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Ubi, banca popolare!: “Variazioni allo statuto? Premiano i grandi soci”

L'Associazione Ubi Banca Popolare! in una lettera ai soci esprime alcune considerazioni sulle proposte di variazione allo statuto di Ubi Banca: "l’impianto della proposta di aggiornamento dello statuto premia i grandi soci, peraltro già ampiamente “compensati” dal concambio in sede di fusione in quanto accettarono l’operazione di fondere una Spa in Cooperativa e che ora vorrebbero ri-trasformare la Cooperativa in una “simil-Spa” penalizzando nuovamente i “piccoli” soci portando UBI Banca ad essere meno “popolare” e più “capitalistica”.

L’Associazione Ubi Banca Popolare! in una lettera ai soci esprime alcune considerazioni sulle proposte di variazione allo statuto di Ubi Banca: "l’impianto della proposta di aggiornamento dello statuto premia i grandi soci, peraltro già ampiamente “compensati” dal concambio in sede di fusione in quanto accettarono l’operazione di fondere una Spa in Cooperativa e che ora vorrebbero ri-trasformare la Cooperativa in una “simil-Spa” penalizzando nuovamente i “piccoli” soci portando UBI Banca ad essere meno “popolare” e più “capitalistica”. Pubblichiamo il testo integrale dell’associazione "Ubi, banca popolare!".

 

Come da copione, il consiglio di sorveglianza ha approvato le proposte di modifica dello statuto di Ubi Banca. Ora toccherà all’assemblea dei soci dire l’ultima parola sul nuovo testo di statuto messo a punto dagli amministratori della banca (con il voto contrario di 5 consiglieri). I cambiamenti vanno nella direzione di attribuire maggior peso al capitale e di affievolire, se non addirittura rompere, il principio fondamentale della regolamentazione delle banche popolari che stabilisce che i soci hanno pari diritto indipendentemente dal numero di azioni possedute.

Se oggi, infatti, il socio di UBI o di qualunque altra banca popolare, quotata o non quotata in borsa, possiede tutti i diritti (partecipare alle assemblee, votare la destinazione dell’utile, eleggere gli amministratori, presentare liste di candidati, ecc.) anche se possiede una sola azione, in UBI da domani non sarà più così se l’assemblea approverà le proposte degli amministratori della banca. Tutti i soci, e sono tanti, che detengono meno di 250 azioni non avranno più la possibilità di far sentire la loro voce .

Questo si legge nel comunicato stampa diffuso dalla banca. Salterà quindi il legame con decine di migliaia di persone, con migliaia di famiglie che per tradizione possiedono azioni di UBI Banca, retaggio di piccoli investimenti nelle azioni della Banca Popolare di Bergamo, poi tramutate in azioni di UBI. Nella misura in cui tantissime persone saranno loro malgrado allontanate dalla banca si allenterà giocoforza il legame tra la banca stessa ed il suo territorio. E la conseguenza del distacco potrà avere i suoi effetti nelle piccole e grandi decisioni che la banca assumerà in futuro: dalla semplice decisione di chiudere filiali nonostante i comprensibili disagi per la gente, a scelte importanti per il benessere di interi territori (ed a Bergamo qualche dossier caldo c’è: Sacbo, di cui UBI è il primo azionista privato, in primis).

Nella stessa direzione di arroccare la banca su posizioni lontane dalla sua gente va anche l’altra proposta di rendere più difficile l’effettiva possibilità dei soci di poter esprimere opinioni differenti, semplicemente sostituendo con una e la o dell’attuale articolo dello statuto che regola la presentazione delle liste per l’elezione degli amministratori. Sino ad oggi bastano 500 firme di soci o lo 0,50% del capitale per candidare i nuovi amministratori. Domani, se l’assemblea approverà le modifiche dello statuto saranno necessarie 500 firme e lo 0,50% del capitale sociale. Un cambiamento non da poco! Infatti, ipotizzando anche una media di 500 azioni a testa , per la presentazione di una lista sarà necessaria la firma di diverse migliaia di soci.

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto gli amministratori di UBI Banca a questa decisione?

Le giustificazioni ufficiali parlano di evoluzione normativa, di indicazioni della Banca d’Italia, di tendenze dei mercati che mirano ad una maggiore adeguatezza dei meccanismi di governance.

Di cosa si tratta esattamente? Il rimando all’evoluzione normativa è riferito probabilmente alla possibilità (non obbligo), prevista dalla legge, di modificare gli statuti delle banche popolari nel senso di condizionare la conservazione della qualità di socio al possesso di un quantitativo minimo di azioni.

