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La recensione

Zoran, il mio nipote scemo Sceneggiatura coraggiosa di cui l’Italia ha bisogno

Esordio positivo alla regia per il giovane Matteo Oleotto capace, con “Zoran, il mio nipote scemo”, di ritagliarsi una spazio tra il generale inverno cinematografico tricolore: dal nostro Pap anche un plauso agli attori Giuseppe Battiston e Rok Presnikar.

Titolo: Zoran, il mio nipote scemo

Regia: Matteo Oleotto

Genere: commedia

Durata: 103′

Attori: Giuseppe Battiston, Teco Celio, Rok Presnikar, Marjuta Slamic, Roberto Citran

Voto: sei/sette, sono colpevolmente astemio.

Attualmente in visione: Studio Capitol Bergamo.

Zio Paolo Bressan (Giuseppe Battiston) è un quarantenne che non ha capito nulla della vita, soprattutto della sua. Convinto di aver compreso tutto di quella degli altri, non si diverte affatto dalla mattina alla sera, in compenso beve, beve, e beve ancora ed ogni occasione è buona per farlo. Gioca a dama e giù due bicchieri, a carte, a tavola, se potesse farlo nel sonno non avrebbe problemi, sicuro della netta divisione del mondo alcolico tra alcolisti ed alcolizzati. Il destino gli porta un nipote a altri debiti ereditati dalla zia slovena Anja, morta tra la sua totale indifferenza. Passi per i debiti, triste abitudine di un uomo nato per correr dietro alla bottiglia, ma anche il nipote al seguito sembra essere proprio un fardello insopportabile. Dopo averlo costretto al mutismo, cattiveria che gli evita parzialmente il linguaggio didascalico di Zoran detto Zagor, inizia un percorso di prova che intreccia le cattiverie dello zio con gli sguardi innocenti del ragazzo, curioso degli incontri con l’amore ed il canto. Il Friuli, i canti degli alpini e il vino fanno da sottofondo a questa commedia, opera prima del regista Matteo Oleotto. Finisce con una risata, amara o liberatoria, sincera o inevitabile, decidetelo voi omaggiando il film con la vostra partecipazione.

Inizio con un sincero plauso a chi, coraggiosamente, esce dal seminato dell’usato sicuro per gettarsi con un primo film nel limbo della commedia surreale, agrodolce, direi persino emozionalmente inaccettabile nella sua generale cattiveria. Bravo Oleotto a ritagliarsi una spazio tra il generale inverno cinematografico tricolore. Perchè il personaggio zio Paolo è un vero idiota, cattivo e senza il minimo senso del pudore e l’alcol che ingurgita senza fine addirittura lo migliora, ponendogli rari momenti di lucidità, uno specchio che a brevi tratti racconta la sua inutile vita.

Il regista si muove a suo agio, declinando con ordine e misura tutti i protagonisti e i personaggi di contorno che hanno senso e costituiscono con Paolo e Zoran un coro che non stona. Bravo, bravissimo Battiston che omaggio di accostamento ardito ma per me significativo con alcuni personaggi cinici e spietati interpretati da Alberto Sordi, capace a dispetto della sua fama di attore comico, di interpretare come pochi la cattiveria. Bell’esordio anche per il ragazzo Rok Prašnikar, capace di non risultare macchietta interpretando un nipote apparentemente stolto, ai limiti dell’inverosimile. Riuscita fotografia che a tratti riesce ad evocare un fascino caravaggesco, con un’immagine di un fascio di luce che in realtà oscura l’etilico Battiston.

I difetti? Non bisogna confondere il fatto che un film sostanzialmente triste, nonostante le frequenti risate del pubblico, debba essere necessariamente lento. Il ritmo è importante soprattutto nei film di riflessione e in alcuni momenti, soprattutto della prima parte, avrei fatto qualche “zac” migliorativo per arrivare ad esaltare l’idea.

Nella sicurezza che “Zoran, il nipote scemo” non entrerà nella storia del Cinema, che l’esaltazione corale del festival gondoliero ha premiato un noioso e ripetuto documentario come miglior film e quindi ha intravisto nell’opera di Oleotto un capolavoro, che Zalone ha raccomandato di andare a vedere questo film (ndr. appena usciti dal suo), e infine che l’Italia ha bisogno di sceneggiature, idee e scritture simili a queste come ossigeno, spingo e sostengo il giovane regista e gli altri tre sceneggiatori nell’esortazione a continuare il loro viaggio. Perchè dopo un esordio positivo un altro film ve lo chiederanno e signori, comincia il bello. W il Cinema e il cinema pieno di spettatori.

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