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L’autore bergamasco Enrico Biava ricorda l’astronomo Halton Arp

Biava, che nel 2009 ha scritto la prefazione dell’edizione italiana del libro di Arp, “Seeing red”, ricorda l’astronomo statunitense scomparso venerdì 28 dicembre a Monaco di Baviera.

Per il mondo dell’astronomia il 2013 si è concluso con un importante lutto: venerdì 28 dicembre, a Monaco di Baviera è morto l’astronomo statunitense Halton Arp.

Osservatore appassionato e attento, rigoroso e critico, Arp è stato uno dei protagonisti principali del dibattito contemporaneo sull’origine e l’evoluzione delle galassie nell’universo. Si è distinto, in modo particolare, per la critica alla teoria del Big Bang e dell’espansione dell’universo, andando controcorrente rispetto alle tradizionali concezioni nell’ambito scientifico e astronomico. Nel corso della sua lunga carriera ha scritto diverse pubblicazioni, tra cui “La contesa sulle distanze cosmiche e le quasar” e, nel 2009, “Seeing red – L’Universo non si espande”, entrambi editi Jaca Book. L’edizione italiana di quest’ultima opera è stata curata da Alberto Bolognesi e dal bergamasco Enrico Biava, che ne ha scritto anche la prefazione.

Abbiamo intervistato Enrico Biava per chiedergli un suo ricordo di Halton Arp: la riportiamo qui di seguito.

Prima di tutto, le chiedo un suo pensiero sulla figura di Arp.

Arp è stato senz’altro uno dei più importanti astronomi osservativi del secolo. Dopo la morte di Hubble avvenuta nel 1953, Arp parallelamente a Sandage e De Vaucoulers è colui che ha portato i maggiori contributi allo sviluppo della scienza astronomica. Se Sandage e De Vaucoulers hanno intrapreso una via più propriamente ortodossa, Arp compilando all’inizio della sua carriera l’Atlante delle galassie peculiari e poi studiando il fenomeno dei redshift anomali si è trovato a lavorare in una terra mai prima esplorata. Lo studio dei redshift anomali, vale a dire l’individuazione di galassie o quasar con alto spostamento verso il rosso nelle righe dei loro spettri connessi ad altre galassie con basso spostamento verso il rosso, ha portato Arp a dubitare in modo radicale dell’interpretazione canonica dei redshift. Secondo Arp il redshift degli oggetti extragalattici è essenzialmente di natura intrinseca. Egli avvalendosi della teoria della "massa variabile e della gravità conforme" elaborata da due importanti astrofisici come Hoyle e Narlikar è giunto alla conclusione che il redshift indichi l’età dell’oggetto cosmico e non sia dovuto all’espansione dell’universo. Quanto più un oggetto è spostato verso il rosso tanto più è giovane. La ricerca di Arp ha iniziato a dare molto fastidio all’establishment cosmologico perchè metteva in crisi la teoria del Big Bang. La situazione precipitò all’inizio degli anni ottanta fino a diventare un vero e proprio caso mediatico. Tutti i giornali degli Stati Uniti parlarono del "caso Arp". In particolare il "Los Angeles Times" il giorno 15 febbraio 1982 riportava in prima pagina la notizia dell’estromissione del famoso astronomo dall’Osservatorio astronomico di Monte Palomar . Che cosa era successo?

La commissione che assegnava il tempo di osservazione dell’Osservatorio di Monte Palomar che allora era il più importante al mondo, negò al famoso scienziato il tempo osservativo. La situazione fu veramente grottesca. L’uomo che aveva dato il nome a moltissime galassie non avrebbe mai più potuto osservarle. Vorrei ricordare soprattutto ai lettori più giovani che non erano ancora nati nel 1982 che molte galassie in cielo portano il nome di Arp. Abbiamo infatti Arp 161, Arp 176, Arp 209 ecc. Vi sono in totale trecentotrentasei galassie che portano il suo nome. Le forti proteste di parte dell’opinione pubblica statunitense ed europea non fecero cambiare opinione alla commissione che assegnava il tempo di osservazione ed Arp intorno alla metà degli anni ottanta approdò a Monaco di Baviera presso il Max Planck Institut fuer Astrophysik. A Monaco non lavorò più con telescopi ottici ma con telescopi orbitanti che operano nelle alte energie.

Ha conosciuto Arp anche personalmente. In quale occasione vi siete incontrati?

Ho avuto il piacere di conoscerlo per la prima volta ad Asiago nel 2001 e poi negli anni successivi ci siamo visti più volte e ci siamo tenuti in contatto via posta elettronica.

Nel 2009 ha curato la presentazione del libro “Seeing red – L’universo non si espande”, scritto da Arp. Cosa ha rappresentato per lei questa esperienza? Che tipo di lavoro era stato svolto alla base dell’opera?

Nel 2009 andai a trovarlo a casa sua a Monaco e poi lui fu così gentile da accompagnarmi nel suo ufficio dove lavorava al Max Planck e li parlammo dell’edizione italiana del suo libro intitolato "Seeing red" che sarebbe poi uscita in quell’anno curata da me e dall’amico Alberto Bolognesi. Nel suo ufficio mi fece vedere le cose su cui stava lavorando. Quell’esperienza mi fece maturare sia dal punto di vista scientifico che soprattutto umano.

In modo particolare, quali osservazioni e interpretazioni di Arp hanno trovato la sua condivisione?

Le osservazioni di Arp, in particolare l’Atlas of peculiar galaxies, sono ormai patrimonio della scienza. Condivido l’interpretazione che lui ha dato dei redshift.

Come le osservazioni di Arp hanno cambiato l’astronomia?

Grazie ad Arp, oggi sappiamo che il redshift delle galassie ha una spiegazione alternativa a quella dominante e gli astronomi più avveduti iniziano a pensare che l’universo sia qualcosa di molto diverso dall’interpretazione data da Hubble negli anni venti e trenta.

Paolo Ghisleni

Nella fotografia, scattata da Randall Meyers, Halton Arp (a destra) insieme a Enrico Biava (a sinistra).

Commenti

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  1. Scritto da DB

    DA NON PUBBLICARE: per la redazione: potreste verificare un mio commento di qualche giorno fa che non vedo pubblicato? grazie mille

    1. Scritto da Redazione Bergamonews

      Scusi, l’abbiamo pubblicato per poterle rispondere: il suo commento non c’è, o non è mai arrivato o è stato censurato (ma succede solo se si insulta qualcuno)

  2. Scritto da Samuele G

    Grazie Bg News per questo articolo di grande interesse culturale! E grazie a Enrico Biava per la bella e dettagliata testimonianza.

  3. Scritto da Caroline L. H.

    Meno male che c’è stato qualcuno di grande che non si è bevuto la propria capacità critica insieme con la shakerata di incongruenze del modello standard: la singoilarità iniziale, l’espansione inflattiva, il multiverso, il bosone di Higgs, l’attrazione gravitazionale, la formazione della Terra e dei pianeti …..

  4. Scritto da ernesto

    Grazie Enrico per le tue parole. Se fosse stato per i giornali italioti (specializzati e no) sarebbe passata sotto silenzio la scomparsa di uno dei più grandi scienziati del XX secolo

  5. Scritto da Cinzia

    Halton Arp è stato veramente un grande.
    Enrico Biava spiega molto chiaramente chi fu e cosa fece e invoglia ad approfondire l’argomento.