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A caccia di laghi alpini per scoprirne uno piccolo e quasi caraibico: Tenno

Quarto appuntamento con la rubrica "Fuori porta" curata dal prof Marco Cimmino, che questa volta ci accompagna a caccia di laghi alpini con una piacevole e singolare scoperta. Meno noti e più caratteristici, balneabili e poco frequentati sono un vero ristoro per lo spirito e per il corpo. Basta davvero conoscerli. Eccone una piccola guida.

Quarto appuntamento con la rubrica "Fuori porta" curata dal prof Marco Cimmino, che questa volta ci accompagna a caccia di laghi alpini con una piacevole e singolare scoperta. Meno noti e più caratteristici, balneabili e poco frequentati sono un vero ristoro per lo spirito e per il corpo. Basta davvero conoscerli. Eccone una piccola guida. 

 

di Marco Cimmino

Il mare, per quanto meraviglioso, può essere inquietante, quando monta con la sua furia grigioazzurra, quando ingorga le scogliere e copre i moli: il lago è molto più domestico, meno avventuroso ed esotico.

Il lago è casa nostra: un mare in sedicesimo, per gente di piana e di monte come noi. Niente di meglio di una gita al lago, se ti vuoi rilassare, se desideri ricaricare le batterie e sentirti scorrere la brezza sulla faccia. Onde percorrere rive lacustri che non siano afflitte da frotte di gelatanti e, magari, bagnarti in acque meno torbide del consueto, ti suggerisco un itinerario circolare, abbastanza breve da non annoiarti, ma di sicura soddisfazione per l’occhio, per le estremità (se le metterai in ammollo) e per il gastrico.

Partirai, dunque, come simulando una spedizione delle più ovvie, fingendo una puntata al Garda: ben presto, però, abbandonerai la Gardesana, imboccata a Brescia Est, e l’esercito dei gitanti indomenicati, che si spargono tra Salò e Gardaland, e dirigerai lungo la val Sabbia, risalendo il Chiese. Dopo Lavenone, peculiare per i suoi murales d’epoca fascista, che conservano pittoreschi sgarbi all’ortografia, comincerai il tuo periplo alla ricerca del lago perfetto.

Comincerai con quello d’Idro, che ti accoglierà con una ridente insenatura, a Pieve, per trasformarsi rapidamente in un Loch Ness lombardo, lungo e profondo, fino a ritornare Chiese, in terra tridentina, al Caffaro.

Lungo la via, se credi, potrai visitare la Rocca d’Anfo: bizzarro fortilizio multipiano, edificato sul crinale del monte, tra l’epoca dei Visconti e quella del Bonaparte. Imboccherai, poi, la bella valle di Ledro, sfiorando l’Ampola, e le memorie garibaldesche del ’66: il secondo lago è quello che dà il nome alla valle, placido e chiaro, dalle rive basse e ricche d’erbe. A destra e a sinistra, tra il Tremalzo e la val Concei, ti sovrasteranno le cime che videro la guerra, immortalate dal diario di Felix Hecht, sfortunato e romantico tenentino dei Kaiserjaeger.

Per la via del Ponale, l’alto Garda ti balzerà incontro, con la violenza della sua luce: goditi il superbo panorama e, se senti il bisogno di una pausa, recati a Riva, ammirane il castello e siedi in uno dei bei locali rivieraschi a sorseggiare un caffè, a mangiare un gelato. Di lì, sali verso il passo del Ballino, e troverai uno dei più caraibici tra i laghi italiani: il piccolo e bellissimo lago di Tenno.

Lo vedrai giù giù, alla tua destra salendo, come un turchese incastonato nella conca. Lì un bagno è fortemente raccomandabile: la balneazione è libera. Altrimenti, prendi l’altra strada, che, attraverso Arco e Dro, il paese delle susine, ti condurrà alla bellissima valle dei laghi: i laghi di Cavedine, Toblino, Santa Massenza e i due splendidi laghi di Lamar, a Monte Terlago, proprio sotto la Paganella, sono le gemme di questo formidabile diadema.

Quando, percorse le vallene, arriverai ai Lamar, penserai di esserti perduto in un sogno antico, in cui ancora la natura e le cose offrivano colori e profumi incontaminati: bagnati tranquillamente nel più piccolo e bello dei due laghi, perchè l’acqua non è affatto fredda e, comunque, un bagnino vigila sulla gente. La valle dei laghi, com’è bella: soltanto i due castelli principali, quello di Toblino e quello di Madruzzo, valgono il viaggio. Lì si coltiva la nosiola, lì si distillano grappe eccezionali, che i Poli di Santa Massenza hanno reso leggendarie.

Fermati dove vuoi, in questa circumnavigazione a ruota libera: dovunque tu sia lontano dal fracasso e dalla calca troverai buon cibo e cose semplici e piane. Puoi percorrere tutto l’itinerario, oppure sceglierne soltanto una parte: per esempio, uscire dall’autostrada a Rovereto sud e raggiungere Riva, passando dagli interessanti forti di Nago. Oppure limitarti alla prima parte del tragitto.

Io, comunque, ti consiglio caldamente di toccare tutte queste mete in un’unica soluzione: tornerai a casa, magari, un po’ stanco, ma sicuramente appagato, con gli occhi pieni di sole e del profumo del lago.

Che è tanto diverso da quello del mare.

Commenti

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  1. Scritto da oscar zanardi

    ad anfo c’e’ da non perdere “il sentiero dei murales”fatto dal Gruppo amici della miniera,immagini su ceramica di vita dei minatori del paese e immagini di vecchi lavori passati.Un sentiero indelebile che racconta con immagini di un tempo la vita fatta di sacrifici e di sofferenze dei nostri padri.