Scuola

Il Classico non è di moda La fuga dal liceo degli studenti bergamaschi

Trescore è sulla via della chiusura con le ultime due classi, poi resteranno solo tre licei classici pubblici in tutta la provincia: al Sarpi c’è un calo del 10% anche se mantiene sei classi, Treviglio si riduce ad una sola classe contro le due di tre anni fa e Lovere regge, con una sola classe, grazie al dirottamento degli studenti da Breno, in Val Camonica.

È Classico, ma agli studenti non piace. È il liceo per eccellenza che in Bergamasca, come a livello nazionale, vede ridursi ogni anno gli iscritti. Se nel 2007 si contavano oltre 65 mila matricole, la prossima campanella suonerà per 31.500 iscritti. La Bergamasca si allinea e dimostra che quattro poli per i licei classici sono troppi: Trescore sta andando verso la chiusura, ormai da tre anni non ci sono più iscrizioni per una scelta di razionalizzazione delle risorse. Lovere regge: una sola classe con 30 studenti, ma bisogna considerare che confluiscono sul liceo Decio Celeri dell’Alto Sebino anche iscritti che arrivano dalla Val Camonica dopo la chiusura del liceo di Breno. Al “Paolo Sarpi” di Bergamo si contano ancora sei prime, 150 studenti in tutto, anche se c’è un calo del 10/12 per cento. Treviglio non brilla: se tre anni fa contava due classi, il prossimo anno scolastico si apre ancora con una sola ginnasio. Poi ci sarebbero i licei privati, il Sant’Alessandro a Bergamo e i Salesiani a Treviglio, anche se tengono non rubano certo iscritti ai licei statali. 

Le cause? Lo abbiamo chiesto a docenti e presidi dei licei. Ecco le loro analisi.

“Noi siamo stabili su una sola classe di trenta alunni, anche se le richieste di iscrizioni erano 33 e così tre studenti li abbiamo indirizzati su altri istituti o licei – afferma Francesca Botticchio, vicepreside del Decio Celeri di Lovere –. Anche se bisogna precisare che a Trescore si sta chiudendo il classico con le ultime due classi e Breno, in Val Camonica, ha già chiuso. Il liceo classico rimane un’offerta valida, ma forse andrebbe sostenuta la politica della formazione a lungo periodo. Una formazione che poi nella vita aiuta moltissimo in tutti i campi che si intendono affrontare”.  

"La crisi economica non invita ad investire sulla formazione a lungo termine, si preferisce puntare su un’istruzione più legata al lavoro – osserva Vincenzo Cubelli, vicepreside del liceo Paolo Sarpi di Bergamo –. Anche se la formazione che offre il liceo classico apre molte opportunità sia umane sia professionali. La riduzione degli iscritti è dovuta a diversi fattori, dalla riduzione degli investimenti alla valorizzazione della scuola e della cultura in generale, e poi c’è la decorosa incapacità italiana della scuola stessa di rinnovarsi nelle sue possibilità didattiche. Da una parte occorre modificare e applicare gli strumenti didattici, dall’altra occorre utilizzare le nuove strumentazioni in modo innovativo per trasmettere un sapere che può apparire antico, ma che dà una formazione che è la base per proiettare l’uomo sul futuro”. C’è poi un dato che Cubelli rimarca: "Se in Lombardia il 6% degli studenti diplomati alle scuole medie sceglie il liceo classico, a Bergamo la percentuale scende al 2.21%. Un dato che evidenzia molto la poca considerazione che viene riservata ad un certo tipo di istruzione".   

Mauro Messi, docente di latino e greco al liceo Sarpi si spinge anche oltre: “In un periodo di crisi occorrerebbe investire maggiormente in una formazione di lungo periodo. Il classico offre un’istruzione completa che permette alle persone un’analisi, un’apertura mentale e una capacità di risolvere problemi e situazioni complesse. Purtroppo, nell’era del tutto e subito, del guadagno facile ed immediato, risulta una scelta controcorrente anche se sarebbe invece l’ideale da perseguire”.

Sulla stessa linea c’è anche Patrizia Pilato, collaboratrice della preside del liceo classico Simone Weil di Treviglio: “Si preferisce puntare su saperi specialisti anche se parziali, rispetto ad una formazione completa della persona. Bisogna osservare che la fuga dal classico da parte degli studenti trova rifugio in altri licei umanistici perché hanno programmi e materie più appetibili e sembra, e sottolineo sembra, offrano una preparazione più moderna. Forse le colpe sono anche degli insegnanti dei licei classici e dei loro studenti: i primi non sponsorizzano le potenzialità che offre questo tipo di corso di studi, i secondi non sono grati per ciò che hanno ricevuto. Questi studi possono apparire vecchi, superati, ma sono moderni e futuristici anche per chi li insegna perché ritrova sempre una grande vitalità. Forse potremmo togliere l’ansia del classico offrendo maturità che non si incaglino sempre su traduzioni complesse e liberare così altre energie”.

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