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La ricca Bergamo piange Novemila licenziamenti nel giro di 12 mesi

La Cgil bergamasca ha analizzato i dati contenuti nelle liste di mobilità compilate dalla Sottocommissione regionale per le politiche del lavoro: sono 8.933 i lavoratori a tempo indeterminato che sono stati licenziati nell'arco del 2013.

Ottomilanovecentotrentatre lavoratori hanno perso il proprio posto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2013: un dato impressionante che comprende il totale annuale delle liste delle aziende con più di 15 dipendenti integrato con il dato dei licenziamenti da gennaio a novembre comunicato dalla Provincia alla sottocommissione per le politiche del lavoro e relativo ai licenziamenti non confluiti in lista di mobilità perchè afferenti alle non più pubblicate (a partire dal 2013) liste delle aziende fino a 15 dipendenti.

Fino al novembre 2013 il 41,2% dei licenziamenti è relativo alle aziende con più di 15 dipendenti e il 58,8% alle aziende fino a 15 dipendenti nelle quali è occupato quasi il 60% dei lavoratori bergamaschi.

I numeri del 2013 riguardanti le aziende con più di 15 dipendenti sono sempre superiori a quelli del 2012 ma la distanza tende a ridursi nella seconda metà dell’anno, segno forse della tanto decantata “ripresina”: su base annua, però, l’aumento è del 48,9%, pari a 1.177 licenziamenti in più (3.586 contro 2.409).

“Mancando i dati relativi all’ex legge 236 – commenta Orazio Amboni dell’Ufficio Studi della Cgil orobica – c’è una certa disomogeneità dei dati, difficilmente confrontabili con quelli degli anni passati. Se dal punto di vista della composizione per sesso i licenziamenti rimangono stabili, con la percentuale femminile al 34%, qualche sorpresa in più c’è prendendo in considerazione le classi d’età: apparentemente si assiste ad un netto incremento per gli over 50, passati dal 23,8% al 38,3% in un anno. Ma ovviamente il dato contiene quasi esclusivamente licenziamenti delle liste 223 che in media riguardano lavoratori più anziani rispetto alle aziende fino a 15 dipendenti”.

Proprio in questa fascia d’età, ha sottolineato Fulvio Bolis, si concentra una vera e propria emergenza: “Mentre da una parte diminuisce sempre di più la durata dell’ammortizzatore sociale dall’altra si alzano di pari passo i requisiti per la pensione e diventa difficile far scivolare il lavoratore dalla mobilità alla pensione: vengono esclusi dal mondo del lavoro troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per essere reinseriti. Questa, purtroppo, è una situazione che sta diventando sempre più strutturale”.

Come per le classi d’età anche l’analisi per nazionalità risente della base di calcolo prevalentemente composta da sole aziende con più di 15 dipendenti che hanno un basso tasso di occupati immigrati: il dato, infatti, parla di 730 licenziamenti, 17,6%, quando lo scorso anno erano 2.477 (il 27,2%). La Romania è la nazione più colpita dai licenziamenti, 126, molti dei quali occupati nell’edilizia. Seguono Marocco, Senegal, Albania e, a sorpresa, la Svizzera.

Nelle piccole e piccolissime aziende oltre la metà dei licenziati ha, al momento del licenziamento, da 0 a 2 anni di anzianità aziendale contro solo il 4,5% delle aziende con più di 15 dipendenti: al contrario, i licenziati con oltre 20 anni di anzianità aziendale sono il 24,2% nelle grandi aziende e solo l’1,9% nelle piccole. “Questo perchè nelle piccole c’è un grande ricambio – analizza Amboni – e non si costruisce anzianità aziendale. C’è poca stabilità, rapporti di lavoro frammentati che non favoriscono la professionalità del lavoratore e, di conseguenza, nemmeno la competitività aziendale”.

La meccanica sorpassa solo virtualmente l’edilizia nei licenziamenti per settore: influisce ancora in maniera decisiva la mancanza di dati ex 236. La Dalmine è l’azienda con il più alto numero di licenziamenti, 202, ma inseriti in un piano contrattato con i sindacati. Segue la Indesit, con 127, e l’Alpina & Logistica Servizi, con 104.

