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Trescore

Eleonora caduta sul lavoro Le lacrime del fratello, presidente delle Ferrovie fotogallery

Luigi Francesco Cantamessa, presidente della Fondazione Ferrovie dello Stato, fratello di Eleonora, la ginecologa travolta e uccisa da un’auto, mentre stava prestando i soccorsi ad un ferito afferma: “Mia sorella è una caduta sul lavoro, è morta sul suo fronte: quello del lavoro che lei considerava una missione”.

Era accanto alla madre Mariella quando hanno sollevato il telo sul ciglio della provinciale 91 a Chiuduno per riconoscere il cadavere della sorella Eleonora.

“È stato un momento straziante, non lo auguro a nessuno” confida tra le lacrime. Eleonora Cantamessa, 44 anni, ginecologa al Sant’Anna di Brescia e con uno studio a Trescore, domenica sera si era fermata a prestare soccorso ad un uomo ferito in mezzo alla strada.

“Era tornata indietro con l’auto, non sapeva chi fosse quell’uomo, uno sconosciuto, ma aveva capito che era ferito e doveva aiutarlo” racconta tra le lacrime Luigi Francesco Cantamessa, 36 anni, ingegnere e presidente della Fondazione Ferrovie dello Stato. A lui il compito di accompagnare la madre sulla scena della tragedia, tra i lampeggianti delle ambulanze, i carabinieri che cercano di ricostruire la dinamica e il traffico che scorre lento con gli automobilisti che rallentano per vedere che cosa è successo.

“Sono stati momenti interminabili” aggiunge, poi tra un singhiozzo e l’altro si fa coraggio: “Devo parlare, devo dirlo perché il nostro Paese che è in grande crisi, ma deve sapere che ci sono persone come mia sorella: grandi italiani. Eleonora è una caduta sul lavoro. Che cosa fanno i caduti? Non si esentavano dal loro dovere. In quel momento per lei il dovere era chinarsi su uno sconosciuto, ferito, moribondo e prestare soccorsi con i pochi attrezzi che portava con sé in auto. Stava facendo il suo dovere quando un delinquente, un fondo di galera, l’ha travolta ad altissima velocità”.

Un momento di silenzio. Poi Luigi si schiarisce la voce e riprende: “Gli italiani devono sapere, non è possibile che un medico che presta soccorso venga travolto ed ucciso così. Mia sorella è morta sul suo fronte: quello del lavoro che lei considerava una missione. Sia ben chiaro, questo è non stato un incidente. È un omicidio dei più feroci, contro natura: ammazzare un medico che sta prestando soccorso”.

Le parole lasciano spazio ancora al silenzio, carico di dolore e incredulità per quanto è successo. Poi la fede che prende il sopravvento: “Se questo non è Vangelo, mia sorella davvero così: altruista. Sono sicuro che ora è vicino alla luce, un angelo portata tra gli angeli. Aveva un’abnegazione per il proprio lavoro che andava oltre ogni timore – prosegue Luigi –. È stata uccisa da un immigrato, proprio lei che ha aiutato centinaia di donne immigrate a partorire. Nel suo studio qui a Trescore, fino alle 18 riceveva le pazienti, poi visitava le donne immigrate che non potevano permettersi una visita dal ginecologo. Per ripagarla le portavano una torta o un oggetto di poco valore, ma a lei bastava. Per non parlare delle ragazzine, si sa per una giovane andare dal ginecologo le prime volte è un po’ imbarazzante, ma tutte venivano da lei per parlare, chiedere consigli, aiuti. Era un po’ la loro amica, anzi per molte la sorella maggiore. Ha aiutato tutti, non poteva morire così. È davvero caduta sul fronte per il suo gran cuore”.

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