La recensione

“In solitario”, immagini suggestive e tanto miele nel film sulla Vendèe Globe

Il nostro Pap promuove il film di Christophe Offenstein "In solitario": belle immagini e una buona dose di miele aggiunto che può piacere, con un finale che vale il prezzo del biglietto.

Titolo: In solitario

Regia: Christophe Offenstein

Genere: Drammatico, avventura

Durata: 96’

Attori: François Cluzet, Samy Seghir, Virginie Efira, Guillaume Canet, Karine Vanasse,Arly Jover, José Coronado, Dana Prigent, Jean-Paul Rouve, Guillaume Nicloux.

Voto: sei/sette; tanto sale, tanto miele.

Attualmente in visione: Conca Verde Bergamo, Uci Curno

Siamo a Les Sables-d’Olonne nella Vandea francese, da qui parte la Vendèe Globe, prestigiosa regata che circumnaviga il globo in solitaria. Mesi e mesi di navigazione in compagnia del mare e di tutto il bene ed il male che le onde portano in omaggio, soprattutto quelle delle acque antartiche. Yann Kermadec (François Cluzet) ha l’occasione della vita: un infortunio al primo skipper incaricato per affrontare la competizione, fratello della sua attuale compagna Marie, gli offre la possibilità di affrontare gli oceani e l’avventura ha inizio. A 57 anni suonati è veramente un’occasione incredibile e Yann sembra affrontarla con determinazione e molta professionalità. A casa una figlia che vive con tristezza la separazione dal papà, coccolata da Marie e dalle foto di splendidi tramonti che arrivano da mezzo mondo via ipad (spot ininterrotto compreso). Premiere problème, guasto tecnico che costringe l’imbarcazione alla sosta alle Canarie. Deuxième problème, la gara deve essere condotta dall’inizio alla fine in solitaria, ma a bordo c’è una sorpresa di sedici anni che di nome fa Mano Ixa. Troisième et dernière question: butto in mare l’ospite, lo faccio sbarcare perdendo tempo, lo consegno di nascosto al mio amico, vinco e faccio finta di nulla o perdo e affronto l’uomo che c’è in me?

E bravi questi francesi che con l’aiutino della Apple riescono a confezionare un film girato interamente in barca per due anni, con sforzi di produzione e di regia degni di un colossal statunitense. En solitaire (a scanso di equivoci google ha un traduttore da sogno) ci racconta l’impresa sportiva con immagini incantevoli a varie latitudini e situazioni climatiche ai limiti dell’impossibile. Soprattutto descrive tutte le sfaccettature dell’animo umano che si trova continuamente nella situazione di dover scegliere nuove e sconosciute opzioni. Strategia di conduzione dell’imbarcazione, decisione di cosa fare del ragazzo, gestione dei collegamenti con l’armatore e la stampa, comunicazione con la famiglia ed in particolare con la figlia in ansia per il suo papà in mezzo al mare che tutti descrivono come un eroe ma per la piccola è solo lontano dal cuore. Infine la grande scelta finale dove la decisione vale una reputazione e l’occasione di una vita è sul piatto della bilancia con la propria coscienza.

In solitario regge per le belle immagini e una buona dose di miele aggiunto che può piacere. Film sconsigliato a chi non sopporta le buone notizie ed il mal di mare. Musica che fa il suo dovere cullando i sogni e inasprendo la solitudine con una Knockin’ on Heaven’s Door finale del poeta solitario che da sola basterebbe a dare un senso al costo dell’ingresso.

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