Da Breno a Palermo in handbike per Borsellino "Impresa indimenticabile" - BergamoNews
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Da Breno a Palermo in handbike per Borsellino “Impresa indimenticabile”

Mauro Bernardi, accompagnato da quattro amici disabili, ha compiuto la grande impresa di raggiungere via D'Amelio a bordo della propria handbike: "Un'avventura splendida nata dall'idea di Mirco Bressanelli per celebrare il ventennale della Polisportiva Disabili Valcamonica e ricordare un grande italiano".

Carissimi amici di BgNews, come promesso, in questo articolo vi racconterò l’avventura vissuta con Giordano e altri quattro amici disabili durante l’estate del 2012.

Io, Giordano, Mirco, Mario e Alessandro, atleti con disabilità motoria, il 6 luglio 2013 siamo partiti da Breno, paese della Valle Camonica dove a sede la Polisportiva Disabili Valcamonica di cui facciamo parte, a bordo delle nostre handbike e Manuele, atleta non vedente, a bordo del suo Tandem in direzione… Palermo. L’idea, di Mirco Bressanelli, è nata nel momento in cui la nostra polisportiva festeggiava il ventennale di fondazione, e vista l’importanza dell’evento, bisognava organizzare qualcosa che fosse all’altezza. Nello stesso anno, purtroppo, cadeva il ventesimo anniversario di un evento drammatico, la strage di via D’Amelio a Palermo in cui moriva il giudice Paolo Borsellino e 5 agenti della scorta: il caposcorta Agostino Catalano e gli agenti Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni. Quindi Mirco, decise, insieme al direttivo della polisportiva, di organizzare una staffetta per onorare i due eventi, partendo il 6 luglio 2012 dalla sede della polisportiva, Breno e arrivando in via D’Amelio, proprio il giorno dell’anniversario della strage, il 19 luglio 2012.

La staffetta battezzata "A Ruota Libera" è stata supportata dagli amici del presidio di "Libera Valle Camonica" intitolata a Ida e Nino Agostino, vittime di mafia, e dagli amici e volontari della Polisportiva Disabili Valcamonica.

Tre pulmini, tre camper, 5 handbike, un tandem e un gruppo di amici accumunati da un ideale comune, hanno percorso quasi 2.000 chilometri attraversando 7 regioni del nostro meraviglioso paese. Le tappe dell’avventura: Breno – Castiglione delle Stiviere – San Giovanni in Persiceto – Scandicci – Abbadia San Salvatore – Formello – Pomezia – Sessa Aurunca – Eboli – Scalea – Vibo Valentia – Milazzo – Pollina – Aspra – Palermo.

Inizialmente abbiamo percorso le prime tappe tutti insieme, pedalando e chiacchierando ci godevamo il paesaggio, poi dalla tappa di Scandicci abbiamo deciso, per motivi di stanchezza fisica, di coprire i chilometri assegnati ad ognuno, equamente divisi. Da parte mia è stata molto dura, sia a livello dello sforzo fisico sia emotivo, dato che a casa c’erano Pietro e Claudia che mi aspettavano. Nelle varie tappe abbiamo avuto il supporto di gruppi di ciclisti che ci "scortavano" e ci guidavano nei percorsi più adatti e meno trafficati.

Le emozioni si susseguivano, tappa dopo tappa…. A Castiglione delle Stiviere abbiamo chiacchierato con don Luigi Ciotti, presidente di Libera, a Formello ci ha accolto la banda del paese, abbiamo conosciuto e siamo rimasti affascinati dai racconti di Rita Borsellino nei quali descriveva la vita del fratello Paolo, siamo stati ospiti dei vari presidi di Libera, abbiamo conosciuto persone fantastiche che attraverso il loro coraggio hanno denunciato e hanno combattuto contro la mafia, tante, troppe emozioni… fantastiche.

La mattina del 19 luglio 2012, abbiamo fatto il nostro ingresso in via D’Amelio, a bordo delle nostre handbike. Gli occhi lucidi, la stanchezza nelle braccia e il cuore pieno di soddisfazione per aver compiuto un’impresa ricca di diversi significati e di veri valori.

Un’avventura come questa non l’ho mai vissuta e sono sicuro che resterà nel mio cuore e nella mia storia.

Nel prossimo articolo leggerete i dettagli di una nuova ed epica impresa direttamente da chi, "A ruota Libera" l’aveva sognata per primo: Mirco Bressanelli, quest’estate a percorso che collega simbolicamente due realtà accumunate da una triste vicenda: la diga del Gleno e la diga del Vajont.

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