Dal sindacato, infine, un plauso alla Provincia: la pratica, dal licenziamento all’approvazione in commissione, viene espletata entro un mese nel 69% dei casi, il 22% entro due.

Commenti

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  1. Scritto da BRUNO

    commenti da lotta tra poveri !!! ricca bergamo? ma chi? ma dove ? ma quando? non avete capito che ormai siamo in mano ai Rè capitalisti e noi siamo i poveri servi della gleba impegnati a litigare tra noi!

  2. Scritto da The dub soldier

    Il mancato piano industriale, economico, energetico, una classe dirigente mediocre, sono cause di questo disastro. I carenti investimenti in ricerca ed istruzione, la scarsa conoscenza delle lingue, la rete da terzo mondo sicuramente incidono. L’innovazione, un mercato del lavoro flessibile con le liberalizzazioni, contro i conflitti di’interesse possono forse salvarci. Serve sinergia tra gl’enti, e seria assistenza nella ricerca di un impiego da parte dello Stato.

    1. Scritto da uff 2

      (2) L’italia non è l’america, è inutile scopiazzarla.. : diversa cultura, diversa maniera di vivere, diverso tutto.. eccetto nei supermercati, nei consumi ecc. .. e quelli non sono indice di democrazia

    2. Scritto da Uff

      forse non hai capito che la situazione in cui ci troviamoa è secondo me frutto anche (1)delle liberalizzazioni che ci sono state nel mondo del lavoro.. arrivando a ‘ingessare’ l’economia dei ceti bassi che non spendono più e fanno fatica a costruirsi un futuro.. sempre che gli abbiano lasciato margini.. (nn mi pare)

  3. Scritto da batman

    mi auguro che nei 9000 disoccupati ci siano
    quelli che hanno votato PD – MONTI – PDL
    cosi’ imparano a stare al MONDO!!!!

    1. Scritto da Dai

      Dai che la riprese è vicina e si vede una lucina in fondo,in fondo ma infondo in fondo al tunnel…

  4. Scritto da Madai?

    Ma come,una volta era tutta di Berlusconi,ora la colpa è della globalizzazzione o di chissà chi?
    Ma come il governo dei super elogiati tecnici e quello delle larghe intese non hanno colpe? Siamo diventati tutti piu’ poveri,non sanno piu’ cosa tassarci,non c’è lavoro,record di disoccupazione giovanile,andiamo a prendere immigrati in mezzo al mare,li manteniamo,ma la colpa ora è di una entità sconusciuta??

  5. Scritto da albadorataitalia

    non preoccupatevi ce renzi che farà super tasse per dare assegno a tutti peccato che alla fine non ci sarà più nessuno che paga ..
    perchè tutti disoccupati le ditte e chi sta bene saranno in altri lidi

    1. Scritto da cattivista

      Vieni dalla Grecia e hai fatto un corso accelerato di italiano?

  6. Scritto da Facci

    L’Italia era l’ottava potenza economica del mondo. Artigianato, piccola media impresa, agro-alimentare….erano questi i veicoli che la trascinavano. Poi qualcuno ha liberalizzato il settore commercio e i centri commerciali (aperti la domenica) e le grandi catene (capitale estero!) hanno massacrato i negozi di paese e della città. OK è il progresso, ma dove sono i posti di lavoro che avevate promesso??? -9000!!!

  7. Scritto da mario59

    Questa crisi non è nient’altro che il risultato di una globalizzazione selvaggia, praticamente senza regole, dove il liberismo più assoluto la fa da padrone, offrendo tutte le opportunità ai pesci più grossi di ingrassare all’inverosimile sfruttando fino all’osso i lavoratori di paesi poveri, e rivendendo quanto producono in quei paesi, in occidente a costi assolutamente iniqui.
    Ma per molti politici la globalizzazione è una conquista dell’umanità, peccato che non debbano pagarla loro.

