Quantcast
House of cards: web series shakespeariana, antidoto al populismo - BergamoNews
Crossmedia

House of cards: web series shakespeariana, antidoto al populismo

Un thriller politico che offre una prospettiva disincantata e iper-realistica sulle dinamiche del palazzo, con dialoghi e intreccio dall’eco shakespeariano: questo è House of cards, prima serie WebTv.

di Ivan Leoni

In queste convulse giornate di forconi in piazza, nuova guardia che avanza e vecchia che resiste si consiglia caldamente la visione dell’intera stagione di House of cards, thriller politico che offre una prospettiva disincantata e iper-realistica sulle dinamiche del palazzo.

L’attualità della serie risiede infatti nel mettere in scena quel complicato groviglio di ambizioni personali e interessi economici che dà origine all’esercizio del potere. E lo fa con una scrittura che raggiunge vette contenutistiche e stilistiche inimmaginabili, da far ricredere anche i più scettici detrattori di questo mezzo espressivo: è quasi sin troppo facile, infatti, trovare nei dialoghi e nell’intreccio di questa serie un’eco shakespeariano ai coniugi Macbeth o al Riccardo III.

Il castello di carte diretto da David Fincher – già regista di Fight Club – non indulge nell’utopia e non si abbandona ad alcuna missione civilizzatrice. Come Macbeth, è una narrazione fosca, cruenta, che fa sembrare quasi farseschi gli psicodrammi e le nevrosi della politica nostrana. Le categorie di male e bene non sono categorie morali che orientano l’agire del navigato politico Frank Underwook (interpretato dal granitico Kevin Spacey) e della moglie Claire (cupa e multidimensionale recitazione di Robin Wright): a Beau Willimon, autore della serie, non passa neanche lontanamente per l’anticamera del cervello di parlare ad uno spettatore così ingenuo da credere ancora che le decisioni politiche vengano prese sulla base di una presunta virtù etica o del bene comune. Non scherziamo, dai.

Quello che ci viene suggerito è che bene e male sono solo opzioni percorribili a seconda dell’interesse contingente del politico di turno – giovane o vecchio, who cares? – o del gruppo di potere che rappresenta. Quello che ci viene chiaramente dimostrato è che la natura del potere contemporaneo risiede, in ultima analisi, in quest’unica abilità: creare un equilibrio fra secondi fini contrapposti e costruire sante alleanze utilitaristiche, nascondendo il tutto dietro ai grandi temi sociali dati in pasto ad un’opinione pubblica ammansita.

Un simile ribaltamento di prospettiva del senso comune lascia lo spettatore con una scomoda sensazione di disagio: perché è difficile accettare l’idea che in una moderna democrazia le decisioni in materia di prelievo fiscale, sanità, istruzione e politica estera siano solo l’esito incidentale di poste in gioco indecifrabili (o giù di lì) per gli sprovveduti interessi dell’elettore "medio".

Quello che House of cards vuole iniettare nelle vene degli spettatori è una sana dose di disillusione, utile per non abbandonarsi fra le braccia di novelli imbonitori di qualsivoglia colore ed età – ogni riferimento a fatti o episodi di cronaca NON è puramente casuale.

Per farlo usa il volto scolpito di Kevin Spacey che guarda cinicamente in camera e fissa lo spettatore, anticipandogli le mosse che sta per compiere. Ma anche la complessa personalità della moglie Claire, algida Lady Macbeth interessata al potere politico non più inteso come strumento per il successo materiale, ma come raffinatissimo esercizio intellettuale, capace di sublimare anche il desiderio di maternità.

Per inciso: House of Cards non viene trasmessa da alcuna rete televisiva, ne in chiaro ne a pagamento, è la prima serie webTV, distribuita dalla piattaforma online Netflix per 100 – si, cento – milioni di dollari. Anche per questa ragione è destinata a rivoluzionare in modo radicale il paesaggio della serialità e, probabilmente, delle produzioni televisive tout court.

Insomma, trovate il modo per guardarvi queste tredici puntate perché siamo di fronte alla prima narrazione davvero crossmediale. E ad un efficace antidoto contro il populismo 2.0: se ne consiglia la somministrazione ad un pubblico adulto. Tenere lontano dalla portata dei “bambini”.

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
leggi anche
Serie tv, è boom in tutto il mondo
Crossmedia
Da feuilleton a pop culture Il serial televisivo tra successo e qualità
Dexter, venerdì l'atteso finale della serie(Randy Tepper - Showtime)
Crossmedia
Dexter alla resa dei conti Venerdì l’ultima puntata: sarà redenzione?
The Newsroom, la serie su Rai Tre sarà la rivelazione della stagione
Crossmedia
L’originalità paga The Newsroom rivelazione della stagione televisiva
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI