BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Europa e vincoli iniqui: gli italiani pagano di più dei rigorosi tedeschi

L'Unione Europea rischia di essere messa in pericolo dalla politica degli sconti. Un escamotage del 1984 portato a casa da Margaret Thatcher si è trasformato con il tempo in un ingegnoso e prezioso strumento politico che alcuni Stati membri hanno adottato per ottenere da Brussels solo vantaggi e pagare di meno. Così oggi la virtuosa Germania o la rigorosa Olanda si trovano oggi a pagare minori spese per l'Europa rispetto all'Italia.

di Alberto Barzanò

Il 2014 è un anno importante per la UE, perché dalla primavera avanzata, in un arco di tempo di circa un anno, saranno rinnovati gli organi delle istituzioni comuni ed entreranno in vigore le ultime, significative modifiche al sistema della governance dell’Unione previste dal trattato di Lisbona: in particolare il numero dei membri della Commissione Europea scenderà dagli attuali 28 (uno per ciascun Paese membro) a 21 e dunque 7 Paesi membri non avranno più un connazionale fra i Commissari.

Ma se i rumors lasciano già intendere che la nostra storica debolezza a Brussels (resa oggi maggiore dal momento di incertezza politica, anche se in qualche modo rimediata dal prestigio personale di Bonino e Moavero) ci candida fin d’ora ad essere uno di questi 7 Paesi, il 2014 è già iniziato male per l’Italia, perché il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2014-2020 (entrato in vigore il 1° gennaio) ci vede come al solito fra chi pagherà anche per gli altri. Per i prossimi sette anni la UE ha previsto di stanziamenti per 959,99 miliardi di euro, pari all’1% del reddito nazionale lordo (RNL) complessivo dei 28 Paesi membri. Le corrispondenti risorse finanziarie verranno per il 12,9% dai diritti doganali e dai dazi, mentre dalla quota del gettito IVA che è di competenza della UE (0,30%) si ricaverà un altro 11,4%. Il 68% verrà invece versato dagli Stati membri in base al rispettivo RNL.

Altre varie entrate forniranno il restante 7,7%. Sin qui nulla di strano o particolarmente preoccupante per l’Italia, se non fosse che il nuovo QFP mantiene in vita ancora fino al 2020 il sistema delle cosiddette “scontistiche”, che, contro ciò che logica e buonsenso farebbero pensare, non sono finalizzate ad agevolare quei Paesi che non hanno ancora raggiunto un livello adeguato di sviluppo economico (Bulgaria e Romania) o che rischiano di perderlo (la Grecia).

Le “scontistiche” sui contributi alla UE sono infatti riservate ad un ristretto club di pochi, sceltissimi e floridi Stati membri. Lo storico fondatore del club delle “scontistiche” è la Gran Bretagna.

Il cosiddetto “sconto inglese”, infatti, fu ottenuto da Margaret Thatcher nel 1984, sulla base di una serie di discutibili argomentazioni contabili riferite alla politica agricola. Col tempo, però, lo “sconto inglese” si è trasformato in un ingegnoso e prezioso strumento politico.

Grazie ad esso la Gran Bretagna non paga il conto delle politiche di coesione interna e soprattutto quello degli allargamenti della UE. In questo modo Londra, sapendo di poterlo fare a costo zero (e, anzi, a spese degli altri), ha potuto premere su Brussels per ottenere i recenti massicci allargamenti della UE a sempre nuovi Paesi (per lo più in condizioni molto dubbie di idoneità non solo sotto il profilo economico e finanziario), costringendo di conseguenza la UE a focalizzarsi sulle politiche di coesione interna (necessarie per portare i nuovi Stati membri a raggiungere gli standards degli Stati membri di più antica data) e facendo passare in secondo linea lo sviluppo del processo di ulteriore integrazione comunitaria (sul quale la Gran Bretagna da sempre frena). Il meccanismo di questo “sconto inglese” è molto semplice.

