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Marco Malvaldi a Ranica: “Il giallo è un pretesto, io dipingo gli attori”

Al quarto appuntamento del festival dei narratori Presente Prossimo il pubblico incontra Marco Malvaldi al Teatro del Borgo a Ranica, autore dei celebri gialli ambientati nella cittadina toscana di Pineta.

Al quarto appuntamento del festival dei narratori Presente Prossimo il pubblico incontra Marco Malvaldi al Teatro del Borgo a Ranica, autore dei celebri gialli ambientati nella cittadina toscana di Pineta. L’ultimo della serie, “La carta più alta”, vede il barista Massimo alle prese con un cold case, caso freddo, avvenuto nel passato. Tale artificio letterario gli ha permesso di continuare la serie senza “dover ammazzare tutti gli abitanti di Pineta”.

Massimo, costretto al letto d’ospedale, comincia le indagini sul caso con sole carta e penna, così per buona parte del libro la trama stringente tipica del giallo passa in subordine: “Il giallo è un pretesto fin dal primo libro, le trame non sono il mio forte, a me piace dipingere i personaggi”.

I cari “vecchietti del BarLume”, una sorta di coro tragico che commenta dal di fuori le varie vicende di tutti i suoi gialli, “sono un po’ la mia famiglia. Uno di loro, Ampelio, è il mio nonno reale, ma ho dovuto edulcorarlo. Varisello di nome, era la punta dell’iceberg di quell’ammasso di disordine organizzato che è la mia famiglia. Lui la buona educazione aveva deciso di lasciarla da parte, un giorno ebbe il coraggio di rimproverare al vescovo il crocefisso d’oro che portava al collo durante una cerimonia”.

Libro preferito della giovinezza è “Il barone rampante” di Italo Calvino: “Da bambino mi facevo un sacco di promesse che non mantenevo, e quel libro ha fatto esattamente quello che deve fare la letteratura, mostrarti le vite che non potrai mai vivere, quel bambino che si arrampica sulla casetta sull’albero e riesce a rimanerci per tutta la vita”.

“Mentre ai gialli mi sono appassionato tardi, mio padre li considerava cose da non leggere, finchè un giorno, ero a casa di mio zio, ho scoperto uno scaffale intero di gialli di mio padre adolescente”. Se per caso vi viene voglia di piccante, però, non rivolgetevi a Malvaldi: “Nei miei libri non ci sono passioni violente. Cerco di controllarmi il più possibile, tutte le volte che son stato preda di passioni violente l’ho sempre presa in quel posto”.

Del 2012 è invece un saggio con Roberto Vacca “La pillola del giorno prima”, un lavoro di pausa dal giallo per Malvaldi, che spiega come da alcuni errori logici nascano enormi paure sociali, ad esempio il principio di precauzione, per cui compiamo costantemente gesti profilattici più pericolosi del rischio in sé concernente l’azione.

E poi racconta di quando fu malato di ipocondria: “Volevo chiarire che scrivevo cose di cui sono profondamente convinto e quando devi convincere una persona delle tue azioni devi mostrarti per come sei. Mio padre era un medico universitario di quelli che non hanno mai messo mani su un malato. Precisino da far paura, bastava un niente per fargli credere che io fossi malato, anche se magari ero solo tornato a casa ubriaco la sera prima”.

Ne “La pillola del giorno prima” si fa anche dell‘ironia, bersaglio: Lourdes e le guarigioni dei miracolati. “Se credi in qualcosa non puoi tentare di giustificarla in maniera scientifica, oggi la scienza sa tante cose e non è certo detto che tutto quello che si sa sia tutto quello che basti per risolvere i problemi. Ma tentare di spiegare le guarigioni in modo scientifico è illecito, i due piani non si possono mescolare”.

Altra analisi illuminante: in molti casi le nostre scelte sono aiutate dall’ignoranza. A cervello spento si attiva l’intuizione, che ci fa entrare in contatto diretto con la realtà, tramite gli automatismi che sono registrati nel cervelletto, da cui peschiamo ogni volta che dobbiamo scegliere i vestiti o guidare, ma non solo: di fronte a un quesito l’intuizione lavora sulle nostre esperienze passate e senza che noi ce ne rendiamo conto ci fornisce la risposta più plausibile.

Da ultimo, è quasi ora di cena, scopriamo la passione di Malvaldi per il cibo: “Mi piace molto mangiare, aumenterei i pasti a otto al giorno. Quando mangio riesco a pensare solo a quello. Ma non fatemi vedere la cucina molecolare, la cucina è buona quando è autentica, non è possibile sedersi al ristorante e dover incidere con un bisturi una coppa di alluminio che contiene del liquido che ti assicurano essere albume d’uovo. Non andateci se non volete essere derubati. Attenzione anche all’azoto liquido, che comincia ad andare di moda per fare i gelati, da chimico posso dire che se finisce sul dito ve lo fa diventare un cubetto di ghiaccio e va in frantumi alla prima botta. Mi piace mangiare di tutto ma non sono per la sofisticazione alimentare”.

Viola Carrara

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