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‘Una sonda per le valanghe Così abbiamo trovato il corpo dello speleologo’ fotogallery

Andrea Gigliuto, 35 anni, responsabile della IX Delegazione del Soccorso Alpino, ha coordinato i soccorsi per recuperare il corpo senza vita di Gianluca Girotto, il 46enne di Aosta, precipitato in un torrente nella grotta di Tacchi di Zelbio, a Como.

"Abbiamo utilizzato una sonda, la stessa che usiamo in caso di valanga. Così abbiamo individuato il corpo di Gianluca Girotto. Era a pochi metri, forse due, dal punto dove era scivolato, ma l’acqua del torrente in piena lo aveva completamente sommerso". E’ il racconto di Andrea Gigliuto, 35 anni di Stezzano, responsabile della IX Delegazione speleologica del soccorso alpino. Per ore ha coordinato le operazioni di soccorso e di recupero del corpo del 46enne di Aosta, uno speleologo conosciuto ed esperto, che è scivolato nel torrente in piena nella grotta di Tacchi sui monti di Zelbio, in provincia di Como.

"Lo abbiamo individuato a un metro sotto il livello dell’acqua nel torrente sotterraneo, poco distante da dove era stato visto precipitare – continua Gigliuto -. Era un esperto, un bravo speleologo, è stata proprio una fatalità". Nel cercare di ricostruire la dinamica dell’incidente, Gigliuto spiega: "Tra le ipotesi è che abbia perso conoscenza subito, forse per un urto contro un masso e poi sia annegato".

Quando avete capito che le speranze erano appese ad un filo?

"Il torrente era in piena, l’unica speranza era che il corpo di Gianluca fosse stato trascinato in una grotta con un po’ d’aria più avanti, anche se il percorso del corso d’acqua è una frana tra due blocchi di pietra. Devo dire che i compagni di Girotto, vista la loro esperienza, sono stati bravissimi e hanno dato subito l’allarme. Erano scossi, ma allo stesso tempo molto attenti a tutte le fasi per la ricerca e poi per il recupero di Girotto. Insieme ad una cinquantina di tecnici abbiamo lavorato tutta la notte, fino a quando non abbiamo portato fuori dalla grotta il cadavere di Girotto".

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