Sulla base dei consuntivi annuali della UE, viene determinato di volta in volta l’importo dello sconto (pari al 66% della differenza fra l’ammontare del versamento annuale della Gran Bretagna alla UE e quello che ne ha ricevuto indietro), alla cui copertura poi si provvede ripartendo la somma corrispondente a titolo di addizionale fra tutti gli altri Stati, in proporzione al rispettivo RNL.

Lo “sconto inglese” (che ha raggiunto l’importo massimo, 7,3 miliardi di euro, nel 2001) ammonta ogni anno a molti miliardi di euro: nel consuntivo 2012 (l’ultimo approvato) è stato inserito uno “sconto” di qualcosa come 5,6 miliardi di euro, pari al 35,6% (!!!) dei 15,7 miliardi di euro addebitati inizialmente a Londra sulla base dei parametri generali che valgono per gli altri Stati membri. Francia e Italia hanno chiesto più volte la revisione dello “sconto inglese”, dato che le ragioni per cui era stato concesso sono venute meno, ma non sono mai passate ai fatti. La Germania, invece, nel 2002, seguita a ruota da Austria, Olanda e Svezia, ha deciso di non pagare più se non una minima parte dell’addizionale per lo “sconto inglese”.

E’ stato quindi necessario inventare i cosiddetti “sconti sullo sconto” (il termine non è giornalistico, ma è quello ufficiale), cioè una riduzione del 75% degli importi delle addizionali annue che sarebbero di spettanza di questi Paesi pro quota per garantire la copertura dello “sconto inglese”.

Da allora, tutti gli altri Stati Membri della UE (compresa la Grecia in bancarotta o la Romania e la Bulgaria, le cui popolazioni non hanno mai raggiunto le condizioni socio-economiche degli altri Paesi) si dividono non solo l’addizionale per lo “sconto inglese”, ma anche l’addizionale sull’addizionale per gli “sconti sullo sconto”.

Nei 6 anni dal 2004 (quando il sistema degli “sconti sullo sconto” era ormai a pieno regime) fino al 2009, il costo complessivo dei due sconti per il nostro Paese è stato di 6,8 miliardi in 6 anni (con una media di 1,15 miliardi all’anno), mentre gli ultimi dati (quelli relativi al consuntivo del 2012) hanno fatto registrare un aumento della nostra addizionale per lo “sconto inglese” a 1,5 miliardi di euro. A questi ritmi, fra “sconto inglese” e “sconti sullo sconto”, da qui al 2020 l’Italia verserà addizionali per 10,5 miliardi di euro, vale a dire poco meno del maggior gettito previsto per la nuova TARES rispetto alla vecchia TARSU.

Perché allora non chiamare la nuova tassa “Tassa inglese” anziché TARES? Le scontistiche del “modello tedesco” e il sussidio europeo alla “povera” Olanda, lo “sconto inglese” e gli “sconti sullo sconto”, non solo le uniche riduzioni di cui hanno fruito in passato, fruiscono oggi e fruiranno ancora almeno fino al 2020 i Paesi soci del club esclusivo delle “scontistiche” europee.

Come si dice, ”l’appetito vien mangiando”. Già che c’era, dunque, la Germania, oltre all’addizionale per lo “sconto inglese”, ha contestato anche quello che, a suo dire, era l’eccessivo ammontare della quota percentuale (0,30%) dell’intero gettito nazionale dell’IVA di competenza della UE. Detto e fatto: la Germania ha da tempo ottenuto un cospicuo sconto sulla percentuale di IVA che deve versare a Brussels e lo sconto stesso è stato confermato per i prossimi 7 anni, durante i quali la Germania (alla quale si sono accodate l’Olanda e la Svezia) verserà alla UE solo lo 0,15% del proprio gettito IVA (con uno sconto pari al 50%). Ma le “scontistiche” non finiscono qui. Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia hanno infatti chiesto e ottenuto che la parte di contributo calcolata in proporzione ai rispettivi RNL (il 68% del totale) sia ridotta.

