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Addio Lucchini, re dell’acciaio e patron di Lovere Sidermeccanica

Si è spento a 94 anni Luigi Lucchini, che fu presidente di Confindustria. E' stato in provincia di Bergamo il suo ultimo exploit da imprenditore: con la riacquisizione della Sidermeccanica di Lovere che aveva ceduto ai russi di Severstal e che invece nel 2007 riacquistò al cento per cento.

E’ stato in provincia di Bergamo il suo ultimo exploit da imprenditore: con la riacquisizione della Sidermeccanica di Lovere che aveva ceduto ai russi di Sevesstal e che invece nel 2007 riacquistò al cento per cento.

Si è spento domenica, a 94 anni, Luigi Lucchini. Decano della siderurgia italiana, è stato protagonista, attraverso la siderurgia, della ricostruzione di un Paese distrutto dalla guerra, portando il gruppo da lui guidato ai vertici economici europei e mondiali.

Nato il 21 gennaio 1919 a Casto, in provincia di Brescia, figlio di un artigiano che lavorava il ferro, nell’immediato dopoguerra ha iniziato la propria attività nell’officina paterna in Val Sabbia.  

Nel secondo dopoguerra, però, realizza già i primi ampliamenti dell’azienda di famiglia, installando un piccolo laminatoio per la produzione di tondo per cemento armato. La crescita del gruppo continua anche nei decenni successivi, passando dalla dimensione artigianale a quella industriale con nuovi laminatoi e i primi forni elettrici. Anni di lavoro duro se è vero che, come raccontava lo stesso Cavaliere, le prime ferie le fece a 50 anni.

Ma è negli anni Settanta e Ottanta che il gruppo conosce la sua vera stagione di espansione. Prima con l’acquisizione dell’impianto di Lovere, in provincia di Bergamo (la prima privatizzazione dello stato italiano), poi con le ferriere di Piombino e le acciaierie di Servola (entrambe a ciclo integrale), oltre agli impianti in Francia e Polonia.

Parallelamente il gruppo si specializza in produzioni a maggior valore aggiunto, rivolgendosi ai mercati dell’industria petrolchimica, dell’energia, delle infrastrutture, dell’utensileria, dell’industria aerospaziale e della meccanica fine. Nel frattempo, cresce anche la leadership dell’imprenditore. Nel 1975 viene nominato Cavaliere del Lavoro: sono gli anni in cui muove i primi passi nella finanza.

Negli anni successivi, in diversi periodi, entra nel Cda di Banca Commerciale Italiana (di cui diviene presidente), Montedison (presidente), Assicurazioni Generali (di cui diviene membro del Comitato Esecutivo), Abi, Eridania Bèghin Say, Mediobanca, Olivetti e Gemina.

Oltre a queste attività ricopre anche le cariche di presidente della Associazione industriale bresciana (1978-83) e presidente di Confindustria (1984-88).

Infiniti, tra chi l’ha conosciuto, gli aneddotti riconducibili al Cavaliere, che a Brescia si vantava di «investire in scioperi», ma che instaura, da leader degli industriali, ottimi rapporti con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Lama, Carniti e Benvenuto): è sotto la sua presidenza che si giunge al referendum sulla scala mobile.

Nella seconda metà degli anni Novanta le difficoltà dell’acciaio colpiscono anche il gruppo Lucchini, costretto a cedere alcuni stabilimenti ai francesi di Usinor. Nel 2005, dopo una fase di ristrutturazione, viene ceduto il 62% del gruppo Lucchini ai russi di Severstal. L’azienda guidata da Alexei Mordashov sale quindi all’80% e i centri decisionali si allontanano da Brescia.

Nel 2010 l’abbandono definitivo: Luigi Lucchini annuncia l’addio alla carica di presidente onorario del gruppo. Ma non è un addio definitivo alla siderurgia: nel 2007 la famiglia ha ricompra da Severstal il 100% di Sidermeccanica (a Lovere), mantenendo ancora oggi un impegno diretto nel mondo dell’acciaio.

La camera ardente è allestita nell’abitazione bresciana in via Oberdan 1, i funerali saranno mercoledì alle 10.30 al Duomo di Brescia.

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