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Maxi inchiesta in Procura smaschera illeciti e truffe di 21 carabinieri - BergamoNews
L'indagine

Maxi inchiesta in Procura smaschera illeciti e truffe di 21 carabinieri

La maxi inchiesta partita nel 2009 grazie alle denunce di alcuni pazienti raggiunti a casa in modo “sospetto” da consulenti di agenzie di recupero indennizzi si è conclusa nei giorni scorsi: sono 49 le persone indagate dalla procura di Bergamo, di cui 21 carabinieri, per furto, truffa, corruzione, abuso d’ufficio, favoreggiamento e peculato.

Si è conclusa nei giorni scorsi una maxi inchiesta partita nel 2009 e coordinata dal pubblico ministero Franco Bettini che ha portato a 77 capi di incolpazione e 49 persone indagate, di cui 21 carabinieri.

L’indagine parte da Seriate, grazie all’Azienda Ospedaliera Bolognini: alcuni emissari di agenzie specializzate nel recupero indennizzi fanno visita a domicilio ad automobilisti rimasti feriti in incidenti stradali senza essere stati contattati dai diretti interessati.

Le denunce dei pazienti fanno scattare l’inchiesta della procura di Bergamo che si avvale anche di intercettazioni telefoniche: secondo l’accusa i dati alle agenzie, in particolare alla Cis di via Paleocapa a Bergamo, arrivano grazie alla collaborazione di alcuni infermieri del pronto soccorso degli Ospedali Riuniti, di Alzano, Ponte San Pietro, Seriate e Treviglio, e da quello dell’Humanitas Gavazzeni. Lunghe liste di nominativi che indirizzano i consulenti a casa dei feriti per proporre aiuto nel recupero dell’indennizzo dovuto promettendo, in cambio di una percentuale del 10%, somme maggiori.

Dalla perquisizione della casa e dello studio di Gilberto Donghi, il principale consulente della Cis, le Fiamme Gialle recuperano i nominativi dei feriti, risalendo poi ai collaboratori di cui la società si avvaleva all’interno degli ospedali: identificati e denunciati per rivelazione del segreto d’ufficio alcuni confessano di essere stati “assoldati” dalla Cis quando, a seguito di incidenti stradali, ne erano stati a loro volta clienti. A loro, in cambio dei nominativi, andava un compenso di 100-150 euro mensili.

Indagando sul fronte degli incidenti, però, l’inchiesta allarga i propri orizzonti: le intercettazioni telefoniche permettono di arrivare ad altri reati che coinvolgono 21 militari dell’Arma dei Carabinieri, soprattutto appartenenti alla compagnia di Zogno. Soldi sequestrati e poi spariti, falsificazione di orari di servizio, omesse denunce, indagini private dietro compenso, utilizzo dell’auto di servizio a scopi personali e patenti di guida “risparmiate”.

A Zogno la vicenda si macchia anche di sangue, con due suicidi: nel 2010 si toglie la vita nel suo ufficio in caserma Pierluigi Gambirasio, brigadiere del nucleo operativo radiomobile di Zogno e nel 2012 Silvana Sonzogni, imprenditrice e convivente dell’allora comandante della compagnia zognese Filippo Bentivogli, a sua volta indagato per aver rivelato segreti d’ufficio e per omessa denuncia di alcuni reati.

L’indagine, dalla valle, arriva a coinvolgere anche alcuni agenti delle compagnie di Bergamo e, in particolare, Seriate dove tre carabinieri vengono accusati di favoreggiamento per aver aiutato due consulenti della Cis a dribblare le indagini sul passaggio di dati che uscivano dagli ospedali.

La chiusura dell’indagine, dopo quattro anni, è arrivata nei giorni scorsi: ai 49 indagati il pm contesta reati che comprendono truffa, furto, abuso d’ufficio, corruzione, favoreggiamento, peculato e rivelazione del segreto d’ufficio.

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