La Danimarca ha ottenuto uno sconto di 130 milioni di euro, l’Olanda di 695 milioni e la Svezia di 185. L’Austria è stata meno fortunata, ma uno sconticino lo ha comunque portato a casa: 30 milioni di euro per il 2014, 20 milioni per il 2015 e 10 milioni per il 2016. Inutile dire che tutto quanto sopra si traduce in minori introiti per la UE e che, per far fronte ai minori introiti, i Paesi che non sono fuori dal club delle “scontistiche” dovranno pagare altre addizionali.

Col che viene da domandarsi perché una volta tanto, in questo caso, il nostro Governo non abbia invocato il famoso “modello tedesco”, che pure è tanto popolare di questi tempi. Dopo tutto, grazie a tutte queste “scontistiche”, la Germania, pur essendo “la locomotiva d’Europa”, a fronte di un RNL di ben 2.450 miliardi di euro, nel 2012 ha versato alla UE solo 20,5 miliardi (lo 0,84 del RNL), con un passivo finale di 6.3 miliardi nel conto del dare/avere con la UE (lo 0,26% del RNL). L’Italia, con un RNL di soli 1.494,6 miliardi di euro (61% di quello tedesco), in proporzione ha versato alla UE il 19% di contributi in più (15,1 miliardi di euro: pari all’1% del RNL).

Ma soprattutto, alla fine, nel rapporto dare/ avere con la UE, ha registrato un passivo di 5 miliardi di euro (pari allo 0,34% del RNL): che vuol dire che, in proporzione al RNL, l’Italia ha versato alla UE il 30% in più di quanto ha versato la Germania. Se ci fossero dei dubbi, quanti e quali vantaggi porti l’adozione del “modello tedesco” ce lo insegna l’esperienza dell’Olanda.

Imparata la lezione dai tedeschi, nel 2012 gli olandesi hanno addirittura superato i maestri, ottenendo una riduzione di ben 2.1 miliardi di euro, e dunque portandosi a casa alla fine un attivo di ben 117,7 milioni di euro (lo 0,02% del RNL).

Un vero e proprio sussidio alla “povera” Olanda, al quale anche il contribuente italiano ha partecipato pro quota (anche se non si sa quanto consapevolmente).

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Alberto

    Chissà quando gli sveglioni che difendono a spada tratta l’euro idolatrandolo come un dogma, capiranno che con questa moneta farlocca che ci ha tolto definitivamente la sovranità monetaria e costruita solo per favorire la Germania finiremo davvero a gambe all’aria. Il bello è che anche Re Giorgio (il peggior PdR della storia) ne era ben cosciente nel 1978 (discorso alla Camera rintracciabile sul web), chissà perchè mai oggi ha “cambiato sponda”… Chissà…

    1. Scritto da pino

      il passaggio lira euro l’hanno “non-gestito” al governo proprio quelli che gridavano no all’Euro, un pò come mettere un pedofilo a guardia di un asilo , il disatro è assicurato! La questione delle quote latte con le multe pagate da pantalone insegna. E ora questi che non hanno riformato nulla in 20 anni ci vengono a dire che la colpa è dell’Euro e dell’Europa. Che stiano almeno zitti!

      1. Scritto da Mister Bean

        uhé, democratico, io devo star zitto e tu puoi sproloquiare? Sai almeno che sono state riconosciute le ragioni (a tutti i livelli) dei multati delle quote latte? Si è finalmente appurato che il ministero dichiarava il falso alla CEE che poi multava lo stato. Infatti per produrre tutto quel latte le mucche avrebbero dovuto produrlo fin oltre i 70 anni d’età. Quindi da noi circola latte non prodotto da mucche italiane ma spacciato come tale. Informati prima di far figuracce.

