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Alessandro Mendini, il famoso designer fra classico e postmoderno

Il maestro del design italiano è stato protagonista di una mostra a Palazzo Moroni e di una conferenza in cui ha spiegato il proprio stile. Ad ammirare la sua esposizione e ad ascoltare le sue parole un numeroso pubblico che ha riempito il salone di Porta Sant’Agostino in Bergamo alta.

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“Avere con noi Alessandro Mendini, uno dei più prolifici ed ammirati maestri del design italiano per me è un motivo di grande soddisfazione: è come se un ragazzino si trovasse di fronte una grande star del rock”. Con queste parole Giovanna Ricuperati, in rappresentanza della segreteria organizzativa di DimoreDesign ha salutato l’arrivo dell’architetto Alessandro Mendini, ospite della serata di mercoledì 25 settembre, organizzata all’interno del Tour delle Dimore storiche di Bergamo. Mendini è stato protagonista di una mostra, allestita a Palazzo Moroni, seguita da una conferenza, tenuta nel salone di Porta Sant’Agostino davanti a un numeroso pubblico, in cui ha spiegato le idee che hanno animato la composizione della sua esposizione e lo stile che lo distingue. Ha affermato: “L’esposizione di Palazzo Moroni è una piccola raccolta di oggetti molto diversi fra loro, diversi in tutti i sensi, per tipologia, caratteristiche e stile. Per esempio, ho spaziato da una lampada molto particolare, di vetro e bronzo, a un divano realizzato con legno dell’Amazzonia in Brasile. In totale sono 12 oggetti, di cui uno è un tappeto arrivato dal Nepal, che funge da zattera, sulla quale sono posizionati gli altri oggetti, e che si propone come richiamo al titolo “Design alla deriva”. Il significato di queste parole si presta a una duplice interpretazione. La prima, fa riferimento al fatto che gli uomini sono vagabondi, che gli artisti si trovano alla deriva, come se si trovassero su una zattera. La seconda, invece, indica che la nostra società oggi fatica a dar vita a progetti a lungo termine non tanto per la crisi economica, ma per una crisi di identità dell’umanità. Chi progetta, soprattutto i giovani, non sa verso quali caratteristiche architettoniche, stilistiche, sociali e politiche rivolgersi. Le persone non sanno dove andare: non è una situazione critica ma criptica,un gioco non enigmatico ma enigmistico”.

Creativo e poliedrico, il famoso designer vanta una lunga carriera, costellata da tanti premi e riconoscimenti, in Italia e all’estero. Ha dichiarato: “Mi occupo di design da oltre 40 anni e, nei moltissimi progetti e opere realizzate ho utilizzato stili e linguaggi differenti, spaziando dal classico al postmoderno, utilizzando sia materiali tradizionali sia più evoluti”.

Direttore di tre riviste di architettura – “Casabella” (1970-1976), “Modo” (1977-1981) e “Domus”(1980- 1985; 2010- 2011) – ha sempre saputo intercettare le nuove tendenze nel design utilizzando tecniche diverse. Lo si potrebbe definire un autore contemporaneo ma classico. Ha precisato: “Ho sempre apprezzato i modelli classici in quanto sono rigorosi, anche se, talvolta, rischiano di essere troppo rigidi. Una rigidità che viene superata nel modernismo che, però, spesso è eccessivamente legato alla tecnica. Invece, il postmodernismo cerca la poesia”.

A distinguerlo è uno stile coinvolgente. L’architetto ha sottolineato: “Per me la collaborazione è molto imporante nella realizzazione di un progetto. Questa sensibilità, probabilmente, nasce dall’esperienza da direttore di tre riviste, per 5 anni ciascuna, vissuta in totale per 15 anni. È stato un periodo in cui ho potuto dedicare solo parte del mio tempo alla predisposizione di progetti, ma che mi ha dato molto e, per questa attività, relazionarsi con gli altri è fondamentale. Dirigere una rivista, infatti, è come dirigere un’orchestra, come fare design: si parte da un meta progetto dei contenuti e si riempiono alcuni spazi mentre altri se ne lasciano vuoti e altri li riempiranno. Partendo da un’idea, ci si confronta e il contenuto viene definito insieme, bisogna trasformare un progetto in moltiplicazione di idee e di cervelli”.

Non mancano i progetti per il futuro, a cominciare dal prossimo futuro e da progetti che lo vedono già impegnato. Il designer conclude: “Sto lavorando su diversi fronti, dall’oggettistica ai piani urbanistici. In modo particolare, sto realizzando progetti in Italia, in Brasile, in Cina e in Corea, utilizzando sia tecniche più antiche sia all’avanguardia”.

Paolo Ghisleni

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