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Essenziale e senza tempo Ecco il Nick Cave che non ti aspetti

Brother Giober affascinato da "Live From KCRW", il disco di Nick Cave registrato per la stazione radio californiana KCRW- FM: innovativo, profondo e... indispensabile. Siete d'accordo?

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Nick Cave

TITOLO: Live From KCRW

GIUDIZIO: ****

È da qualche giorno che mi chiedo come qualificare questo disco: bello?

Bello è certamente bello, perché oramai a livello di esecuzione i Bad Seeds hanno raggiunto livelli stratosferici, complice anche una maturità ed un’esperienza che sono il frutto di lunghi anni passati “on the Road”.

Innovativo a suo modo senz’altro perché questo è un live anomalo, con suoni da camera che vengono dritti dall’ultimo album di studio Push the Sky Away.

Profondo perché nulla qui è scontato, non vi è nessuna concessione a suoni che in qualche modo possano accattivarsi le simpatie delle classifiche di vendite.

Nonostante l’incapacità del cronista a sintetizzarne le qualità, provate ad ascoltarlo e, se la vostra sensibilità musicale è simile alla mia, difficilmente non ne rimarrete affascinati, catturati.

Dimenticate però ogni ritmo, anzi predisponetevi a climi ed atmosfere per certi versi funerei, grazie anche alla voce di Nick Cave che non è certo un esempio di canto spensierato, ma poi fatevi cullare da melodie per nulla scontate, da suoni perlopiù acustici che ammalieranno le vostre orecchie e non le abbandoneranno per molto tempo.

Perché questo è un disco destinato a rimanere nel tempo, a resistere alle mode. È un disco (ecco forse ho trovato l’aggettivo) essenziale, indispensabile.

Live from KCRW esce, un po’ a sorpresa, nello stesso anno del bellissimo Push the Sky Away, disco che ha segnato l’abbandono dei suoni elettrici presenti in Grinderman e Dig lazarus Dig e il ritorno ad una forma melodica di canzone propria di alcuni album, bellissimi, come The Booatman’s Call.

Il disco è stato registrato ad Aprile dello scorso anno per la stazione radio californiana KCRW- FM, durante la permanenza dell’artista e del suo gruppo al Coachella Valley Music and Arts Festival, davanti ad un pubblico sparuto ma attento, partecipe, pronto a dialogare con l’artista e a rispondere alle sue sollecitazioni.

Nella discografia del nostro questo è il quarto disco live. Rispetto a questi in particolare, e alle atmosfere incendiarie dell’ultimo tour italiano, Live From KRCW è ben altra cosa ed è capace di catturare in modo preciso la fase artistica che il musicista sta attraversando e testimoniata da Push The Sky Away.

I suoni sono essenzialmente acustici, piano e chitarre protagonisti, il suono del violino caratterizza alcune composizioni in modo indelebile (Far from Me) anche se è la voce di Nick a farla da padrone e a dare il marchio all’intero lavoro.

Il tutto è mixato dal mago Bob Clearmountain che regala all’ascoltatore atmosfere sognanti, profonde, intime.

Provate ad ascoltarlo con un buon impianto Hi-Fi e al buio e sentirete che spettacolo.

Difficile individuare una composizione che si eleva sulle altre, sono tutte belle. Ma ciò che conta è il clima che si viene a creare.

Il concerto ha inizio con Higs Boson Blues tratto da Push the Sky Away: qualche arpeggio di chitarra che non si sa da dove arrivi, il basso e poi la voce di Nick per un brano lento, lentissimo che a volte ricorda alcune cose di Lou Reed, quello più intimista. Più che cantare Nick parla, i vocaboli sono scanditi, la voce è grave, la tensione del brano potresti tagliarla a fette tanto è spessa. Il coro che irrompe a metà è profondo e si amalgama perfettamente con l tonalità della voce di Cave. Un brano in crescendo, un inizio bellissimo.

Far From Me da Boatman’s Call è introdotta dalle note di un piano dolente, presto raggiunte da quelle di un violino sognante. Questa volta la melodia, seppur non precisa, c’è, ma sono i suoni quelli che ti catturano e ti portano via per almeno tre minuti, lontano da dove non vorresti più tornare.

Da Your Funeral… My Trial arriva Stranger than Kidness, un brano un po’ più ritmato dei precedenti con le spazzole della batteria in evidenza a donare un tocco lieve asll’insieme che, dagli applausi, risulta essere assai apprezzato dal pubblico.

The Mercy Seat tratto da Tender Prey del 1988 è solo piano e voce, all’inizio. Indolente, lenta, sprizza soul (nel senso etimologico della parola) da tutti i pori, sino quando il violino di Warren Ellis (già coautore di Lawless) più dolente che mai crea un sottofondo perfetto. Un viaggio di circa 5 minuti nei malesseri dell’anima e del cuore. Toccante.

Ugualmente toccante è And No More We Shall Apart, title track di un album del passato, è un’altra ballata lenta, lirica, decadente, che ti colpisce dritto al cuore. Solo piano e voce all’inizio poi qualche suono in più, una seconda voce e l’effetto è assicurato.

Un basso pulsante introduce Wide Lovely Eyes, tratta da Push the Sky Away, vibrante, tesa, attraversata da un sottile filo di inquietudine evidenziato dal coro in sottofondo. Suoni perfetti che rendono l’esecuzione di grande bellezza. Mi ricorda qualcosa delle atmosfere di Coney Island Baby di Lou Reed.

Mermaids, ancora da Push the Sky Away, è nobilitata da un assolo di chitarra probabilmente dello stesso Cave o di Ellis e comunque di chi sa come toccare le corde dell’animo, ma soprattutto è caratterizzata da una di quelle melodie che fai fatica a toglierti dalla mente.

People ain’t no Good è pure tratta dall’ultimo album di studio ed è una ballata struggente, con le parole scandite e, forse, un vibrafono che sottolinea alcune parti in sottofondo sino a che il violino di Warren Ellis interviene dando ulteriori emozioni ad una brano che già ti prende l’anima.

E così arriva la mia preferita di tutte, Push the Sky Away, sontuosa, profonda, con quell’organo posto all’inizio del brano che sa tanto di sacro e la voce che scandisce ritmicamente le parole (Keep on Pushin’, keep on Pushin’). Lenta, lentissima ma bellissima, con il basso che detta un ritmo che ritmo non è. Un colpo al cuore, ecco cosa è questa canzone.

Mi sono appena ripreso ed ecco arrivare Jack the Ripper e con lei il ritmo, la visceralità che eravamo abituati a riconoscere in Nick Cave. Così, senza che te lo aspetti, a terminare un disco bellissimo che chiude un anno musicale che, in verità, non ci ha regalato granché.

DA SCARICARE (se proprio non volete ascoltare tutto il disco):

Push the Sky Away

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Nick Cave – Push the Sky away

Lou Reed – Coney Island Baby

Marianne Faithfull – Broken English

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    Bellissimo disco, ben suonato e pervaso da atmosfere cupe, tenebrose. Bellissima per me Mermaids, la chitarra ti strappa il cuore e ci sarebbe stata benissimo la Jubilee Street di Push the Sky Away. Comunque gran disco, bravo B.G.

  2. Scritto da Fabio Spaterna

    Ottima recensione! Però da grande fan volevo segnalare che People ain’t no good è tratta da The Boatman’s call e non dall’ultimo disco

    1. Scritto da B.G.

      Grazie Fabio della segnalazione che è corretta. Un caro saluto e buon anno. B.G