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Storia della televisione 60 anni fa la rivoluzione che cambiò l’Italia

Domenica 3 gennaio 1954 dagli studi del Centro di Produzione RAI di Corso Sempione a Milano l'annuncio di Fulvia Colombo diede il via alla storia della televisione italiana.

In principio era la radio. Poi apparve un viso, quello di Fulvia Colombo, e attraverso il suo sorriso dolce questa frase entrò nelle case degli italiani: ”La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”.

E così il 3 gennaio 1954 è la data ufficiale che segna l’inizio delle trasmissioni regolari, i primi esperimenti, infatti, sono databili già al 1929.

La rivoluzione ebbe così inizio in quella domenica di gennaio che vedrà la nascita anche del primo Telegiornale (alle 20,45) seguito poi dal primo talk show, Teleclub, e da “La Domenica Sportiva” che è quindi da considerare il programma più longevo della televisione italiana ma non il primo che infatti fu ”Arrivi e Partenze” che andò in onda alle 14,30: a fare gli onori di casa Armando Pizzo e un giovane Mike Bongiorno, già perfettamente a suo agio nel ruolo di intervistatore e intrattenitore sotto la regia di Antonello Falqui.

Le trasmissioni, in bianco e nero, caratterizzavano una programmazione che iniziava alle 12 e finiva all’incirca alle 23. Ancora non si immaginava che di lì a poco la programmazione sarebbe esplosa in palinsesti infiniti che avrebbe trovato posto anche su altri canali televisivi nuovi e diversi dal primo “Programma Nazionale”, oggi Rai1, lanciato proprio 60 anni or sono. Fu la prima volta della TV nella casa degli italiani ma in realtà le case erano ancora poche; la TV infatti era un bene per le famiglie più facoltose.

Ma la diffusione del nuovo servizio non si fece attendere. Dopo un periodo sperimentale, già nei primi mesi dell’anno gli abbonati erano 24 mila, diventati poi 88.118 a dicembre del ’54, quando i ripetitori erano 9 e gli studi televisivi 8 (5 a Milano, 2 a Roma, 1 a Torino).

Ci vollero quattro anni per superare il milione, e in dieci anni i milioni di abbonati erano cinque. Nel giro di pochi anni, insomma, la "spaventosa macchina" della tv – come la definisce nei giorni dell’esordio il giornalista Luigi Barzini – scatena tutto il suo fascino e il suo potere sugli italiani. Parole profetiche, quelle di Barzini: "Tra breve, senza dubbio, l’apparecchio sarà letteralmente ovunque, dove ora sono radio-riceventi , in parrocchia, nello stabilimento di bagni, nelle trattorie, nelle case più modeste. La capacità di istruire e commuovere con l’immagine unita alla parola e al suono è enorme.

Le possibilità di fare del bene o del male altrettanto vaste. L’Italia sarà in un certo senso ridotta ad un paese solo, una immensa piazza, il foro, dove saremo tutti e ci guarderemo tutti in faccia. Praticamente la vita culturale sarà nelle mani di pochi uomini". E oggi la “spaventosa macchina” dopo aver caratterizzato la vita culturale dell’intero paese è nel bel mezzo del dibattito riguardante il proprio futuro: ancora non sappiamo se sopravviverà all’era di Internet o meno, ma nel frattempo continua a farci compagnia.

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