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La recensione

“L’ultima ruota del carro” Una vita da mediano ma non è poco: da vedere

Il nostro Pap plaude Giovanni Veronesi e il suo ultimo film che profuma di qualità. "L'ultima ruota del carro": la storia di Ernesto Fioretti (Elio Germano), romano de Roma...

Titolo: L’ultima ruota del carro

Regia: Giovanni Veronesi

Genere: commedia, drammatico

Durata: 113′

Attori: Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Virginia Raffaele, Ubaldo Pantani, Massimo Wertmuller, Maurizio Battista, Francesca Antonelli, Francesca D’Aloja, Sergio Rubini, Alessandro Haber

Voto: sette, delicato, dolce e amaro.

Attualmente in visione: Conca Verde Bergamo, Uci Curno, Ariston Treviglio, Cinestar Cortenuova, Il Borgo Romano di Lombardia.

Questa è la storia di uno di noi, nato per caso a Roma. Nome Ernesto, cognome Fioretti (Elio Germano), figlio di un tappezziere, tifoso della Roma, segni particolari: cittadino onesto.

Per questo è segnalato a vista da tutto il mondo che lo circonda cominciando dai parenti, suocero in testa, che lo sponsorizza al posto fisso con la complicità del solito funzionario compiacente.

Peccato che il lavoro di cuoco in un asilo non si sposi benissimo con il giovane romanista , incapace di friggere un uovo, basito da una cotoletta. Durerà poco e sarà il leggendario Bruno Conti insieme all’Italia mundial a dare la grinta decisiva per iniziare una nuova vita.

Nel corso di trent’anni saranno molti i cambiamenti personali e non tutti voluti, cercati, desiderati.

Insieme ai mutamenti di Ernesto, nel film si assiste ad una serie di sfaceli tricolori che vanno dall’assassinio di Aldo Moro alle monetine tirate a Craxi, dalla malasanità criminale fino alla berlusconizzazione all’insegna di spot e sorrisi.

Il protagonista si muove dentro e fuori questo acquario inquinato che é l’Italia dal dopoguerra ad oggi, spesso in compagnia del suo grande amico Giacinto (Ricky Menphis), inguaribile compare della scorciatoia, perfetta incarnazione dell’incapace faccendiere dedito al soldo facile senza lavoro e soprattutto senza vergogna.

I capelli del Fioretti ingrigiscono insieme alla moglie, vera compagna di viaggio, nella rassegnazione coraggiosa ed orgogliosa di una vita dedicata alla normalità, all’esaltazione poco rumorosa del valore assoluto che rappresenta il dietro le quinte, la panchina delle riserve, l’esercito di lavoratori che tutti i giorni prende la metropolitana, si alza e cammina.

E bravo il Veronesi accecato dalla luce della verità che lascia l’incubo del box office per approdare alla qualità.

Il racconto della vita normale di un’autista diventa commedia agrodolce capace di avvolgere lo spettatore da un’atmosfera ricca di significati e di contenuti.

Nessun accostamento pretenzioso con il passato ma riconoscimento di un buon lavoro, scritto bene e recitato ancor meglio da un superlativo Germano ben coadiuvato da Memphis, in parte più che mai con un esilarante monologo in difesa della scelta di aderire a Forza Italia, “diciamolo”, ultimo disperato approdo del suo squinternato personaggio.

Il film scorre bene, ha i tempi ed il tempo giusto, esagera un pochino con il simboleggiare il protagonista a supereroe ma il gusto c’è, e che gusto nel vedere che a volte la capacità di rimanere normalmente normali paga.

Una vita da mediano che alla fine non farà vincere nulla, nessun botto finale non credibile. A questa gara della vita si vince una soffiata sulla torta del figlio, un bicchiere di vino spumante e un giro di televisione, abbracciato alla moglie e aggrappato alla serenità.

Poco? Mica tanto signori miei. E già che ci siamo stasera schiodatevi dal cuscino e andate al cinema a godervi lo spettacolo. Ciak, vita in scena. 

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