    1. Scritto da La verità fa male

      Le grandi ragioni della crisi sono essenzialmente due 1) non si è mai fatta una netta separazione tra banche di affari e banche che offrono solo i servizi tradizionali: le banche quindi hanno messo in secondo piano i servizi tradizionali per occuparsi di alta finanza con operazioni spericolate 2) una burocrazia romana ed europea asfissiante, invasiva, corrotta, che pretende di controllare dalla “A” alla “Z” i cittadini ed è lassista e permissiva con i grandi capitalisti

      1. Scritto da mario59

        Si e la delocalizzazione delle grandi aziende molte delle quali, prima hanno usufruito dei finanziamenti pubblici..per poi spostare la produzione in paesi dove i governi gli hanno costruito ponti d’oro per attirarli, con un ricco stipendio di 1300 euro di un operaio Italiano la ne pagano 10 di operai.
        E’ giusto..? ok allora va bene così chi è più forte ha il diritto di fare quello che gli pare e gli altri… cavoli loro.

        1. Scritto da chicca

          Perfettamente d’accordo con il Suo ragionamento,ma,non solo le grandi aziende negli anni 90 hanno delocalizzato,anche le medie-piccole del terziario speciamente nel tessile hanno sfruttato questi incentivi.

  8. Scritto da leo cat

    L’ennesima riprova della totale incapacità del sindacato confederale ad affrontare i tempi nel rispetto degli interessi delle classi sociali di riferimento. Dopo la riduzione di potere d’acquisto dei salari, dopo il taglio ai diritti con 48 contratti atipici, il tumultuoso aumento dei licenziamenti e la disoccupazione giovanile. La soluzione? La partecipazione diretta e personale dei cittadini alla cosa pubblica secondo regole inderogabili, a partire dal limite dei due mandati parlamentari.

    1. Scritto da Damiano

      Probabilmente anche due mandati sono troppi: un’incapace o in malafede avrebbe tempo a sufficienza per far disastri e intascare comunque cifre immeritate… Chi gliele può far restituire, poi?

  9. Scritto da Croccodillo

    Sono sinceramente vicino a quei 9.000 ed alle loro famiglie. Purtroppo, però, pare che il numero debba crescere ancora perchè qualcosa possa iniziare a cambiare. Forse.

  10. Scritto da Gianfranco

    LA VERITA’ E’ CHE I POLITICI HANNO MOLTA PAURA DEL MALCONTENTO DEL POPOLO, E PER TENERCI BUONI FANNO PROCLAMI DI RIPRESA ED ESPRIMONO FALSA SERENITA’. INTANTO SI SCERVELLANO PER TROVARE DOVE RACCATTARE SOLDI SENZA CHE LE STESSE DIANO NELL’OCCHIO ALLA GENTE, CHE ESASPERATA, INIZI POI A RIBELLARSI.
    LA RIPRESA NON C’E’ E I SOLDI SONO FINITI DA TEMPO: LA RIVOLTA, PURTROPPO, E’ VICINA. E SARA’ ASSAI DOLOROSA.

    1. Scritto da autocritica mai

      Siamo noi i politici; siamo noi lo stato; siamo noi la gente. E siamo noi quelli contro cui ci dovremmo rivoltare. Ti faccio una domanda: sei mai andato a un consiglio comunale del tuo paese o della tua citta? No? E allora basta popolo lamentoso e patologicamente delegante in tutto. Impegnati o fai autocritica!!!!!

      1. Scritto da Cris

        Forse ti dimentichi che i politici prendono fior di soldi x governare!quindi sono loro che devono far mandare avanti il paese e se non riescono possono sempre rinunciare al mandato!cosa vuoi che dei disoccupati facciano il lavoro dei politici

        1. Scritto da cattivista

          Sono loro sono loro sono sempre loro. Buoni solo a piangervi addosso… E i politici che ci troviamo chi li ha votati? I marziani? Invece di parlare studia, fai il politico e proponi (sfugge il senso del verbo proporre?). In italia c’è bisogno di questo, non di gente buona solo a lamentarsi che fino ad ora non ha fatto altro che dormire pensando di essere arricchita da qualcun altro… Amen

        2. Scritto da mario59

          Perchè no..!? Per fare i disastri che fanno loro credo che siamo tutti capaci, magari facciamo pure meglio.
          Noi cittadini abbiamo comunque il dovere di interessarci alla politica, chi dice non me ne frega niente della politica perchè tanto fanno comunque quello che vogliono, sbaglia… perchè è proprio in quel modo che gli permettiamo di fregarci fino in fondo.

