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Fusione contro identità contrasto pretestuoso per non cambiare niente - BergamoNews
Mini comuni al voto

Fusione contro identità contrasto pretestuoso per non cambiare niente

Si vota in 7 Comuni della Bergamasca. E si vota per sapere se far fusione o restare allo “status quo”, se entrare nel futuro o non uscire dal presente. I magnifici sette sono: Covo e Fara Olivana con Sola e Isso; Gerosa con Brembilla e Valsecca con S. Omobono Terme.

di Agrifoglio

Si vota in 7 Comuni della Bergamasca. E si vota per sapere se far fusione o restare allo “status quo”, se entrare nel futuro o non uscire dal presente.

I magnifici sette sono: Covo e Fara Olivana con Sola e Isso; Gerosa con Brembilla e Valsecca con S. Omobono Terme.

Quale sarà la partecipazione? Come la penseranno i cittadini?

Forse un tema così sensibile e con rischio di acute orticarie avrebbe meritato un approccio più coinvolgente e un’informazione più curata e capillare. Ma è inutile piangere su ciò che non è stato, ora aspettiamo il risultato.

Il tema, tuttavia, non è di quelli che potranno essere riposti nel cassetto, con buona dose di naftalina, per esservi conservato, chissà per quanto.

Il futuro imporrà alcune scelte e non si potrà giocare sempre, all’infinito, con la tattica antica del gioco a cascata, per effetto del quale tocca sempre a qualcun altro cominciare con la rinuncia o con il sacrificio.

Da noi vale la clausola – sacrosanta, intangibile e intoccabile – che viene brandita come una spada: “Va bene tutto, purché non nel mio giardino”.

Vogliamo la modernizzazione, che trascina con sé qualche inevitabile conseguenza, ma non vogliamo pagare alcun pedaggio.

Tocca sempre agli altri, a qualcun altro.

Si deve risparmiare sulla spesa pubblica? che comincino quelli di Roma.

Bisogna accorciare i percorsi, rendere più efficiente la macchina della burocrazia, approfittando anche di quanto offre una tecnologia sempre più avanzata? E perché dovremmo essere noi a fare le cavie? Vadano in Regione, sì ce ne sono di rami secchi da tagliare… una foresta. Anzi, lì, come a Roma, si annida la corruzione.

Dice qualcosa il fatto che più della metà dei 20 parlamentini regionali in Italia sono sotto inchiesta per spese gonfiate, per scontrini di rimborsi che gridano vendetta?

Si vogliono tagliare le Province, le Prefetture, i Tribunali, ecc. Si progetta ma non si conclude, perché puntualmente c’è un’insurrezione.

Nessuno tocchi i Comuni, né piccoli né medi né grandi. I Comuni devono essere risparmiati perché sono il primo gradino sulla scala del rapporto tra cittadino e istituzioni. E subito dopo le Province.

Dunque non si può cominciare a tagliare da nessuna parte e la “revisione della spesa”, la famigerata “spending review” attenderà all’infinito, tra promesse e parole.

L’ex-sindaco di S. Omobono ed ex-consigliere regionale della Lega, Giosuè Frosio ha detto senza giri di parole che Valsecca, dunque, per estensione, tutti i piccoli Comuni, non devono essere toccati: in nome della storia, dell’identità, dell’appartenenza, ecc. ecc.

A poche decine di km da qui, da Chiasso in su, in un Paese – la Svizzera – che è da sempre l’icona del localismo, da anni sono in corso le fusioni comunali, dette anche aggregazioni. Nel Cantone Ticino c’erano Comuni di 28 (sì, 28) abitanti, c’erano Valli con grappoli di Comuni che non arrivavano al centinaio di abitanti. Il Cantone (cioè lo Stato) ha imposto una nuova geografia, che è tuttora in fase di trasformazione.

Il ministro leghista che presiede a questa svolta storica è Norman Gobbi.

Il Ticino, che fino a non molto tempo fa contava 250 Comuni è già sceso a quota 135 e ora, con una riforma epocale, si vuole scendere a quota 23. Il più popoloso sarà Lugano con 92 mila abitanti.

Ne rimarranno solo due di mille abitanti, Verzasca e Onsernone, dopo la fusione dei loro piccoli Comuni (si tratta di valli discoste e periferiche). Nel mezzo, tre Comuni – Bellinzonese, Locarnese e Mendrisiotto – con 50 mila abitanti. Il tutto è previsto entro il 2020.

Norman Gobbi, responsabile delle Istituzioni, intelligente esponente della Lega, chiede ai cittadini: “Che Comuni sono quelli che continuano a chiedere aiuto allo Stato per adempiere ai loro doveri? Che Stato è quello che continua a chiedere contributi ai Comuni per salvare parzialmente le sue finanze?”.

Giriamo le domande a quanti in nome dell’identità non vogliono sentire altre ragioni.

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