Ma la legge non fa obbligo di introdurre un vincolo del genere e neppure fissa il quantitativo di 250 azioni voluto dagli amministratori di UBI Banca. Il rimando alle indicazioni della Banca d’Italia è evidentemente riferito all’auspicio del governatore Visco di favorire l’interesse degli investitori istituzionali per le banche popolari. Esigenza assolutamente condivisibile in via generale ma che viene richiamata a sproposito nel caso specifico, visto che del capitale di UBI Banca questa categoria di investitori già detiene il 40%, stando alle dichiarazioni ufficiali della banca. È chiaro però che con le nuove regole al prossimo rinnovo gli attuali amministratore avranno vita facile per farsi rieleggere.

Più difficile sarà per i soci candidare persone diverse: all’ultima assemblea gli amministratori di minoranza erano stati candidati con il sostegno pochissimo capitale ma poi in assemblea aveva ottenuto i voti di quasi cinquemila soci. Con le nuove regole probabilmente non sarebbero riusciti neppure a presentare la loro candidatura.

E qualora riuscissero a candidarsi dovrebbero poi fare i conti con il nuovo e complicato meccanismo di assegnazione dei posti in consiglio, che calcola il numero di consiglieri in ragione della quantità di capitale di chi li ha votati.

Questo meccanismo, tra l’altro, impedisce la segretezza del voto con la conseguenza di rischiare forti condizionamenti della libertà di espressione di tutti i soci e soprattutto di alcune importanti categorie di soci (i clienti che ricorrono ai finanziamenti della banca ed i suoi dipendenti). Vicine alle aspettative di molti sembrano invece le proposte di riduzione del numero degli amministratori e la fissazione di un numero massimo di mandati. La loro effettiva bontà dipenderà da come verranno concretamente applicate: la riduzione del numero dei consiglieri di gestione andrà accompagnata dall’aumento dei meccanismi di controllo e censura dell’operato del top management che già concorre a determinare le decisioni del consiglio al quale partecipa con tre voti su nove; il limite di mandati di consigliere di gestione o di sorveglianza sarà utile se il limite non potrà essere aggirato semplicemente saltando da un consiglio all’altro. Anche la possibilità di convocare assemblee “a distanza” sembra un cambio di regole condiviso da molti, soprattutto dai soci di territori lontani dalle sedi tradizionali, Brescia e Bergamo, dove si tengono le assemblee della banca. Ma anche in questo caso la valutazione ponderata dell’utilità della modifica potrà essere fatta solo in sede di concreta applicazione della norma.

Quello che si può già affermare con certezza è che l’impianto della proposta di aggiornamento dello statuto premia i grandi soci, peraltro già ampiamente “compensati” dal concambio in sede di fusione in quanto accettarono l’operazione di fondere una Spa in Cooperativa e che ora, surrettiziamente, vorrebbero ri-trasformare la Cooperativa in una “simil-Spa” penalizzando nuovamente i “piccoli” soci portando UBI Banca ad essere meno “popolare” e più “capitalistica”.

Altro che la banalizzazione di un anacronistico dualismo Bergamo/Brescia o di pressing di Bankitalia ( peraltro da indirizzare altrove !) le cui argomentazioni come già detto, per quanto riguarda UBI, sono semplicemente fuori posto. La questione vera è : vogliamo una banca al servizio dei territori o una banca al servizio dei soci forti !? Abbiamo ben presente cosa ha comportato in passato la seconda ipotesi , vedere l’elenco delle perdite su crediti negli ultimi bilanci.

Associazione UBI, banca popolare! Il Direttivo

Commenti

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  1. Scritto da katia

    sono gli unici investimenti che ho!…vendo o no?

  2. Scritto da berghem

    Questa “riforma” mi sembra tanto un modo per l’attuale maggioranza di far fuori la minoranza che per poco lo scorso anno faceva il colpaccio. Invece di cambiare modo di governare è molto più semplice cambiare le regole per mantenere tutto uguale….
    Che differenza c’è tra questa maggioranza e i nostri politici?

  3. Scritto da sem

    è una deriva, e si sa gia come va a finire
    se la Popolare è riuscita a sopravvivere anzi partendo dal ristretto a diventare la terza banca italiana è anche grazie alla formula popolare una persona un voto ke ha fermato in partenza raiders scalatori o patti di blocco, lasciando mano libera ad amministratori di abilita straordinaria. diversamente, si fa la fine del credito bergamasco

  4. Scritto da Geppo

    Mi avete cavato un dubbio!!! Bravi