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Con i nuovi 16 cardinali Francesco disegna governo e geografia della Chiesa

Ancora una volta Papa Bergoglio rompe la tradizione in Vaticano con la nomina di sedici nuovi cardinali e ridisegna gli orizzonti della Chiesa di Roma nel mondo. Poche promozioni in curia, niente berretta cardinalizia per il patriarca di Venezia e per l'arcivescovo di Torino.

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di Pier Giuseppe Accornero

«Preghiamo per i nuovi cardinali affinché, rivestiti delle virtù e dei sentimenti del Signore Gesù Buon Pastore, possano aiutare più efficacemente il Vescovo di Roma nel suo servizio alla Chiesa universale».

È la chiave più corretta per leggere e interpretare l’elenco dei 19 nuovi cardinali che verranno creati da Papa Francesco il 22 febbraio prossimo, festa della Cattedra di San Pietro, nel suo primo Concistoro.

Papa Bergoglio si è attenuto a tre principi base: ampia rappresentatività delle Chiese del mondo, con un evidente «dimagrimento» della presenza italiana; il Papa è libero di scegliere chi vuole e, quindi, non c’è tradizione o automatismo; i cardinali infatti devono «aiutare più efficacemente il Vescovo di Roma nel suo servizio alla Chiesa universale» e hanno il compito, in caso di sede vacante, di eleggere il successore di Pietro. Francesco: supera solo di 1 il tetto di 120 elettori, stabilito da Paolo VI e tre cardinali compiranno 80 anni entro maggio.

LA GEOGRAFIA CARDINALIZIA

I nomi sono stati annunciati all’Angelus di domenica 12 gennaio, festa del Battesimo del Signore: 16 sono arcivescovi ed elettori in un eventuale Conclave, 3 sono arcivescovi emeriti oltre 80 anni, quindi non elettori. Da 15 Paesi «rappresentano il profondo rapporto ecclesiale fra la Chiesa di Roma e le altre Chiese sparse per il mondo»: 4 curiali, 12 residenziali, 3 emeriti.

L’arcivescovo di Perugia è l’unico residenziale italiano, non ci sono l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia né il patriarca di Venezia Francesco Moraglia. America del Nord e Centrale 3, America meridionale 3, Africa 2, Asia 2, Europa 2.

CURIA ROMANA

Diventano cardinali il Segretario di Stato il veneto Pietro Parolin; i prefetti delle Congregazioni per la dottrina della fede il tedesco Gherard Müller, del clero l’italiano Beniamino Stella, il segretario generale del Sinodo Lorenzo Baldisseri, scelta quest’ultima indicativa della chiara volontà di rafforzare la collegialità episcopale tramite il Sinodo.

Non diventano cardinali i presidenti dei Pontifici Consigli per la famiglia il laziale Vincenzo Paglia, per la pastorale della salute il polacco Zimowki Zygmunt, delle comunicazioni sociali il romagnolo Claudio Maria Celli, della nuova evangelizzazione il lombardo Salvatore Fisichella, e neppure il bibliotecario di Santa Romana Chiesa il francese Jean-Louis Bruguès.

ARCIVESCOVI RESIDENZIALI

Europa. Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna) che ha brillantemente condotto in porto il passaggio al Cattolicesimo di numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli anglicani contrari al sacerdozio e soprattutto all’episcopato delle donne.

La vera sorpresa è la porpora al toscano vicepresidente della Cei (per il Centro) Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, che non aveva un cardinale da Vincenzo Gioacchino Pecci (1846-1878), poi Leone XIII (1878-1903).

America. Fa la parte del leone con 6 cardinali: Mario Aurelio Poli, successore di Bergoglio come arcivescovo di Buenos Aires; il salesiano Riccardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Santiago de Chile; il cistercense Joao Orani Tempesta, arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro; Leopoldo José Brenes Solórzano, arcivescovo di Managua, capitale del Nicaragua; Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Québec in Canada; Chibly Langlois vescovo di les Cayes, presidente della Conferenza episcopale di Haiti.

Africa. Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougu capitale del Burkina Faso; Jean Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan, capitale della Costa d’Avorio.

Asia. Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seoul capitale della Corea; Orlado Beltran Qevedo (oblato di Maria Immacolata), arcivescovo di Zamboaga, nell’isola di Mindanao nelle Filippine. C’è una generale attenzione alla povertà (Burkina Faso), al devastante terremoto che ha colpito Haiti, alla catastrofica inondazione delle Filippine.

EMERITI

«Si sono distinti per il loro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa». Loris Francesco Capovilla, già segretario di Giovanni XXIII – che sarà canonizzato il 27 aprile – e, come lui, arcivescovo titolare di Mesembria; Fernando Sebastián Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona in Spagna; Kelvin Edward Felix, arcivescovo emerito di Castries in Giamaica. Il più anziano è Capovilla (98 anni), il più giovane Langlois (55 anni).

LA CATENA DELLA FEDE

«Trasmettete la fede a questi bambini. È la più grande eredità che lascerete loro». Papa Francesco, battezzando nella Cappella Sistina 32 bimbi, 18 femminucce e 14 maschietti sottolinea, rivolgendosi a genitori e padrini: «Voi siete coloro che trasmettono la fede, i trasmettitori; voi avete il dovere di trasmettere la fede a questi bambini. È la più bella eredità che lascerete loro: la fede. Oggi portate a casa questo pensiero: noi dobbiamo essere trasmettitori della fede. Pensate sempre come trasmettere la fede ai bambini. Voi genitori avete il bambino o la bambina da battezzare, ma tra alcuni anni saranno loro che avranno un bambino da battezzare, o un nipotino. È così la catena della fede… Oggi canta il coro, ma il coro più bello è questo dei bambini, che fanno rumore… Alcuni piangono perché non sono comodi o perché hanno fame: se hanno fame, mamme, date loro da mangiare, tranquille, perché loro sono i protagonisti».

CAPPELLANO DI SUA SANTITA’

Dietro impulso di Papa Francesco, che ha dichiarato guerra al carrierismo clericale, la Segreteria di Stato ha stabilito che l’unico titolo onorifico di «monsignore» sarà quello di «cappellano di Sua Santità» e sarà attribuito a sacerdoti oltre i 65 anni.

Il titolo continuerà essere usato per i vescovi e i vicari generali: «Nelle diocesi l’unico titolo ecclesiastico onorifico che verrà concesso, e a cui corrisponderà l’appellativo di monsignore, sarà quello di cappellano di Sua Santità.

L’uso rimarrà invariato se connesso a uffici importanti, come vescovo o vicario generale. Nessuna variazione interesserà nella Curia Romana. La norma non ha effetto retroattivo». Già Paolo VI nel 1968 aveva ridotto i titoli onorifici da 28 a 3: protonotario apostolico, cappellano di Sua Santità, cameriere segreto. E merita ricordare che in diocesi Torino gli arcivescovi cardinali Michele Pellegrino (1965-1977) e Anastasio Alberto Ballestrero (1977-1989) per 25 anni non crearono nessun monsignore, tranne i vicari generali. 

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