Confronto Alborghetti-Riva “Basta correnti nel Pd” “Dignità ai tesserati”
Massimiliano Alborghetti è un candidato deciso, pronto a tutto. Gabriele Riva è temporeggiatore. Aspetta il momento giusto e risponde con stoccate precise. Il primo ha la consapevolezza dello sfidante che ha poco da perdere, il secondo l’esperienza di quattro anni a capo della segreteria provinciale di un Pd bergamasco che cerca di rinnovarsi in vista delle sfide elettorali del 2014. Chi vincerà?
Massimiliano Alborghetti è un candidato deciso, pronto a tutto. Gabriele Riva è temporeggiatore. Aspetta il momento giusto e risponde con stoccate precise. Il primo ha la consapevolezza dello sfidante che ha poco da perdere, il secondo l’esperienza di quattro anni a capo della segreteria provinciale di un Pd bergamasco che cerca di rinnovarsi in vista delle sfide elettorali del 2014. Chi vincerà? Mai come quest’anno il pronostico è poco indicativo. Perché votano solo gli iscritti, perché la battaglia nazionale c’entra solo in parte con quella locale, perché i dibattiti sono stati concentrati in poco più di una settimana. Il confronto organizzato al centro sociale della Malpensata, in via Furietti, si è concluso con un sostanziale pareggio. Tutto come da copione di una recita a soggetto a cui i due sfidanti si presteranno più volte nelle serate da qui al 27 ottobre.
Il pubblico è quello delle grandi occasioni. In sala ci sono i parlamentari Antonio Misiani ed Elena Carnevali, il consigliere regionale Jacopo Scandella, il capogruppo a Palafrizzoni Sergio Gandi e un Giorgio Gori sempre presente e attento a tutto quello che si muove dentro al Pd. Dopo una breve introduzione dei due progetti, scandita dal timer da cucina sfoderato dal moderatore Nicola Eynard, Alborghetti attacca a testa bassa: “Mi pongo in forte discontinuità con la gestione Riva – è l’esordio del sindaco di Scanzorosciate -. Il partito deve essere un mezzo, non un fine per raggiungere obbiettivi personali. Dobbiamo accorciare la distanza tra chi parla e chi fa sintesi da chi alla fine prende le decisioni. Serve una segreteria che non dia incarichi per occupare posti. Abbiamo come stelle polari gli “istituzionali”, ma non guardiamo i nostri militanti. Guardiamo al basso, partiamo da loro. Come? La parola d’ordine è fare, discutere, mobilitare, essere scomodi quando serve”.
Riva insiste invece sull’idea “di comunità politica, che cresce nella discussione. Il Pd in prima persona plurale, al centro della scena con una pluralità di forze. Dobbiamo vincere non solo per mettere delle bandierine, ma per cambiare realmente le cose”. Tra gli argomenti più spinosi c’è la gestione delle correnti. “Gabriele ha fatto da equilibrista tra le correnti che hanno bloccato il partito – spiega Alborghetti -. Dobbiamo partire dai militanti, premiare i talenti, non dare posti a questo o quello in base a criteri diversi dalla meritocrazia”. “Sono per le correnti di idee, discutiamo di quelle – risponde Riva -, altrimenti continuiamo a contarci e non contiamo”.
Un altro tema delicato sono le regole del congresso. Alborghetti avrebbe voluto allargare il bacino anche agli elettori. “Era meglio coinvolgere quelle 40 mila persone che hanno votato alle primarie dell’anno scorso. Non dovevamo perdere quel patrimonio”. Per Riva invece il voto degli iscritti serve per “ridare dignità a chi si riconosce in questo partito. Se chiediamo loro solo di fare i seggi delle primarie, e non discutere di politica, non andiamo lontano”.





