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Agricoltura a Bergamo Scenari preoccupanti anche nel 2014

Il 2014 sarà ancora un anno di difficoltà per l'agricoltura bergamasca e la parola d'ordine sarà “contenimento dei costi”. Pil ancora fermo ai valori del 2010 e aziende in costante calo. Continua invece l'ingresso di nuove leve giovani.

Nel 2014 il pareggio di bilancio per la maggior parte delle aziende agricole bergamasche si giocherà sul versante del contenimento dei costi, in quanto gli scenari internazionali non lasciano presagire una dinamizzazione positiva dei prezzi e dei mercati agricoli”: così il numero uno di ABIA-Confai, Leonardo Bolis, riassume le previsioni sull’andamento dell’agricoltura provinciale per il 2014 effettuate dall’associazione bergamasca dei contoterzisti agrari.

Da circa quattro anni il pil agricolo bergamasco, rappresentato per due terzi dalla zootecnia, non aumenta – osserva Bolis – e in base alle proiezioni dell’Osservatorio economico di Confai Academy abbiamo motivo di ritenere che anche nel 2014 non ci si scosterà di molto dalla soglia dei 570 milioni di euro”.

Tra i comparti che faticheranno ancora ad uscire dal tunnel occorre includere la zootecnia da latte, che resterà alle prese con il pressante problema degli elevati costi di produzione, in parte legato al costo dell’energia e di altri fattori di produzione, ma in certa misura dovuto all’alta parcellizzazione delle strutture produttive bergamasche, tra cui rientrano spesso allevamenti di dimensioni medio-piccole. Per ragioni analoghe si prevede un ulteriore anno di difficoltà anche per il comparto della carne bovina. Il settore suinicolo, a sua volta, dovrà fare i conti con la scarsa disponibilità di superficie agricola che, in base alle normative comunitarie, limita drasticamente ogni possibilità di espansione della filiera.

L’Osservatorio di Confai Academy ipotizza inoltre alcuni trend di medio periodo, con particolare riferimento al numero delle imprese agricole. “Rispetto alle quasi 5.200 aziende agricole attive ora in Bergamasca – dichiara Enzo Cattaneo, direttore di ABIA e segretario generale di Confai Academy – ci aspettiamo entro la fine del 2016 un calo che potrebbe portare per la prima volta sotto la soglia delle 5.000 unità il numero delle imprese orobiche operanti nel settore. La crescita dell’imprevedibilità e del rischio connessi alla natura degli scenari internazionali determinerà verosimilmente la fuoriuscita dal mercato di molte aziende non attrezzate per competere: ciò avverrà in modo più evidente verso la fine dell’attuale decennio, ovvero con la fine del ciclo di aiuti comunitari previsti dall’ultima riforma della Politica agricola comunitaria”.

Nondimeno, la stessa natura della nuova politica di aiuti europei dovrebbe favorire l’ingresso di nuove leve in agricoltura. “Potrebbe pertanto continuare il ciclo favorevole iniziato nel 2012-2013 – sottolinea Cattaneo – che ha visto invertirsi il preoccupante fenomeno di senilizzazione dell’agricoltura bergamasca. Entro la fine dell’anno in corso prevediamo un ulteriore miglioramento del cosiddetto indice di ricambio generazionale, che potrebbe toccare finalmente l’auspicata soglia del 100 per cento, ovvero di un nuovo insediamento per ogni titolare over 65 che abbandona l’attività”.

Per far fronte ad un anno che si prospetta ancora marcato dai segni della crisi, Confai Academy raccomanda agli imprenditori agricoli bergamaschi un supplemento d’attenzione sul versante del contenimento dei costi. “In particolare – conclude Cattaneo – in attesa di nuove misure comunitarie e regionali a sostegno dell’innovazione, per le piccole e medie imprese agricole è preferibile evitare onerosi investimenti in attrezzature agricole e optare per i ben più leggeri costi variabili legati all’utilizzo di servizi di coltivazione in conto terzi”.

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