      2. Scritto da Gingranco

        Forse il politico è Lei, e sarebbe anche giustificato il Suo timore per una eventuale rivolta.
        Ad ogni modo, il mio non era uno sprono all’uso delle armi, visto che le rivolte più rumorose (e più riuscite), sono quelle silenziose e non violente. E NOI, la Gente, siamo esasperati di quella categoria per cui Lei si schiera.
        Riguardo a me invece, La conforterà sapere che si, ho partecipato a consigli comunali e proprio per questo motivo ho smesso di andarci.

        1. Scritto da cattivista

          Io non sono un politico e non mi schiero con nessuno. Il problema è che è da ciechi pensare che vi sia la categoria dei politici da una parte e quella della gente dall’altra. Andare ai consigli comunali significa partecipare alla vita pubblica. Significa che chi non ci va come me o chi ha smesso di andarci come lei poi non ha motivo di lamentarsi perché ha lasciato volontariamente tutto nelle mani degli altri.

      3. Scritto da Però...

        Ma se uno partecipa al consiglio comunale, preserva i posti di lavoro e l’economia Italiana? Per favore… Abbiamo un sud che sicuramente è molto partecipante e convincente alle liturgie della politica e delle pubbliche amministrazioni, si fa attribuire 25000 forestali in Sicilia, etc… ma questo distrugge il Paese, non lo migliora…

        1. Scritto da cattivista

          Si inizia da lì. Si inizia nel proprio paese o nella propria città a far politica. E molti di quelli che hanno iniziato così ora sono in parlamento e magari qualcuno di loro potrà fare anche cose buone. Se lei pensa invece sia meglio andare sotto alle superstrade con le bandierine tricolori appese al contrario… beh per favore lo dico io…

  11. Scritto da Francesco

    ciò nonostante la coda all’apple-store c’era anche l’ultima volta mi pare…
    siamo nel paese in cui la massima indignazione nei confronti della politica si riduce ad un fuocherello attorno ad una rotonda e al blocco di 4 furgoni…

    1. Scritto da ex elettore

      Cio nonostante nel periodo natalizio le pizzerie e i ristoranti erano sempre pieni, le stazioni di ski idem!

    2. Scritto da mario59

      Sono pienamente d’accordo con te Francesco.
      All’apple store non appena esce un nuovo modello di melafonino si forma subito la coda, ma in quella coda stai pur certo che non ci troverai padri di famiglia che hanno perso il lavoro, in particolare quelli che non hanno più alcuna possibilità di reinsierimento perchè ritenuti troppo vecchi per essere assunti e troppo giovani per la pensione…e spesso con famigliari a carico. Una piaga sociale che sta devastando migliaia di famiglie.

    3. Scritto da Sergio

      Sono d’accordo, anche se 200 (butto lì un numero a caso) acquirenti in coda per l’iPhone non fanno molto testo sulle migliaia di bergamaschi… Per l’indignazione, sono d’accordo con lei. Ma io mi auspicherei un intervento delle Forze dell’Ordine: di fronte ai continui e inconfutabili calci in pancia che i politici ci danno, ad un certo punto dovranno pure intervenire, per manifesta truffa o vessazione da parte dei politici ai nostri danni…

      1. Scritto da ester

        di solito le Forze dell’Ordine manganellano le persone che protestano contro i politici non i politici…

        1. Scritto da Sergio

          Appunto per questo le stimolo… Dovrebbero tutelare i cittadini inermi di fronte ad ingiustizie e malgoverni palesi calati dall’alto! Male…

  12. Scritto da Alberto

    E invece proprio ora viene “il bello”, ma i media servi hanno già iniziato la falsa campagna della “ripresa” dopo quella della “luce in fondo al tunnel”. Pennivendoli al soldo della politica e delle banche.

  13. Scritto da Damiano

    Dal 22 novembre 2013, per Letta la crisi è alle spalle! http://www.asca.it/news-Crisi__Letta__Italia_fuori_da_fase_piu__grave__2014_anno_di_crescita-1339379.html