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La dittatura argentina, i segreti di un padre Riecco Patricio Pron

Autore già di tre raccolte di racconti e di cinque romanzi, Pron con "Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia" si dedica con molta energia a quel rapporto tra generazioni che è stato raccontato spesso in letteratura; nel suo caso tra le nuove generazioni argentine e i propri genitori.

Titolo: Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia

Autore: Patricio Pron

Pag. 197; 16 euro

Non so se avete mai sentire parlare della rivista Granta: è uno storico magazine di nuove scritture fondato nel lontano 1889 da alcuni studenti di Cambridge che ha vissuto stagioni gloriose pubblicando i primi scritti di autori quali Sylvia Plath e Ted Hughes. Da qualche tempo esiste fortunatamente una edizioni tutta italiana la cui direzione è stata affidata a Walter Siti, fresco vincitore del Premio Strega.

Questa introduzione per raccontarvi non di Granta, che potrete acquistare liberamente o visitarne il sito www.grantaitalia.it, ma di un autore inserito quest’anno dalla stessa rivista come uno tra i venti migliori di lingua spagnola. Patricio Pron. Mai sentito. Sì, d’accordo mai sentito, ma sarebbe davvero un peccato non averlo sul comodino. L’editore Guanda l’ha preso e tradotto per pubblicare ad aprile scorso il suo ultimo libro dal titolo "Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia".

Autore già di tre raccolte di racconti e di cinque romanzi, Pron si dedica con molta energia a quel rapporto tra generazioni che è stato raccontato spesso in letteratura; nel suo caso tra le nuove generazioni argentine e i propri genitori che hanno vissuto direttamente e da vicino la dittatura nel loro paese.

In Inghilterra Pron è stato pubblicato da Faber&Faber con enorme successo di critica, in Francia è accaduto lo stesso con l’editore storico di Maupassant e Zola ovvero Flammarion, in America è uscito invece per Knopf; niente male per un giovane talento che, dalle notizie che arrivano, ha sempre scritto principalmente racconti producendo dal 1998 ad oggi ben quattro antologie. Quattro capitoli suddivisi in diversi pezzi numerati di diversa lunghezza che consegnano al lettore uno stile davvero particolare; molto diretto, Pron parla, racconta: il libro quasi prende la forma di un giallo (che il libro non è) tanto da arrivare ad un finale pieno, senza perdite di colpi e di tempi degno di un romanzo di un autore maturo e capace. E’ evidentemente autobiografico: Pron ha abitato in Germania, conosce bene la lingua e traduce, per mestiere, libri dal tedesco allo spagnolo.

Il protagonista ha abitato in Germania e dopo otto anni decide di tornare in Argentina per salutare il padre in fin di vita. Scopre una serie di cartelle del padre piene di appunti, fotografie e materiale sul conto di un uomo, un certo Burdisso, scomparso tempo prima il cui corpo viene ritrovato in fondo ad un pozzo. "Nella cartella seguivano due lettere di lettori indirizzate a El Trébol Digital, la prima firmata da una donna che si chiamava Bianchini e la seconda scritta da una bambina di dieci anni (…) una settimana dopo venne pubblicata la notizia di una mobilitazione in cui quarantadue persone avevano chiesto la condanna per gli assassini: nelle foto che seguivano non riconobbi mio padre".

Chi era Alberto Burdisso e perché è stato ucciso? Un gioco narrativo audace e pieno di rimandi al periodo buio della dittatura, al coinvolgimento nell’ombra di persone impegnate a cercare sempre la verità sapendo di rischiare la vita o di mettere a repentaglio il destino della propria famiglia. Quello era il terrore quotidiano. Pron è originale, la sua scrittura ha ritmo, peso e spessore. Si pone domande, rischia come il suo protagonista e evidenzia una necessità: quella del dialogo tra generazioni, sempre. Molti giovani autori argentini hanno scelto di trattare l’argomento desaparecidos in questi ultimi anni, è vero; Patricio Pron vuole, con il suo romanzo, cercare, scavare e scoprire attraverso una vicenda di cui realmente si hanno tracce, il confronto con il padre e la madre e la loro militanza e soprattutto cosa era la dittatura quando lui aveva solo tre anni.

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