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Metodo Stamina, “Vannoni pretese 50mila euro in nero ma mio marito morì” – Video

Umberto Mattavelli di Carvico è morto nel 2012, a 61 anni, per una malattia degenerativa, undici giorni dopo l’ultima infusione. Ancora disperata la moglie Milena: "Vannoni prometteva di farlo guarire e pretese molti soldi. Forse, per aiutarlo, gli ho accorciato la vita"

«Stia tranquilla, le prometto che lo rimetto in piedi». Sono le parole che Davide Vannoni ripeteva alla signora Milena di Carvico, disperata per le condizioni di salute dell’uomo con cui aveva costruito una famiglia e una vita insieme.

«Ripeteva che mio marito Umberto sarebbe guarito di sicuro -ha raccontato la donna a La Stampa-. Servivano tante infusioni di cellule intelligenti, come le chiamava lui, ma alla fine ce l’avremmo fatta».

Umberto Mattavelli, invece, è morto il 12 marzo 2012, a 61 anni, undici giorni dopo l’ultima infusione. Dopo aver sperimentato sulla propria pelle il metodo Stamina, dagli albori di Torino fino all’ospedale di Brescia. È una delle 68 vittime del primo filone dell’inchiesta.

Quello per cui il procuratore Guariniello ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e somministrazione pericolosa di farmaci. Tredici indagati, fra cui Davide Vannoni e Mario Andolina, presidente e vicepresidente di Stamina.

Signora Mattavelli, come è iniziata la vostra tormentata vicenda?

«Mio marito era un uomo forte, possente. A maggio del 2007 lo osservavo scrivere la contabilità delle sue attività commerciali. Ho notato che la mano era stranamente impacciata. Gli ho detto: “Cosa succede, Robi?”. Io l’ho sempre chiamato così. Mi ha risposto: “Da un mese faccio fatica”. Il giorno dopo eravamo all’ospedale. Diagnosi: Msa, una lenta e inesorabile atrofia multisistemica».    

Quando siete arrivati da Vannoni?  

«Due settimane dopo. Il medico dell’ospedale era stato chiaro: “Purtroppo per questa malattia non esiste una cura vera e propria”. Eravamo disperati. Avrei fatto qualunque cosa. Con mia figlia, abbiamo cercato su internet per capire. La cosa strana è che ci hanno telefonato loro».    

Loro chi?  

«Quelli di Stamina. Mi hanno detto di partire subito per Torino, che c’era questa nuova terapia».    

Via Giolitti 41, il call center del professor Vannoni. Cosa ricorda?  

«È lì che ha promesso la guarigione. Umberto ne sarebbe sicuramente uscito. Le cellule intelligenti si sarebbe fermate nella parte del cervello responsabile della malattia».   

Un miracolo a che prezzo?  

«Ci hanno messo davanti questo foglio, l’ho tenuto. Prelievo midollo: 2000 euro. Preparazione cellule: 27 mila euro. 8000 euro a iniezione, 2500 euro per la crioconservazione. Ma la verità è che abbiamo pagato molto di più».    

Quanto, precisamente?  

«Oltre 50 mila euro».    

Dati a chi?  

«Alla segretaria di Vannoni. La stessa di Torino, l’ho rivista a Brescia. Metteva i soldi dentro una busta, nessuna ricevuta».    

Non vi sembrava strano?  

«Molto. Ma io avrei venduto anche la casa per cercare di curare Robi. All’ospedale Burlo Garofalo di Trieste ho conosciuto due sposini che arrivavano dal Sud. Lui, carabiniere, malato. Hanno finito tutti i soldi per Stamina, al punto che hanno dovuto rinunciare. Non è vero che sono cure compassionevoli».   

Può indicare le vostre tappe?  

«Per prima cosa, visita dal neurologo Scarzella, a Moncalieri. È stato lui a dare il via libera alla terapia. Allora ci hanno portato al clinica Lisa di Carmagnola, per il prelievo delle cellule. È un carotaggio molto doloroso, ma dopo mezz’ora hanno dimesso mio marito».    

Dopo la prima infusione stava meglio?  

«Lui diceva di no. Ma io cercavo di vedere un miglioramento in tutto».   

Cosa diceva suo marito?  

«Ripeteva in bergamasco: “C’è qualcosa che non quadra, Milena. Quelli lì si stanno approfittando di noi”. Io lo tranquillizzavo: “Vedrai, andrà bene…”».   

Come è andata?  

