qui la presenza di Tom Morello è persino invadente, pregna di virtuosismi un po’ fini a se stessi. Insomma si poteva fare di meglio. Dal vivo continuerà ad essere uno dei cavalli di battaglia.

The Wall è forse la canzone più bella dell’intero lavoro, certamente quella più ispirata. È la storia di Valter Chicon, leader di The Misfits, una band del New Jersey, il quale partito per la guerra del Vietnam trovo là la fine della propria esistenza. È la storia di molti giovani pieni di talento a cui non venne data l’occasione di poterlo manifestare. La canzone è delicata con chitarra acustica, piano e organo in evidenza e una bella parte di tromba nel finale.

Chiude Dream Baby Dream una canzone che il nostro era uso rappresentare nel tour di Devils & Dust. Ancora una cover di un grande gruppo del passato, i Suicide. La canzone è una grande canzone, cupa, dolorosa, profonda. La versione, diversa da quella di solito offerta dal vivo, è comunque all’altezza.

Cosa dire. È un album non essenziale, e neppure tra i meglio riusciti del nostro beniamino. Che i tempi della massima ispirazione fossero trascorsi era cosa nota, però alcuni degli ultimi lavori mi avevano fatto ricredere.

Per consolare i fans più fedeli, va detto che Bruce dimostra comunque una vitalità fuori dalla norma, andando a (ri)scoprire atmosfere dure, ruvide. E per uno di 65 anni non è certo poco.

Resta comunque la speranza che i Rage Against the Machine si riformino portandosi con loro Tom Morello.

Il brano da scaricare a prescindere:

The Wall

Se non ti basta ascolta anche:

Robert Gordon and Chris Spedding – It’s Now or Never

The Gaslight Anthem – The ’59 sound

The Saints – Prodigal son

Commenti

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  1. Scritto da Ivan

    Non riesco a smettere di riascoltare gli assoli di Tom Morello penso che sia un fenomeno, inoltre penso che le due voci insieme siano molto interessanti

  2. Scritto da Pietro

    @Umberto: Ormai è esattamente come dici: i dischi si fanno come scusa per promuovere i tour che sono l’occasione con cui gli artisti guadagnano davvero, da quando la musica si può scaricare senza pagare. Detto ciò album inutile.

  3. Scritto da oriana

    I’m sorry but I disagree with you and I think Tom morello is fantastic. Again to me Bruce done a good job and the more I listen the more I like it. I hope that there are fans that agree with me.well done Bruce

  4. Scritto da Umberto 2

    Dopo aver ascoltato il disco per 15 giorni (scaricato ) oggi ho comprato il cd con dvd. Oltre a quello che ho già detto, voglio aggiungere che anche la confezione lascia a desiderare, a riprova che per me hanno fatto le cose un pò cosi, di fretta. Il DVD non è inserito nella sua custodia con il cd, ma in una busta a parte ,incollata sul retro….mai visto…..

  5. Scritto da B.G.

    Ciao Brixxon53. è vero quello che sostieni e non sai quanto mi sia costato scriverne male. Su Little Steven hai perfettamente ragione. Il problema fondamentale credo però sia quello della produzione: per tornare a suoni un pò più essenziali ci vorrebbe qualcun altro alla Rick Rubin. In alcuni passaggi il suono è veramente troppo carico. Ciao!

    1. Scritto da brixxon53

      Caro B.G. meglio la tua critica, seppur dolorosa per te che l’hai scritta e per noi fans che la leggiamo, piuttosto che farsi piacere per forza un disco inutile. Fondamentalmente ha ragione anche Umberto, comunque non demordiamo, The Boss ci può ancora sorprendere (magari anche cambiando il chitarrista, eh B.G.?). Buona musica a tutti!!!

  6. Scritto da umberto

    Sconcertato.Una volta si facevano i tour per promuovere i dischi,ora sembra che si facciano dischi, magari buttati li un po’ cosi, per fare i tour.Questi brani per me andavano bene per un eventuale “TRACKS 2″, non per un disco.Mi rifiuto di credere che Bruce non avesse altri brani per questo disco.Harry’s place non si può ascoltare,41 shots non mi è mai piaciuta, che senso ha rifare Tom Joad….Va beh il CD e il vinile lo compro ugualmente quindi.. in attesa del box di ” The River”speriamo

  7. Scritto da brixxon53

    Temo che alla sua età sarà difficile che possa riproporre gioielli a raffica come in passato, però quando sei a San Siro al suo concerto ti fa dimenticare di tutto e ti trasmette tutte le emozioni possibili e immaginabili. Mitico Boss forever.
    Quanto a Tom Morello non è certamente un mostro, anche se ultimamente anche Little Steven era un po’ bollito, o no?