    2. Scritto da pino

      mi fanno ridere i forconi che oggi scendono in piazza al grido di no Euro e no Europa e che fino a ieri hanno sostenuto i partiti e lagente che ha governato negli ultimi 20 anni. L’Euro e l’Europa erano la grande occasione per cambiare finalmente l’Italia e fare le riforme che, se fatte all’ora, ci avrebbero tolti dai guai! Hanno preferito votare gente che hanno invece congelato lo stato di fatto continuando a proteggere le corporazioni e il sistema socioeconomico non più sostenibile

    3. Scritto da pino

      la responsabilità di tutto questo è di chi ha mandato in Europa gente non più spedibile in Italia e che di fatto ha fatto tutt’altro che curare gli interessi della Nazione. Il problema non è l’Europa è il peso che l’Italia ha perso negli anni! Continuiamo a mandarci gente che si fà gli affari propri e che vuole prendere le impronte dei piedi agli immigrati e contiuneremo a non contare nulla in Europa ed a prenderlo solo nel didietro

  2. Scritto da Sergio

    Ma che titolo è? “Gli italiani pagano di più
    dei rigorosi tedeschi”. Dappertutto i virtuosi vengono premiati e i negligenti “multati”… Solo da noi, viene sdoganato come positivo il valore della scaltrezza (vedasi in queste ore, 83 dipendenti regionali siciliani e quant’altro in tutta Italia). Se siamo guidati e mandati in malora da politiche e burocrazie italiche idiote, è colpa dell’europa rigorosa e virtuosa? An sa capés piö!!!

  3. Scritto da io

    Nom vedo dove sta il problema per noi,visto che è da 50 anni che anche nel nostro paese paghiamo piu’ di tutti gli altri.

  4. Scritto da No euro

    Un poco di pazienza. Tra non molto andrà tutto a palle in aria. Usciremo dall’euro e pagheremo lo scotto per i ritardati mentali che ci hanno messo del tempo per capire in che boiata ci siamo infilati

  5. Scritto da il polemico

    che dire??grazie prodi e a chi lo difende,tal kurt erdam in testa alla truppa.e c’è ancora chi ringrazia draghi e la bce se lo spread è calato,ma pochi si chiedono da dove provengono i soldi che la bce gira alle banche che poi utilizzano per comprare titoli italiani al 6%.è semplicemtne assurdo che uno stato finanzi la bce e che poi per coprire il buco di bilancio di questi soldi,chieda un prestito alla bce.gli inglesi non avevano prodi e l’hanno capita subito come sarebbe finita

  6. Scritto da A.Z. Bg

    Con governi servi della comm.UE,anzi unione sovietica europea,capitanati dal vetero comunista sovietico napolitano,lecchini d’europa in tutto e per tutto,prostrati a barroso e c.,pagheremo sempre di più a nostro discapito.Quello dalle palle d’acciaio insieme al nuovo piddino renzi sono corsi a Berlino e Bruxelles a confermare i nostri soldi a favore di inglesi e tedeschi.Basterebbe rifiutarsi di pagare i prossimi contributi!!!Solo il gov.Berlusconi e il min.Zaia hanno battuto i pugni in USE.

    1. Scritto da Jack

      Coi nullafacenti che avete mandato a rappresentarci la situazione è questa. Altro che palle .

      1. Scritto da mister bean

        Guarda che i nullafacenti li hai votati pure tu.

  7. Scritto da La verità fa male

    Che l’Unione Sovietica Europea con il suo maledetto euro è stata una rapina che ha peggiorato le condizioni della gente normale (in primo luogo dei piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti) lo capiscono tutti, tranne i commentatori alla K.E. che sono “innamorati” di Prodi e della vecchia DC. Adesso anche professori e fior di economisti dicono le stesse cose, ma tanto i commentatori come K.E. (quelli che “meno male che l’euro c’è”) non cambieranno mai idea qualunque cosa succeda

  8. Scritto da poerec

    non esiste una comunita Europea esiste solo la Germania
    o comunque siamo Europei solo quando dobbiamo pagare
    grazie PRODI