«Ci facevano partire per Trieste al sabato. Ci venivano a prendere in hotel la domenica mattina. Per l’infusione, ci portavano nel reparto di pediatria, poi ci dimettevano in fretta e furia. Non capivamo neppure quale liquido ci fosse davvero dentro quelle siringhe. È stato un calvario durato cinque anni».     

Quando si è aggravato?  

«Subito dopo l’ultima infusione all’ospedale di Brescia. Domenica pomeriggio l’ho imboccato qui sul divano, lunedì mattina alle 8 è morto».   

Vannoni e Andolina?  

«Li ho chiamati. Urlavo, pazza di dolore. Mi hanno detto: “Ci dispiace, rimarrete sempre nei nostri cuori, eravate speciali per noi”».    

Oggi qual è il pensiero che le fa più male?  

«Secondo i medici, mio marito doveva vivere 9 anni, dalla scoperta della malattia. Invece è morto dopo 5 anni appena. Magari per cercare di aiutarlo a guarire in tutti i modi, io gli ho accorciato la vita».  

Commenti

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  1. Scritto da Simone

    il mio lavoro è un altro, ma magari qualcuno può aiutarmi a capire. come papà non vorrei mai che iniettassero a mio figlio/a, qualsiasi sostanza di cui non si sappiano gli effetti. chi mi garantisce che non possa creare altri tipi di danni? Qual è lo sviluppo che possono avere le staminali in un corpo umano?
    Mi sembra di capire che non si sappia…mio figlio diverrebbe una cavia. ecco dove stanno le mie perplessità.

  2. Scritto da anna

    purtroppo son convinta che una cura a gran parte di questi mali ci sia ma, per ovvie ragioni economiche da parte delle farmaceutiche, non ci verrà concesso il lusso di usufruirne. E come sempre c’è chi specula sulla salute altrui.

    1. Scritto da 035

      Scusa: in base a cosa ti sei fatta questa convinzione? sei un’esperta, un medico specialista, una studiosa del settore?
      Un fatto certo è che la scienza ufficiale, pur con tutti i suoi limiti, ha scoperto anche negli ultimi anni cure per malattie che -prima- erano incurabile e da cui oggi si guarisce o si prolunga di molto l’aspettativa di vita (e magari di una vita decente).
      Un altro fatto, purtroppo, è che esistono ancora molte malattie incurabili.

      1. Scritto da wi

        Quoto e condivido l’osservazione. Mo lo chiedevo anch’io.

  3. Scritto da Angelo

    Abbiamo bisogno di altre tragiche testimonianze per capire cos’è davvero stamina? Una ignobile speculazione sulla pelle di malati disperati! Ciarlatani e cinici alla caccia di soldi!

    1. Scritto da Sandro

      Su questo siamo d’accordo. Tuttavia, sono proprio tutti ciechi, i familiari dei malati, quando dicono di riscontrare miglioramenti nei loro cari col trattamento stamina? Ho capito che ci può essere di mezzo l’effetto placebo e la suggestione, ma, di fronte a una malattia COMUNQUE NON CURABILE, non acoltarli proprio, quei familiari che invocano almeno il diritto all’effetto placebo?

      1. Scritto da cosa dici?

        effetto placebo??ma sai di cosa stai parlando??sono persone gravemente malate tante mica si rendono conto , non è come se tu ti prendi la tachipirina e allora credi subito di star meglio!!

        1. Scritto da Sandro

          Allora i loro familiari sono tutti stupidi? Sono i loro familiari che invocano la cura stamina, mica Vannoni che gliela impone… (che poi sia un cialtrone da punire, non ci piove). Piuttosto: tu sai di cosa stai parlando, dicendo che la tachipirina non fa scendere la febbre veramente (ma solo col pensiero)? Lo sai com’è nata, almeno? Non cercavano certo un antipiretico… ma hanno scoperto, tra gli effetti collaterali, questo interessantissimo aspetto…

          1. Scritto da hai detto sandro??

            grazie sandro avevo bisogno di te per saperlo, a parte che non ho detto minimamente quello che dici tu ma lasciamo stare va. per la cronaca: sono laureato in farmacia !!. ti ringrazio comunque per il ripasso.

          2. Scritto da Sandro

            “…non è come se tu ti prendi la tachipirina e allora credi subito di star meglio!!” Quindi i bimbi piccoli, trattati con tachipirina, per autosuggestione si abbassano la febbre? Ahahahahah…

      2. Scritto da Angelo

        Proprio per rispetto delle attese dei malati e dei loro familiari non si deve arricchire un cialtrone squallido che vuol far pagare a tutti noi (attraverso le tasse sulla sanità pubblica) impiastri da stregone. Un conto è il diritto alla cura compassionevole, altro è approfittarne!